In “Crudele fisica dell’amore” le chitarre ricordano i Mary in June e l’uso del falsetto risulta gradevole e per nulla adolescenziale. “Non dare al romanticismo una chance” ha un titolo, neanche a dirlo, vincente e una sua personalità sia nell’uso delle ritmiche, che qui si fanno particolarmente interessanti, sia nella scelta dei suoni e delle voci psych-frizzanti. Il secondo ritornello, che deve sicuramente molto a un sound che passa per Tame Impala, MGMT, ma anche War on Drugs, si espande in una coda di rock lo-fi schietto, che diventa a tratti delirante in chiusura di uno dei pezzi del disco con più respiro internazionale.
La seguente “La Badessa” parte anch’essa con ricami di synth sullo sfondo, sorprende nella ripresa della strofa totalmente inaspettata, e per lo spazio che riserva alle uniche liriche in inglese dell’album, incastonate in uno dei momenti musicalmente migliori. “JC”, altro pezzo forte, uno di quelli con più carattere. Vocalmente ricca di variazioni timbriche, delinea un racconto dolcemente sensuale della bellezza, regalato a una donna che forse non saprà mai di questa canzone ma che vale comunque la pena amare, in una sorta di celebrazione dell’amore per l’amore, dell’amore come sentimento che ci tiene in vita.
La chiusura è affidata a “Lilli nella foresta”, strutturalmente la più atipica, che conferma uno schema ritmico e melodico fatto di sospensioni. Qui più che in altre tracce si sente far capolino un violino che entra in punta di piedi nella seconda strofa e non ci lascia più fino al crescendo finale che si dissolve gradualmente, dando perfetta conclusione alla tracklist.
Questo omonimo debutto, così come i tre singoli e video, dalla regia sintetica ma efficace, dicono forte e chiaro che i Gastone sono un po’ folli, e forse proprio per questo incuriosiscono tanto. Testi interessanti, trenta minuti e sette tracce, firmate dalla romana Mattonella Records: un lavoro sicuramente ispirato che non stravolge le nostre certezze musicali, ma che si fa ascoltare piuttosto voluttuosamente e soprattutto ci regala un significativo momento d’evasione dalla monotonia quasi snervante dell’ormai super-inflazionato indie-pop italiano, che a volte sembra prodotto e confezionato in serie.
“Sono Lucifero solo quando ho un angelo di fianco a me”, dice “Lilli nella fortesta”, per questo noi dal prossimo disco ci aspettiamo un Lucifero e basta, che osi ancor di più senza bisogno di un angelo al suo fianco.
04/02/2018