Impiegare i timbri cangianti dell’elettronica per esprimere sentimenti intimi e tratteggiare atmosfere oblique non è certo cosa nuova. Ma pur rientrando nel campo della musica strumentale, “Euphoria” è un disco che “parla”: dirompenti beat e setate partiture digitali si avvolgono in un continuo abbraccio, mentre inintelligibili pezzettini di sample vocali sono quanto basta per iniettare qua e là un’eco inusitatamente lirica. Con pochi tratti distintivi e un elegante minimalismo di fondo, “Euphoria” è un disco sicuramente di ultra-nicchia, ma che sa comunicare su più fronti.
Certo, resta da domandarsi come la misteriosa producer francese Dylan Dylan percepisca davvero il concetto di “euforia”, perché la palette espressiva qui impiegata è a dir poco umorale – per non dire sinistra, in certi frangenti. Ma anche questo ossimoro sembra far parte di un gran piano compositivo capace di guardare oltre all’impianto da dancefloor: “Euphoria” cavalca una sottile linea tra tech-house, ambient ed elettronica e la totale assenza di un contesto autobiografico dà modo alla sola musica di esprimersi a piacimento. L’ascoltatore è quindi protagonista in prima persona e ogni suggestione è lecita.
Sulle prime, una serie di fluttuanti cavalcate sganciate a ritmo sostenuto mostrano un gusto quasi outsider; “The Walk Through The Park” monta folate di synth su un concitato breakbeat reminiscente del “Resonant Body” di Octo Octa, avvolgendo questa passeggiata nel parco con un manto di nuvole e vapore. In un battibaleno, siamo dentro al cuore del lavoro: i quasi sette minuti d’imperscrutabile tech-house di “Charonne”, e gli oltre sette di “Hope You Will Find Peace”, inscenano un magma fosforescente di intricate filigrane digitali per un ascolto dove il corpo forse sta fermo ma la mente spazia ben oltre l’orizzonte. E poi c’è “I Got A Feeling”, che sulle prime pare quasi un french touch alla Etienne De Crecy, salvo poi instaurare un introverso dialogo techno.
“Interlude #1” e “You” rallentano il corso del lavoro, tra vischioso trip-hop e downtempo di periferia come una Thievery Corporation in cammino con i Bowery Electric. Siamo affondati nel lato B, insomma: “Altered Ego” si fa angosciante, “Where Have You Been” prova a rialzare vagamente il ritmo da sotto un’estasi filo-etnica anni 90 stile FSOL e “Lootus” conclude il viaggio su un lacrimevole giro d’accordi tessuto al piano elettrico come fosse un Enigma.
L’uscita sul marchio Shall Not Fade, di base in quel di Bristol, colloca “Euphoria” in quella cerchia autoreferenziale di dj e manipolatori digitali che si muove quasi esclusivamente online e appare pure restìa alla comunicazione col resto del mondo. Dylan Dylan evidentemente va a nozze con tale attitudine e il suo lavoro fa fede.
Rimane all’ascoltatore la possibilità di intraprendere un sentiero imbattuto fatto di ritmi avvolgenti e suggestioni epidermiche, tre quarti d’ora di materia elettronica che viaggia nell’etere e scava nel subcoscio con grazia sibillina. Un ascolto apparentemente dedicato a nessuno e pertanto capace di mostrare un raggio d’azione universale.
22/02/2022