Ghais Guevara

There Will Be No Super-Slave

2022 (autoprodotto) | hardcore-hip-hop, chipmunk-soul

Stomp a nazi in my Prada
Swear we everything you not
All the shootas in Valhalla
Watchin all they children smile
Swear that vengeance finds their way
Thru inner workings of jihad

"Just killed a cop, now I'm horny": Jaja Gha'is Robinson alias Ghais Guevara apriva con questa citazione di JPEGMAFIA il suo esplosivo mini-album "BlackBolshevik" (2021), otto brani di hardcore-hip-hop aggressivo, denso di sample e versi politicizzati. L'incrollabile intensità di quell'esordio e la sua tendenza al glitch, il pitch-shift, e all'integrazione di beat variegati giustificano l'attesa per questo primo album, sin dal titolo altrettanto agguerrito: "There Will Be No Super-Slave". Ghais Guevara ha il totale controllo creativo: è il principale produttore ed emcee e figura anche come addetto al mixing e alla masterizzazione.

 

Ai primi ascolti è necessario dividere l'attenzione tra il sound complesso che viene messo su e il dinamico rap sfoggiato nei brani, con i suoi messaggi che costringeranno molti alla lettura dei testi.
Dal punto di vista sonoro, l'ascolto è disorientante nel suo affastellare citazioni disparate (a partire dall'introduzione), nell'uso di estesi sample dall'epica cinematografica ("#FREEMIR") oppure deformati, distorti e cambiati di pitch ("This Ski Mask Ain't For COVID", "Patrisse Cullors Stole My Lunch Money"), con tanto di beat-switch occasionali. In alcuni casi diventa difficile distinguere il rap nell’affollato arrangiamento, come in “I Personally Wouldn’t Have Released John McCain” e si può avere l’impressione di essere attaccati su più fronti, disorientati.
La dominante aggressività non significa che manchino modulazioni che dalla cupa violenza della hardcore/grime/drill ("Face/Off", "Sir Douglas Mawson") portino verso il rileccato hip-hop tinto di soul del primo Kanye West ("C.R.B.") o persino il jazz-rap pensoso ("Rayman Legends") o atmosferico (“Mimicry Of The Settlers”, che cita estesamente “I Wanna Be Down” di Brandy).

Le deviazioni più creative sono però la messa gotica con chitarra elettrica di “Luminescence Peers Thru Their Confinement” e il gospel-hip-hop della conclusiva “Shirk” le quali, poste sul finale dell’album, lo concludono al meglio.
I testi sono un compromesso fra l'urgenza dei messaggi politici di estrema sinistra e la necessità di intrattenere l’ascoltatore, unendo versi ad effetto quali “Might fuck around/ And impose Sharia law” e “That rebellion ain't comin from in the office, nigga” con giochi di parole, riferimenti e citazioni di, fra gli altri, Spongebob, Griffin e Simpson. In alcuni casi trionfa la dimensione dello storytelling, come in “Face/Off”, in altri casi l’introspezione, come in “Shirk”, ma Guevara non ha la profondità di un Billy Woods e rievoca, aggiornandolo, lo stile militante dei Public Enemy. In generale il rap è un po’ sacrificato negli arrangiamenti, il flow diventa difficile da seguire e anche gli spazi concessi, contesi da lunghe introduzioni e code, sample e altri suoni, non abbondano.

 

"There Will Be No Super-Slave" elabora le intuizioni di "BlackBolshevik" ampliando a brani meno irruenti, conservando la predilezione al messaggio e alla provocazione politica e alle produzioni stratificate e affollate. Ghais Guevara non ha ancora trovato il migliore equilibrio, risultando a tratti caotico e cacofonico, ma il suo grido anti-sistema di estrema sinistra arriva comunque, ed è, indipendentemente dal merito, travolgente.

(23/09/2022)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. #FREEMIR
  3. This Ski Mask Ain't for COVID
  4. Patrisse Cullors Stole My Lunch Money
  5. Pulchritudinous feat. Zen Dash
  6. C.R.B.
  7. Rayman Legends
  8. Trigger Discipline (Interlude)
  9. Face/Off
  10. Sir Douglas Mawson
  11. Mimicry of the Settlers
  12. I Personally Wouldn't Have Released John McCain
  13. Tie Your Camel, Trust in God (Interlude)
  14. Luminescence Peers Thru Their Confinement feat. Jacob Sunshine
  15. Shirk


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