The Bug e Ghost Dubs che pubblicano uno split-album insieme sono l'equivalente dub di due guitar hero in un unico assalto sonoro. Da una parte uno dei nomi centrali della scena dubstep e grime nonché autore di "Skeng"; dall'altra un sound designer maniacale del dub contemporaneo. La promessa di un impatto fuori scala era già lì, e l'album non tradisce quell'intuizione.
Parliamo di uno scossone infinito di basse frequenze ("In The Zone") su cui si innestano, con eleganza e ferocia, accordi dub derealizzati ("Midnight"), fruscii e microsuoni organici che richiamano la ruvidità di "Damaged" e un carattere brumoso, ipnotico, che potrebbe uscire dal catalogo Modern Love. È dub, ma come se fosse prodotta da un'officina siderurgica. L'esordio di Ghost Dubs era già un buon lavoro, ma mancava ancora qualcosa che invece qui è presente.
Se c'è un merito evidente dell'intervento di Kevin Richard Martin è la capacità di dare ordine a ogni detonazione: più che uno split, pare una vera e propria collaborazione. Ghost Dubs lancia le scintille, The Bug affila gli angoli. Tutto ciò che vibra sotto i 50 Hz è un abisso claustrofobico, a cui si somma una vena ansiogena che arriva dalla lunga discografia di Martin. "Implosion", più che un titolo, è una dichiarazione d'intenti. E rispetto all'illbient più dispersivo della serie "Machines I-V", qui ogni colpo trova una collocazione, ogni distorsione ha un peso: "Militants" ne è la prova più netta.
Il sodalizio funziona perché, alternando una traccia a testa, i due si compensano. I dj troveranno materiale incendiario, mentre gli appassionati si perderanno in queste scosse di pura energia. Nei settantuno minuti del disco, le tregue sono rare ("Waterhouse"); la melodia compare a frammenti ("Alien Virus", "Down"), più come brevi spiragli che come veri temi, e il resto è un ammasso di texture gargantuesche. È forse questo l'unico limite: un monolite che parla soprattutto alla sua nicchia. Ma lo fa con un'intensità che pochi altri riescono oggi a raggiungere.
10/12/2025