Dopo aver esplorato differenti generi e stili nei due Ep precedentemente dati alle stampe, gli inglesi Moreish Idols trovano una sintesi perfetta di tutte le influenze che ne contaminano il sound nella prima prova sulla lunga durata, "All In The Game", licenziata in marzo per Speedy Wunderground.
Un equilibrismo quasi irreale sottende le undici canzoni, nelle quali si trova un po' di tutto - dall'art rock alle influenze jazzy, dall'indie-rock alle radici folk, passando per lo psych-rock e qualche punteggiatura post-punk - ma mirabilmente incastonato nell'insieme, senza che nessun elemento prenda il sopravvento o vada a sbilanciare una formula sonora che, a dispetto di quanto si potrebbe dedurre, riesce a risultare compatta e persino leggera.
Certo, ogni brano ha la sua peculiarità, e non potrebbe essere altrimenti. Si intravedono in controluce i Real Estate nel jingle jangle caldo e pacificato di "Ambergrin". Allo stesso modo, la psichedelia smaccatamente brit e dal retrogusto orientaleggiante di "Dream Pixel" - apice dell'album - farà saltare di gioia i fan di Robyn Hitchcock e dei Kula Shaker.
Per apprezzare al massimo la capacità di sintesi stilistica del quintetto di South London (ma originario della Cornovaglia) basta far partire il meltin' pot musicale di "Railway", nel quale echeggiano i Beta Band, ma non mancano episodi più lineari, come una "Sundog" declinata in un indie-rock agrodolce a presa rapida.
A voler trovare il pelo nell'uovo, si potrebbe obiettare sul tentativo freak di "ACID", forse l'unico tassello che appare slegato rispetto a un insieme per il resto coeso e del tutto convincente, soprattutto con il ripetersi degli ascolti. Zitti zitti, i Moreish Idols hanno realizzato uno degli album britannici dell'anno.
15/12/2025