KULA SHAKER - Wormslayer

2026 (Strange f.o.l.k llp)
britpop, psych-rock

Rieccoci, con cadenza sempre più regolare, a parlare dell’abilità di Crispian Mills e soci nel pubblicare album inappuntabili, infarciti di canzoni come minimo godibili, spesso ben più che interessanti. Un istinto di autoconservazione che, a ben vedere, va a braccetto con la parabola “senile” (ci si perdoni il termine) di formazioni che hanno bazzicato la stessa scena – Blur, Charlatans, Suede… – quel britpop tanto vituperato per la sua leggerezza di toni e di contenuti ma che, con il senno di poi, ha sfornato una generazione di musicisti in grado di resistere con fierezza e apparente imperturbabilità alle intemperie del tempo che passa.

“Wormslayer”, che esce a trent’anni tondi tondi dall’esordio-bomba “K“, è l’ennesima scorribanda del combo inglese in quel luogo che non c’è in cui britpop, rock psichedelico, folk, blues convivono pacificamente, infischiandosene bellamente di mode, tormentoni e quisquilie mondane varie ed eventuali. Se proprio volessimo cercare un qualche motivo di novità, ecco, forse – e non è poco, a ben vedere – qui c’è meno Oriente rispetto al solito, meno India, almeno sulla superficie. In pratica l’esatto contraltare di “1st Congregational Church…“, pubblicato tre anni e mezzo fa, al quale è legato per via dell’ispirazione che lo guida.

C’è tanta psichedelia, e non solo tra le righe, ma anche in primissimo piano: non è così semplice trovare nell’ormai vasta discografia dei Kula Shaker qualcosa di simile a “The Winged Boy”, avamposto a suo modo coraggioso che va a collocarsi tra le lande acide degli anni Settanta. Se il folk stavolta è piuttosto minoritario in termini numerici (l’ottima “Little Darling”, l’incipit di “Shaunie”, ma anche “Day For Night” e la reinterpretazione di “Be Merciful”), stupiscono – ma fino a un certo punto – la quantità e la qualità dei singoli pubblicati. Si passa dal blues polveroso di “Lucky Number” al midtempo ciondolante di “Good Money”, un marchio di fabbrica che i Kula Shaker sembrano poter riproporre all’infinito.

Un po’ le stesse cose che si possono dire di “Charge Of The Light Brigade”, che accelera sul metronomo e torna a solleticare il folk-rock. E mentre la title track prova a far riecheggiare lo spirito (e le divinità) di “K”, non senza sfoderare delle discrete mazzate elettriche, un capitolo a parte lo merita “Broke As Folk”, pezzo che non teme il confronto con il repertorio di tre decenni fa: un tripudio di giri di organo e di basso Doors-iani che sfociano in grandiosi ritornelli. Per chi non è insensibile alla materia, roba da pelle d’oca. Ma sul serio.

02/02/2026

Tracklist

  1. 1. Lucky Number
  2. 2. Good Money
  3. 3. Charge of the Light Brigade
  4. 4. Little Darling
  5. 5. Broke As Folk
  6. 6. Be Merciful
  7. 7. Shaunie
  8. 8. The Winged Boy
  9. 9. Day For Night
  10. 10. Wormslayer
  11. 11. Dust Beneath Our Feet

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