Eleganza e originalità: su questi due canovacci creativi si sviluppa “Move On With The Year”, esordio solista di Alice Costelloe, già componente della band britpop Superfood e dell’altalenante formazione dream-pop/shoegaze Big Deal.
Il minimalismo delle composizioni e degli arrangiamenti applicato al dream-pop e all’indie-folk funziona egregiamente in questo primo album dell’autrice e cantante londinese. Le sonorità sono in parte quelle anticipate dai due Ep che hanno precedutol’album. Moog e altri sintetizzatori duettano con chitarre acustiche, flauti e drum-machine. I temi sono quelli ricorrenti delle nuove generazioni: rapporti difficili con i genitori, precarietà emotiva e fisica, ricordi e rimpianti. Ma l’umore non è mai dolente, quanto piuttosto rassegnato e saggiamente conciliante.
Agrodolce, a tratti leggermente surreale, “Move On With The Year” è un disco perfino commovente. Il lento pulsare dei tempi ritmici, il cantato onirico e fantasioso, il contrasto tra l’algido timbro ritmico e il soave tocco del flauto suscitano un effetto straniante. La sensazione prevalente è quella di una incomunicabilità generazionale e temporale che scuote l’anima: esemplari, in questo senso, le turbolenze dei synth in “If I Could Reach You”.
Nonostante i pur validi testi, incentrati sul conflittuale rapporto con un padre onnipresente e i continui andirivieni in sale ospedaliere, l’album di Alice Costelloe ha nella sua formula sonora uno dei motivi d’interesse. La produzione di Mike Lindsay (socio di Laura Marling nei Lump) sposta l’asse dall’alt-rock alla folktronica (l’onirica “Too Late Now”) e alla psichedelia anni 60 e 70 (l’introspettivo goth-folk di “Feet On The Sand”), facendo filtrare anime pop che non alterano il tono agrodolce dell’album (il folk-pop naif di “Damned If You Do”).
Per i cultori delle cantautrici contemporanee, sarà istantaneo il paragone con autrici come Angel Olsen (“Every Time”) o Lael Neale (“Anywhere Else”), ma gli ascoltatori dalla lunga memoria saranno sorpresi dei rimandi a Leslie Duncan (“Of Course I Know”) e apprezzeranno l’abilità dell’autrice nel gestire una materia semplice e vezzosamente pop (“How Can I”) senza rinunciare a quell’imperturbabilità delle atmosfere (“Is There Something (Goodbye)”) che è uno degli elementi vincenti di un esordio maturo e riuscito.
21/02/2026