And if you really want to stop meYou’re gonna have to come and kill meThere is no love that fills meOnly the things that thrill meAnd if you really want to stop meYou’re gonna have to come and kill meI have no thoughts I’m guilt freeYou’re gonna have to come and kill me
(“Toxin Dodger”, Lip Critic)
I Lip Critic sono tra le realtà underground dell’hip-hop più intriganti degli ultimi anni. In un accumulo orgiastico di sonorità che richiama l’umorismo dei The Garden, il caos mutato dei Death Grips più rumoreggianti (Jenny Death) e la dissonanza ballabile dei Model/Actriz, il quartetto newyorkese ha saputo gestire, sin dal travolgente Ep omonimo di debutto una coerenza musicale a dir poco viscerale, senza mai ripetersi in un eterno e labirintico loop, e sperimentando a dovere album dopo album.
Formati dal vocalist Bret Kaser, dal producer Conner Kleitz e dai batteristi Danny Eberle e Ilan Natter, sostituito successivamente da Mikey Marinara, i Lip Critic fondono inizialmente elementi di hip-hop industriale con smusate post-punk, al limite di coinvolgimenti con il power noise più scalmanato, in un risultato inaspettatamente atomico. Il trait d’union con la sottocultura dei bassifondi newyorkesi è più che evidente.
Pur presentando una produzione più accessibile rispetto agli inizi, ma non per questo distante, l’esordio in studio “Hex Dealer” (Partisan, 2024) segna il passaggio alla nota etichetta indipendente americana, patria dei neo-psichedelici The Black Angels e dei revivalisti Fountaines Dc – per citarne due.
In “Hex Dealer” viene sbattuto in faccia all’ascoltatore l’umore perennemente sbilanciato di Kaser, influenzato dalle difficoltà delle dinamiche sociali, dal sovraccarico digitale, dalla post-ironia che ha disintegrato il senso dell’umorismo e in egual modo dal turbinio del caos emotivo, portato avanti da un’autentica deformazione del surreale, la cui “immagine tradizionale” parrebbe già un lontano ricordo.
I ritmi incalzanti di batteria, assimilabili a un sovraccarico del battito cardiaco (“The Heart”), non sfuggono di certo alla produzione scintillante di Kleitz, satura di micro-suoni e bizzarrie infinite. Il synth-industrial punk rarefatto di “It’s The Magic” si contraddistingue per un basso detonante, coadiuvato da corposi e tribolanti giri di batteria, mentre il digital hardcore maniacale di “Love Will Redeem You” scaraventa in una dimensione allucinogena, dettata da fantasmi e demoni pronti ad avallare i nostri pensieri intrusivi.
Dal ritornello rap rock, “Milky Max” riflette l’animo più sporco e animalesco del gruppo, mentre l’electro-industrial di “Toxin Dodger” si divora tutta la tracklist attraverso un eccentrico intreccio di synth, batteria e voci distorte.
Nati per perdere, i Lip Critic hanno già un discreto seguito, sintomo dell’intrigante attività dal vivo portata avanti grazie alla loro innegabile energia.
17/06/2026