Registrato in casa su un otto tracce, con la partecipazione della figlia tredicenne Quinnisa (che canta in quasi la metà dei brani) e di Chris Livengood ai synth, “First Aid Kit” vede i Big Blood, ovvero Caleb Mulkerin e Colleen Kinsella, alle prese con un delizioso psych/roots-rock in chiave post-punk, il tutto nato dal desiderio di catturare la spontaneità di un’ispirazione che nasce dal contatto con le piccole cose di tutti i giorni.
Dal twang ‘n’ stomp garagista di “In My Head” (roba che potresti ascoltare in una compilation di outtake dei Cramps, se solo quest’ultimi avessero deciso di affidare il microfono a una ragazzina turbolenta), all’arioso e sognante congedo, all’ombra di Kate Bush, di “Weird Road Pt 1”, questo nuovo lavoro dei coniugi di South Portland è una chicca da gustare da cima a fondo, con la consapevolezza che non è tra questi solchi che s’inventa qualcosa di nuovo, perché questi solchi vogliono semplicemente proporre belle canzoni, con ritornelli appiccicosi (si ascolti quello della ballata “Haunted”, assolutamente memorabile:“I’m haunted by your pictures/ That faded like a memory”), una chitarra ipnotica e una sezione ritmica pulsante.
Ecco, dunque, “Infinite Space”, gettarci l’esca con un mantra popedelico che naviga tra cosmiche derive, e “Never Ending Nightmare” portarci in dote una solida costruzione wave, con sberleffi sintetici e percussioni metalliche a scortare il ritornello, laddove “Makes Me Wonder”, il cui testo è incentrato sulla vicenda di Ma’kihia Bryant (una sedicenne afroamericana uccisa dalla polizia nell’aprile del 2021 a Columbus, Ohio), srotola una stentorea ballata post-punk intrisa di rabbia latente.
E se la magia dei girl-group rivive in “1000 Times”, un’irresistibile e disarmante danza di infatuazione adolescenziale, perfetta per la voce-bambina di Quinissa (“I think about you at least 1000 times a day/ I can’t even say hi/ What’s wrong, what’s wrong, what’s wrong with me?”), “Ring Telephone Ring” ripesca una Barbara Lynn targata 1967, rendendola ancora più dolente e trasognata.
In “Haunted Interlude”, infine, c’è anche uno spazio, invero molto esiguo (cinquanta secondi appena), per l’old-time folk che i Nostri hanno bazzicato in alcuni dei loro precedenti lavori.
22/12/2023