Con un eccellente video realizzato da Louise Mason e Yoni Silver (“This Echo”) , l’ex-This Heat Charles Hayward ha annunciato l’esordio della band Abstract Concrete, che oltre allo stesso Hayward nel ruolo di cantante e batterista, include Roberto Sassi (Snorkel, Glenn Branca) alla chitarra, Agathe Max (Mésange, UKAEA) alla viola, Otto Willberg (Yes Indeed, Historically Fucked) al basso e Yoni Silver (Hyperion Ensemble, Steve Noble) alle tastiere. A “This Echo” è affidata anche la chiave di lettura dell’album: un brano in bilico tra il delirio e l’assurdo riletto in chiave pop, dove ossessione e razionalità tentano di catturare la voce dell’eco della montagna per un surreale art-rock intriso di funky, dub, reggae e acrobazie alla Frank Zappa.
E’ un album fortemente fisico, “Abstract Concrete”, un tour de force creativo che ha coinvolto i musicisti fino a un atipico cambio di ruolo: ognuno dei membri ha dovuto modificare leggermente le proprie attitudini passando dal proprio strumento a uno affine (dal contrabbasso al basso, dal violino alla viola, dal clarinetto alle tastiere) al fine di preservare un approccio free form, incoraggiando elementi come l’improvvisazione e la sperimentazione. Prog, Canterbury, jazz, post-punk, loungecore, folk e tutto quello che l’immaginazione può concepire è parte di queste sei singolari partiture art-pop.
Non stupisce che la lunga esternazione creativa di oltre quattordici minuti di “The Day The Earth Stood Still/ Including Happy Village/ Slowly Slowly Slowly/ Fast Forward/ Freeze Frame” sia rimasta nella mente di Charles Hayward per oltre venti anni prima di trovare una forma definita e sovrana: un’epica celebrazione di quelle gioie e sventure che da sempre danno un senso all’arte. Il canto ancor più straziato di Hayward sfibra una sequenza di intuizioni armoniche nelle quali sofferenza e bellezza diventano un unico linguaggio emotivo, il dialogo tra gli strumenti è insolitamente umano, viscerale e reale, nonostante i toni restino riflessivi e lievemente malinconici.
Guai, però, a immaginare un tour de force inutilmente concettuale: la musica degli Abstract Concrete è bizzarra e dilettevole, giocosamente ironica e suadente. La bossa nova in chiave lounge-jazz di “Sad Bogbrush” è in tal senso illuminante.
Per quanto complesse, le composizioni sono tutte contrassegnate da stringati ed essenziali incastri ritmici e armonici che emozionano e trascinano l’ascoltatore in un vortice sonoro unico (“Tomorrow’s World”). I testi, intrisi di spietato antifascismo e di civile indignazione, sono un ulteriore punto di forza di un progetto che ci restituisce in piena forma una delle menti più lucide della musica inglese.
16/12/2023