Gradito ritorno, quello di Patrick Wolf a distanza di più di dieci anni dal suo ultimo album “Lupercalia” del 2011. Una lunga pausa interrotta solo da un Ep, “Night Safari”, nel 2023.
Primo di quattro lavori programmati (rappresentativi delle varie stagioni della “Ruota dell’Anno” pagana), già dalla potente cover mette evoca l’oggetto del titolo: falciare il grano, una fatica fisica che verrà ripagata dal tanto atteso raccolto (inteso anche in senso artistico). Uno scatto suggestivo che rende inevitabile un parallelismo con l’iconica cover dell’album dei Depeche Mode “A Broken Frame” del celebre fotografo britannico Brian Griffin.
Venendo alla musica, l’album riprende quella propensione all’eclettismo e alla fusione di generi che ha caratterizzato i suoi esordi, anche se il genere di riferimento gira sempre intorno al folk. Le trame sonore risultano abbastanza stratificate, con l’elettronica che si intreccia fluidamente con strumenti acustici quali il violino, il pianoforte e l’arpa, il tutto arrangiato con una maggiore coesione e maturità rispetto al passato. Si percepisce ancora la sua capacità di creare melodie ampie e arrangiamenti sontuosi, con la sua voce, sempre al centro, che ha guadagnato in controllo e profondità emotiva.
“Crying The Neck” è un disco intriso di una vulnerabilità palpabile, nel quale Patrick Wolf sembra aver trovato un nuovo equilibrio tra la sua tendenza al “massimalismo sonoro” e una certa schiettezza emotiva, creando un’atmosfera al contempo intima e catartica.
L’album è stato scritto e registrato interamente nella sua casa nel Kent e questo ha inciso fortemente sul risultato finale. Si avverte infatti un profondo radicamento nel paesaggio e nel folklore locale. Il titolo stesso, “Crying The Neck”, si riferisce a un antico rituale del raccolto del Kent, evocando un intenso legame con la terra e le sue tradizioni. Molti brani sono intrisi di immagini naturali (il mare, la terra, i boschi) e riferimenti al folklore pagano e britannico, che diventano metafore per gli stati d’animo interiori e per la ciclicità della vita.
Uno dei temi predominanti è il lutto, in particolare per la perdita della madre, come in “On Your Side”, una dolce ballata alla Morrissey con un riuscito connubio di chitarra e voce. Altro tema molto sentito è quello del recupero dalla dipendenza, quasi l’intero album è un’espressione del suo difficile percorso di ritorno alla luce e alla stabilità.
Come in passato, Wolf non esita a toccare corde più ampie, come una velata ma incisiva critica a una certa “fine dell’Inghilterra” o una disillusione verso la modernità, ascoltare l’evocativa “The Last Of England” in cui su un tappeto sonoro orchestrale si staglia in modo intenso il suo vibrante cantato. Segue uno dei pezzi migliori dell’album in vago stile Arcade Fire, “Jupiter”, nel quale le chitarre elettriche disegnano trame accattivanti attraverso una melodia incalzante, che pulsa di un’energia quasi primordiale.
I testi sono intrisi di una vulnerabilità disarmante, ma da questa fragilità emerge anche una forza sorprendente, come in “Dies Irae” (giudizio universale), pezzo dai toni solenni che non disdegna però di strizzare l’occhio al grande pubblico grazie a dei cori adatti a essere cantati a squarciagola dai fan ai suoi prossimi concerti. Altro pezzo suggestivo, che in alcune parti richiama il sound di John Grant, è “The Curfew Bell”, malinconico e contemplativo, caratterizzato da un vero e proprio trionfo di archi.
Da menzionare anche le partecipazioni di Nika Roza Danilova in arte Zola Jesus nel brano intitolato “Limbo” e di Serafina Steer, arpista e cantautrice inglese nota soprattutto per aver collaborato con Jarvis Cocker, nel pezzo “Lughnasa”.
L’album è un’esplorazione di come il dolore più profondo possa essere trasformato in arte e in un percorso di guarigione, attingendo alla saggezza antica del folklore e alla resilienza della natura. “Crying The Neck” è un ritorno di spessore per Patrick Wolf, che non solo conferma il suo status di artista visionario, ma lo consolida come una voce ancora capace di emozionare, attraverso narrazioni che toccano l’anima con una sincerità disarmante.
11/07/2025