Audace. Il terzo album di Clémentine March, artista francese residente a Londra, scompiglia tematiche pop che intercettano Beatles e Stereolab, Os Mutantes e Isaac Hayes: il risultato è uno dei più stimolanti e imprevedibili progetti chamber-pop degli ultimi tempi.
Corale nonostante la formazione in trio – completano Ollie Chapman (basso) e Sophie Lowe (batteria) – e ben nutrito da una pletora di ospiti di rilievo – Katy J Pearson, Naima Bock, Alabaster DePlume e Dana Gavanski – “Powder Keg” è un disco che fa dell’eclettismo fonte di creatività, grazie a un set di brani tanto originali quanto poco inclini all’estetica pop.
A ognuna delle canzoni corrisponde un’idea, in un percorso a ostacoli che più che stupire tenta di coinvolgere l’ascoltatore con intelligenti soluzioni armoniche e strumentali. Le nuance sophisti-pop e jazz di “After The Solstice” sono un buon biglietto da visita delle intenzioni di Clémentine March ed è arduo immaginare che ben tredici voci siano state impiegate per il finale, dove la voce dell’autrice resta preminente e solenne.
A dispetto dell’elegante introduzione, le restanti canzoni si dilettano con vertiginose divagazioni in stile Stereolab (“Lucie”), leggerezze pop in stile Brazil-psychedelic (“Lixo Sentimental”) e delizie disco che elevano il tasso alcolico dell’album con stranianti interventi di fiati ed Evelyn Grey dei Tapir! che duetta pensando agli Chic (“Fireworks”).
Le cronache raccontano che Clémentine March abbia estrapolato il titolo dell’album dalla canzone di Jim Steinman scritta per Bonnie Tyler “Total Eclipse Of The Heart”: questo potrebbe in parte spiegare la roboante presenza di un rock sbilenco come “Upheaval” o l’irrazionale groove funky-jazz di “Symptomatique”. E’ comunque evidente che per l’autrice la musica sia una materia tanto malleabile quanto imprevedibile.
Disinvolta e senza regole apparenti, Clémentine March si destreggia tra ballate country alla Tom Waits (la struggente e dissonante “Honestly”), eleganti e malinconici valzer mitteleuropei (“Les Années”), reminescenze folk anni 70 (“You Are Everywhere”) e brani celtic-soul dalle complesse soluzioni armoniche (la title track).
“Powder Keg” è un disco che certifica la malleabilità artistica della musica pop, una raccolta di canzoni che cita Rita Lee, Kid Creole e David Bowie come se appartenessero a un unico fronte sonoro. E se avete ancora perplessità e timori sul reale potenziale della cantante anglo-francese, dedicate i prossimi sette minuti e ventidue secondi alle suadenti ed enigmatiche trame di “The Power Of Your Dream”. Il disincanto vocale, l’atipico tempo di bossa nova e il dispettoso ma elegante tocco del sassofono vi regaleranno un momento di pura astrazione e incanto sonoro: ridestarsi sarà come uscire fuori da un trip.
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25/02/2026