Jack White

Entering Heaven Alive

2022 (Third Man) | songwriter

Ed eccoci qui, ancora una volta a parlare di un nuovo disco di Jack White, questa volta a pochissimi mesi di distanza dall'intrigante "Fear Of The Dawn", che riportava alla forma-canzone le eclettiche intuizioni sperimentali del fin troppo bistrattato "Boarding House Reach".
L'evento era di quelli attesi, dato che il bluesman di Detroit aveva annunciato da subito che per l'anno in corso ci sarebbero state due avventure da intraprendere con lui e non era un mistero nemmeno l'identità più acustica e gentile di questo secondo lavoro, completamente in contrasto con la natura esplosiva del predecessore.

 

Due facce della stessa medaglia, dirà qualcuno, ed in parte è così. L'ex-White Stripes non ha infatti mai nascosto di possedere, accanto alla ben nota enciclopedia di riff elettrizzanti, un manuale da cantautore confidenziale che insegna a lasciar viaggiare la propria indole più riflessiva sulle corde di una vecchia chitarra acustica. Esempio perfetto ne sono alcune perle del suo repertorio passato, come "We're Going To Be Friends" o "As Ugly As I Seem" e le splendide riletture di quello stesso repertorio presenti in "Jack White Acoustic Recordings 1998-2016".
A sostenere la tesi della doppia faccia del Nostro c'è anche l'elemento che accomuna non solo gli ultimi due lavori, così differenti tra loro, ma l'intera discografia di White: l'eclettismo. Per quanto "Entering Heaven Alive" mantenga infatti un registro acustico e compassato per quasi tutta la sua durata, non si può certo dire sia un disco che manchi di varietà. Il lavoro trova infatti la sua quota di eterogeneità nei generi affrontati e negli arrangiamenti scelti, che fanno sì che il nostro passi dal folk più classico al chamber-pop, attraversando tanto il blues (invero meno del solito) quanto il vaudeville e perfino alcuni momenti lievemente jazzati.

C'è però qualcosa che ci fa dubitare di questo nuovo lavoro, qualcosa che prima ancora di iniziare l'ascolto ci mette in guardia, e ci fa domandare: "Si tratta davvero di un disco di Jack White?".
L'immagine scelta per la cover del disco, infatti, per la prima volta, non espone il viso di White in modo diretto e immediato ma a un primo sguardo potrebbe addirittura celarlo, mistificarlo, farci pensare che il protagonista non sia lui.
A dare man forte a questa supposizione è il colore scelto, il grigio. White è sempre stato molto attento a comunicare attraverso linguaggi cromatici nella sua carriera e il blu si è fatto, da ormai un decennio, firma immancabile delle sue uscite soliste, presente anche nell'altro, già menzionato, lavoro a tinte grigio-acustiche, ma non qui.
La sensazione che pervade l'ascoltatore durante i quaranta minuti di "Entering Heaven Alive" non è però quella di un White dalle nuove tinte, quanto quella di un White a cui queste canzoni non appartengano del tutto. L'anima istrionica del nostro è qui domata in temi, soprattutto melodici, che affondano troppo calligraficamente nella tradizione, risultando così estremamente generici come in "If I Die Tomorrow" o "Queen Of The Bees".
Il classico tocco da formidabile strumentista di certo non manca (anche se mai così eccessivamente ripulito), e le canzoni sono lontane dall'essere brutte, ma non sempre riescono a pungere, a causa di linee vocali abusate e cantate con poca verve, senza mettere in mostra quella voce acidula che faceva uscire l'inconfondibile personalità dell'autore anche negli episodi più sussurrati.

Non è un caso che i momenti meglio riusciti siano quelli in cui White più si lascia andare, non solo con la fantasia strumentale, come nella tribale "I've Got You Surrounded (With My Love)", nella jazzata "A Madman From Manhattan" o in "A Tree On Fire From Within" in cui l'interplay tra il piano e una chitarra dai toni totalmente chiusi funziona a meraviglia, ma soprattutto con l'animo, ed è allora che emergono i veri gioielli acustici: "Love Is Selfish", strutturata su un arpeggio semplicissimo ma interpretata in modo ineccepibile e "Taking Me Back (Gently)", pezzo dallo spirito quasi country impreziosito da violini danzanti che riesce addirittura a superare la gemella elettrica presente nel lavoro precedente.
L'invocazione di "Please God, Don't Tell Anyone" è sintomatica di quanto detto fino ad ora, in quanto fa seguire una prima parte insapore e scontata da un gioco di piano e tastiere assolutamente coinvolgente, che rivitalizza l'intero brano.

"Entering Heaven Alive" sa quindi di occasione non del tutto sfruttata da White per farsi vedere nella sua veste più raccolta con un album che in gran parte si staccasse dal blues scarnificato delle "Acoustic Recordings" e che soprattutto fosse composto solo da inediti.
Da rilevare assolutamente un lavoro sui testi mai così buono da parte dell'ex-White Stripes, che mostra a più riprese come abbia scavato davvero in profondità per scriverli. Che forse poi sia stato frenato dal mettere queste riflessioni sulla pubblica piazza?

(27/07/2022)

  • Tracklist
  1. A Tip From You To Me
  2. All Along The Way
  3. Help Me Along
  4. Love Is Selfish
  5. I've Got You Surrounded (With My Love)
  6. Queen Of The Bees
  7. A Tree On Fire From Within
  8. If I Die Tomorrow
  9. Please God, Don't Tell Anyone
  10. A Madman From Manhattan
  11. Taking Me Back (Gently)




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