Nas

King's Disease

2020 (Mass Appeal) | hip-hop

I made the fade famous, the chain famous
QB on my chest match the stainless

Amazing Grace, I'm gracefully aging
(da "King's Disease")

Tredicesimo capitolo in studio per il leggendario rapper di “Illmatic” (1994), successore del discusso “Nasir” (2018), che è stato prodotto da Kanye West ma che è anche il suo album meno apprezzato da critica e pubblico. Per l'occasione, Nas ritorna alla forma per lui più congeniale: circa quaranta minuti, una dozzina di brani e tanti anni Novanta nelle produzioni di Hit-Boy. A muovere i pezzi c’è la sua abilità di incastrare rime e concetti, in un puzzle di giochi di parole e collegamenti inaspettati che da sempre è la sua forza. Aiutano anche le numerose ospitate: Anderson .Paak, A$AP Ferg, Big Sean, Dr. Dre, Brucie B, Charlie Wilson, Don Toliver, Fivio Foreign e Lil Durk. In “Full Circle” si riuniscono anche gli evanescenti Firm, il supergruppo formato nei Novanta da Foxy Brown, Az e Cormega insieme allo stesso Nas.

“King’s Disease” prende il nome dalla gotta, ma si presta a letture differenti: rimanda alla spocchia di tanti rapper che si sentono i migliori, autoproclamandosi sovrani del genere senza avere il lignaggio; contemporaneamente, la malattia del re è quella temuta dallo stesso Nas, che nell’ultimo decennio fatica a pubblicare materiale all’altezza dei suoi classici, ma non per questo vuole arenarsi o ritirarsi. Nell’introduzione riafferma il suo diritto al trono, e ascoltando “Blue Benz”, “The Cure” o “10 points” è difficile non rimanere ancora una volta impressionati dal modo in cui scivola di verso in verso, di strofa in strofa, con la naturalezza con cui noi comuni mortali parliamo. Con “Car #85” è facile commuoversi per la nostalgia suscitata dai racconti della giovinezza, mentre “Ultra Black” lo conferma fieramente nero in un’America ancora iniqua e razzista. Almeno “All Bad”, con il già citato Anderson .Paak, riesce a portarlo al presente senza farlo sembrare un imitatore di mezza età.

Certamente, sono lontani i tempi dei racconti di quartiere, le narrazioni realistiche delle dinamiche di strada e anche i tentativi di rifondare l’hip-hop. Questa volta Nas fa semplicemente quello che riesce meglio ai grandi rapper: racconta la realtà dal suo punto di vista, unendo personale e collettivo. Scivola quando cerca di svecchiarsi fino a snaturarsi, come in “27 Summers” e “Til The War Is Won”, ma in generale riesce a mettere insieme il suo album migliore da “Life Is Good” (2012) e inverte la parabola discendente pericolosamente intrapresa con “Nasir”.
Il re potrà essere un po’ vecchio e un po’ malato, ma è pur sempre il re.

(27/08/2020)



  • Tracklist
  1. King's Disease
  2. Blue Benz
  3. Car #85 feat. Charlie Wilson
  4. Ultra Black feat. Hit-Boy
  5. 27 Summers
  6. Replace Me feat. Big Sean & Don Toliver
  7. Til the War Is Won feat. Lil Durk
  8. All Bad feat. Anderson .Paak
  9. The Definition feat. Brucie B
  10. Full Circle feat. AZ, Foxy Brown, Cormega
  11. 10 Points
  12. The Cure
  13. Spicy [bonus track] feat. Fivio Foreign & A$AP Ferg


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