Nas

King's Disease III

2022 (Mass Appeal) | hip-hop, conscious-hip-hop

It's comedy, it's hilarious
Look yourself in the mirror, tell me times ain't the scariest
For me droppin' album after album like it's a various artist compilation

La scorsa vigilia di Natale Nas ha pubblicato il breve “Magic” (2021), buono per ribadire la ritrovata forma e il sodalizio con Hit-Boy. Dopo quasi un anno arriva anche questo “King’s Disease III”, seguito dei primi due capitoli del 2020 e del 2021. Nessuna ospitata al microfono, con le produzioni che continuano a spaziare tra elementi contemporanei e dolci nostalgie novantiane. Protagonista assoluto il rap di Nas, lanciato verso i cinquant'anni ma ancora estremamente fluido, forte di tre decenni di esperienza sul campo e di una ritrovata urgenza comunicativa.

 

I 16 brani più bonus track totalizzano 57 minuti che, tra sprazzi jazz-rap e sample da chipmunk-soul, saltellanti figure pianistiche e archi drammatici, scratch da vecchia scuola e mitragliate di hi-hat da trap, restituiscono un Nas che suona attuale senza rinnegare il proprio passato.
A colpire è l'imbarazzante naturalezza sul beat, un mix di abilità e musicalità che chiama applausi a scena aperta, come quelli di "Ghetto Reporter", e fa muovere gloriosamente il culo a tempo su "Legit", o ancora inchioda i timpani nell'hardcore-hip-hop di "Thun". Nas può giocare al campionato di Future e superarlo ("30") per poi rinfrescare gli inni di quartiere di qualche decennio fa ("Hood2Hood"): non si è fermato e non si fermerà, come afferma in "Recession Proof" ("New makes, new models/ I won't let 'em stop me").

Ma come nei precedenti capitoli, e più intensamente che in quelli, affiorano una malinconia vibrante e propositiva, come in "Reminisce", e un senso di gratitudine alla vita e il suo percorso tortuoso che ha portato Nasir Jones dalla strada al successo planetario, stimolato da una critica da subito incantata da questo prodigio della rima e dal pubblico, ancora fedele e sempre più trasversale e intergenerazionale: viaggia intorno agli 8,7 milioni di ascoltatori mensili su Spotify.

I didn't have to die so that they could call me the great one
Didn't take a couple albums, people said it from day one

Un artista che può ribaltare lo stereotipo del rap violento con "Don't Shoot" e non sembrare uno sfigato ma, semmai, un uomo che ha scambiato un po' di saggezza con qualche ruga in più.
Quella sensazione di goffaggine nell'interpretare il sound contemporaneo si è molto ridotta rispetto al primo capitolo della trilogia, palesandosi qui soprattutto nell'appropriazione un po' cringe della parlata dei giovani in "WTF SMH".

 

Chiuso da festoso omaggio ai New York Nets, dominato da una ficcante tromba presa da "Narco" di Basement Jaxx e Timmy Trumpet, "King's Disease III" è la chiusura di una trilogia che suona come una rinascita, affinata capitolo dopo capitolo.
Forse il tema dominante non è sempre messo a fuoco o portato avanti con la stessa ispirazione, ma nel corso dei tre capitoli emerge un Nas rivitalizzato, dal quale era lecito anche aspettarsi molto di meno, viste le condizioni in cui versano le carriere di tanti suoi colleghi, anche più giovani. 

(25/11/2022)

  • Tracklist
  1. Ghetto Reporter
  2. Legit
  3. Thun
  4. Michael & Quincy
  5. 30
  6. Hood2Hood
  7. Recession Proof
  8. Reminisce
  9. Serious Interlude
  10. I'm on Fire
  11. WTF SMH
  12. Once a Man, Twice a Child
  13. Get Light
  14. First Time
  15. Beef
  16. Don't Shoot
  17. Til My Last Breath (bonus track)


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