Talento ed eclettismo sono punti fermi indiscutibili del percorso musicale, a dir poco pirotecnico, di Sufjan Stevens. Songwriter eccellente, capace di muoversi tra il folk più essenziale e un suono orchestrale dirompente, ha più volte dimostrato – con risultati alterni – di voler perseguire rotte anomale, distanti da quella che in modo unanime è considerata la sua dimensione più congeniale. Tra le vie battute, c’è quella di autore per la danza, attività che lo ha visto affiancato più volte al regista e coreografo teatrale Justin Peck, e “Reflections”, commissionato ed eseguito dallo Houston Ballet nel 2019, è il risultato della loro sesta collaborazione.
Come già avvenuto per “The Decalogue” – spettacolo risalente al 2017 le cui musiche sono state pubblicate come opera autonoma nel 2019 – il lavoro è interamente incentrato sul pianoforte e vede Stevens in veste di solo compositore. La novità principale consiste nell’essere la sua prima partitura per due strumenti, affidata alle virtuose interpretazioni di Timo Andres (coinvolto precedentemente proprio per “The Decalogue”) e Conor Hanick. Come dichiarato dallo stesso artista di Detroit, le composizioni risentono dell’influenza di autori e stili eterogenei, elaborata in modo istintivo, senza una reale visione d’insieme, e questo approccio è chiaramente rilevabile ascoltando la sequenza delle sette tracce proposte.
Classicismo e correnti d’avanguardia novecentesca si intersecano in una sorta di patchwork pianistico fondato, soprattutto nella prima parte del lavoro, su fraseggi torrenziali e contrappunti vivaci, percussività e sezioni dissonanti che mettono in risalto le abilità dei due esecutori. C’è una costante ricerca di tensione, di inseguire un climax poi spesso disatteso, uno sviluppo che appare poco chiaro e convincente.
A funzionare meglio sono le composizioni dall’andamento maggiormente disteso, in cui l’interplay perde frenesia e contrasto, favorendo l’emergere di un malinconico romanticismo. “Mnemosyne” e la breve “Reflexion” sono in tal senso i momenti migliori di un disco, che estrapolato dal suo contesto, non si segnala quale tassello fondamentale di una carriera certamente brillante, ma segnata a tratti da momenti minori se non trascurabili.
20/07/2023
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