THE JAZZ BUTCHER - Highest In The Land

2022 (Tapete)
country-blues, pop-rock

Se n’è andato via con eleganza Pat Fish, il beffardo dandy che mentre furoreggiava il punk e la new wave, si dilettava con jangle-pop, surf, country-blues, soul e dixieland, avendo nel cuore e nella mente John Cale, Syd Barrett, Kevin Ayers e Lou Reed.

Quindici gli album con la band dei Jazz Butcher, formazione inglese che ha visto alternarsi al proprio interno una pletora di musicisti di talento: giusto per fare due nomi, David J (Bauhaus) e Rolo McGinty (Woodentops).

Quella di Pat Fish è una carriera caratterizzata da una rara integrità intellettuale. Non stupisce, dunque, che la pur notevole produzione, pubblicata tra il 1983 e il 1995, sia rimasta ai margini della fenomenologia rock di quegli anni. Un ritorno dal tono didascalico nel 2000 con “Rotten Soul” e un più riuscito seguito, a distanza di dodici anni, “Last Of The Gentleman Adventures”, non hanno comunque lasciato traccia. Prima le ristampe nel 2020 targate Fire e poi il contratto con la Tapete hanno invece risvegliato l’interesse per i Jazz Butcher, giusto il tempo, però, di un epitaffio.

L’ultima sfida di Pat Fish è stata quella con il cancro. Nell’ottobre del 2021 il musicista ci ha lasciati regalandoci un’ultima raccolta di canzoni, “Highest In The Land”. Pur consapevole della malattia e dell’imminente triste epilogo, Fish ha tenuto fede a quel sarcastico disincanto con il quale ha sempre descritto le sorti dell’Inghilterra: le nove tracce non rinunciano a uno stile tagliente e ironico, mai militante come quello di Billy Bragg eppur non meno incisivo e anticonformista.

In compagnia del fido Max Eider, Fish regala uno dei suoi dischi più amabili e maturi, un sapido campionario di quell’indolenza alla Jonathan Richman che il musicista sapeva nutrire di sghembo blues (“Time”) o volubilità country western per una riflessione dolce-amara sul fato degli artisti – Lemmy, Bowie e Prince tutti spariti  canta in “Running On Fumes”.

“Highest In The Land” avvalora le tesi sull’enorme potenzialità anche commerciale dei Jazz Butcher, mentre una deliziosa ballata come “Never Give Up” con un pizzico di ruffianeria potrebbe conquistare le classifiche senza sforzo alcuno. L’atmosfera da jazz cafè di “Melanie Hargreaves’ Father’s Jaguar” è altamente contagiosa e sofisticata, al punto da ritagliarsi uno spazio anche fuori dall’ambito indie-folk.

Ciò che sorprende è il tono mai malinconico delle nove tracce. La delicata poetica dello strumentale “Amalfi Coast May 1963”, il dimesso e confidenziale folk-pop tinto di jazz di “Sea Madness” e il brioso skiffle di “Sebastian’s Medication” sono arguzie già note agli estimatori di Pat Fish, che non manca di citare perfino il proprio amato gatto Black Raoul nella gustosa title track.

L’unico momento di puro e straziante romanticismo è racchiuso nella toccante “Goodnight Sweetheart”, una splendida ballata dalle nuance soul che rinuncia all’ironica eccentricità dell’autore per un doloroso epitaffio, che rende ancor più triste la scomparsa di un musicista spesso sottovalutato e relegato ai margini di una scena della quale è stato abile e geniale protagonista.

16/03/2022

Tracklist

  1. 1. Melanie Hargreaves' Father's Jaguar
  2. 2. Time
  3. 3. Sea Madness
  4. 4. Never Give Up
  5. 5. Amalfi Coast May 1963
  6. 6. Running On Fumes
  7. 7. The Highest In The Land
  8. 8. Sebastian's Medication
  9. 9. Goodnight Sweetheart

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