Mary Fahl

Can't Get It Out Of My Head

2022 (self released/RImar) | adult-pop, sophisti-pop

Non è stato facile per i fan degli October Project stemperare le proprie titubanze nei confronti dell’evoluzione artistica dell’ex-vocalist della band, Mary Fahl, soprattutto dopo la scelta dell’autrice e cantante di attenuare gli elementi progressive-rock, in favore di un elegante chamber-pop dalle ricche sfumature folk, pop, cantautorali e, ovviamente, prog.
Potente, profonda, limpida, epica, singolare, al punto da essere citata in un libro dalla famosa autrice di libri gothic Anne Rice, la voce di Mary Fahl è la vera padrona della scena, qui alle prese con dieci successi di autori stilisticamente poco affini. Fahl non è nuova a operazioni del genere: già in passato si era cimentata con una rilettura dell’intero album dei Pink Floyd The Dark Side Of The Moon” e aveva disseminato varie cover version nei cinque album solisti pubblicati dopo aver abbandonato gli October Project.

 

Facile pensare a una pura operazione di marketing, ma nel caso di “Cant’ Get It Out Of My Head”, le scelte sono state dettate da una serie di eventi personali – la morte dell’anziana madre e della giovane sorella malata di Sla e l’isolamento a causa del Covid 19 – e dalla scelta dell’artista di non cimentarsi con la scrittura, per evitare che le canzoni diventassero preda della rabbia e della frustrazione causate dalle tristi circostanze.
Le dieci cover version rappresentano per Mary Fahl una comfort zone, un luogo musicale sicuro dove l’artista è cresciuta, tra dischi presi in prestito dai fratelli più grandi e altri comprati con i propri risparmi.

E’ un album atipico, “Cant’ Get It Out Of My Head”. Più che di riletture sembra di essere al cospetto di canzoni scritte appositamente per la voce di Mary Fahl, a partire dal brano della Electric Light Orchestra che, oltre a dare il titolo all’album, apre la sequenza senza indugiare sulla maestosità orchestrale dell’originale (tra i musicisti è incluso un vero quartetto d’archi), ma prediligendo il possente e memorabile flusso armonico e lirico, reso ancora più emotivamente intenso dalla passionale interpretazione della Fahl.
Oggetto di famose e non sempre nobili riletture, “Ruby Tuesday” dei Rolling Stones è una delle prime vere sorprese dell’album: una lieve enfasi dell’originale arrangiamento orchestrale, un tocco di piano in prima linea e una vocalità possente regalano nuova luce a una versione che supera per vigore e classe la più famosa interpretazione di Melanie.

 

Terreno perfetto per le peculiarità prog della voce di Fahl è la sempre verde “Tuesday Afternoon” dei Moody Blues, che non viene spogliata delle sue attitudini sinfonico-psichedeliche, offrendo spazio a interessanti soluzioni strumentali; ennesima sorpresa proviene dall’ingegnoso arrangiamento di “River Man” di Nick Drake: piano e chitarra acustica sottraggono il brano all’originaria veste orchestrale, rivalutandone la fine scrittura, una scelta coraggiosa che rende ancor più evidente la capacità dell’artista di impossessarsi dello spirito delle canzoni incluse nell’album.
“Since You Asked” di Judy Collins, “Got A Feelin'” dei Mamas And Papas e “Don't Let It Bring You Down” di Neil Young rimarcano l’attenzione di Fahl per la musica country-folk americana; pur adornate di inusuali orchestrazioni, le tre canzoni non vengono snaturate né private della loro naturale poetica.

 

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto, naturale dunque che Mary Fahl non tenga fuori dalle dieci tracce un brano dei Pink Floyd: tocca all’evocativa “Comfortably Numb” rivivere in tutto il suo splendore – con tanto di assolo in stile Gilmour – anche se l’artista ha recentemente dichiarato di non avere più tanta passione per il repertorio della band post-Syd Barrett.
Decisamente più sentita l’eccellente versione di “Beware Of Darkness”, un brano di George Harrison che la voce della Fahl trascina verso tonalità drammatiche e oscure: riverberi di archi e piano subentrano all’originale stratificazione chitarristica per una versione che sembra uscire da un album dei Renaissance.
Stessa sorte spetta a “The Great Valerio” di Richard & Linda Thompson: Fahl penetra nelle profondità della canzone enfatizzando il lato oscuro e inquietante di uno degli episodi più complessi ed enigmatici del duo folk.

 

Prodotto da Mark Doyle e realizzato nel pieno fulgore del surround per una versione deluxe in Blue Ray, “Cant’ Get It Out Of My Head” è un raro esemplare di Adult oriented rock, nonché un intelligente progetto di cover version (confesso di non essere un fan degli album di cover), che trasuda talento e coraggio, un disco che fa della perfezione la propria ragion d’essere.

(22/10/2022)

  • Tracklist
  1. Can't Get It Out Of My Head
  2. Ruby Tuesday
  3. Tuesday Afternoon
  4. River Man
  5. Got A Feelin'
  6. Don't Let It Bring You Down
  7. Comfortably Numb
  8. Since You Asked
  9. Beware Of Darkness
  10. The Great Valerio




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