Nel calderone della progressiva internazionalizzazione dei ritmi e colori provenienti dal continente africano, la ventinovenne Ama Serwah Genfi è assurta a ruolo d’inedita cantautrice, conquistandosi nel processo un’affiatata fetta di pubblico. Nata nel Bronx, New York, da genitori del Ghana, nazione con la quale mantiene forti legami, Amaarae è l’attuale esponente “indie” di una miscela sonora che, in Africa occidentale, chiamano alté: una fusione tra afrobeat, dancehall, reggae, hip-hop e r&b alternativo. Nonostante si muova sul suolo americano con tanto di supporto dell’ingranaggio Interscope, infatti, la musica di Amaarae presenta un afflato cross-continentale che l’accomuna più a Burna Boy, Asake, Tems e Rema che non alla controparte statunitense – pur con tutti i distinguo del caso. La sua firma è certo particolare, per quanto idiosincratica: ottima selezione ritmica, suoni digitali e un massiccio impiego di filtri, che permutano la sua già di per sé sottilissima voce verso un infantile sibilo incorporeo (peraltro alquanto scarso dal vivo).
A far la differenza sono i testi e l’attitudine, che rispecchiano una contemporaneità ansiogena e deprivata d’intimità ma desiderosa d’evasione a ogni costo, che sia via droga, sesso o falsità. Questa è l’era di OnlyFans, dello streaming e della monetizzazione di qualsiasi contenuto disponibile per far fronte all’inflazione – non dimentichiamo che il pezzo di Amaarae al momento più noto è la versione remix di un singolo in coppia con Moliy e Kali Uchis dal titolo inequivocabile: “SAD GIRLZ LUV MONEY”. In linea con tali sentimenti, “Fountain Baby” parla un linguaggio urgente e contemporaneo, per quanto più deprimente di quanto qualsiasi darkettone abbia mai osato.
Certo, qui dentro troviamo comunque alcune tra le basi più accattivanti sulla piazza; dall’ansimante intruglio tra spiritualità e consumismo di “Angels In Tibet”, passando per i falsi prodotti di lusso di “Counterfeit” e l’irresistibile harp-beat della complicata relazione di “Co-Star”, si ha l’impressione di osservare in controluce un negativo delle intricate produzioni di Erika De Casier. Ma è la stessa Amaarae a rifuggere ogni licenza poetica e farsi sindone per il proprio popolo, prima con “Princess Going Digital”, quasi un aggiornamento del vecchio verbo di Timbaland, e poi nella bucolica lounge falsamente romantica di “Big Steppa”.
Con l’orecchiabile refrain di “Reckless & Sweet” siamo nel cuore dell’ascolto, dove amore e attenzioni durano fin tanto che ci sono i soldi, ma risulta scabroso anche l’annebbiamento lisergico di “Wasted Eyes”. E tacciamo di “Sociopathic Dance Queen”, che inscena un flirt un po’ troppo spinto per consumarsi nel mezzo di una pista alt-disco come ritmo suggerirebbe, ma è proprio questa disperata ricerca di contatto umano a fare di Amaarae un’autrice efficace, capace di comunicare con una schiettezza che si fa beffe degli stilemi tipici del cantautorato “impegnato”. E se ancora ci fossero dubbi, ecco la suite “Sex, Violence, Suicide”, divisa tra una prima parte beatless di arpa e filtri digitali, e una seconda movimentata da una sorda sfuriata punk-pop. La voce ancora non buca, eppure il pezzo pesa nello stomaco come una tonnellata di cemento indurito.
Ci sono quindi strane qualità contemporanee che spiegano l’interesse attorno a questo “Fountain Baby”, per quanto l’ascolto possa risultare sfiancante, un gioco di specchi pericolosamente sottile nel quale si fa in un attimo a perdere il filo della matassa e a trovarsi diretti in terapia. Tra mercificazione del corpo, ansia esistenziale, spersonalizzazione emotiva e seghettati beat digitali, Amaarae presenta uno spaccato alienante e deprimente, accarezzato ai bordi da mani di seta che non trasmettono alcun calore. Il finalone alt-rock anni Novanta di “Come Home To God” conclude il disco con un tonfo sordo di confusione emotiva, scabrosa pole dance e sessualità che non riesce a farsi collante abbastanza per tenere assieme il tutto – prendere o lasciare, insomma, Amaarae non è certo qui per offrire conforto:
Shawty says she love me like she love the Lord
When I’m in that pussy, I’m above the law
If I had the world, I still would end it all
03/12/2023