Phil Elverum ritorna dopo cinque anni col suo
moniker della maturità, con cui dal 2004 ha firmato la maggior parte delle opere. Torna dopo aver riconciliato (di nuovo) Mount Eerie con Microphones nel meraviglioso "
Microphones in 2020" (P.W. Elverum & Sun, 2020), e lo fa realizzando un album di incredibile intensità e prezioso artigianato, registrato dal 1° dicembre 2022 al maggio 2024 "nowhere", come indica l'autore sulla foto dello studio (domestico) all'interno del disco. Come ormai ci ha ben abituato Elverum, "Night Palace" non è "solo" un disco, ma è un'opera concettuale totale, espressione di un artista in grado di connettere in maniera viscerale la poesia, la fotografia, la pittura, il video a un'esperienza sonora che coniuga, in maniera unica, il
songwriting e la
sound art. Il cantautore americano ha sempre operato attraverso pratiche
Do-It-Yourself, facendo del
lo-fi non solo una scelta etica ed estetica, ma soprattutto una pratica filosofica dai tratti media-archeologici, fatta di strumenti acustici e macchine a nastri al limite dell'obsolescenza, distorsioni rarefatte e cori cristallini, ricordi, impressioni, presenze-assenze.
Il centro di questa umbratile e imperiosa nuova opera - circa 81 minuti di musica ripartita in 26 tracce che compongono due vinili - è ancora una volta il Mount Erie nello stato di Washington, ai cui piedi poggia la città marina di Anacortes, collocata su una penisola che si affaccia su un frastagliato arcipelago di isole nel Pacific North-West, al confine tra Usa e Canada. La sagoma notturna della montagna che si affaccia sul mare, insieme alla scritta a mano dai tratti incerti "Night Palace", domina la copertina realizzata dallo stesso Elverum. È il paesaggio struggente di una terra antica, un tempo custodita dalla popolazione Samish, nonché luogo in cui Elverum è nato e da dove non si è mai spostato, vivendo in piena sintonia col territorio e con tutti gli umori e le vibrazioni create dal suo essere lì, in quel momento e in quel tempo.
La sua presenza, col suo punto di vista sempre espresso e collocato nei brani, si fa snodo in una rete elettromagnetica di tensioni ed emozioni, espressione di forze naturali e sovrannaturali attraversate da scosse telluriche, temporali laconici, aurore frementi, sogni acustici e rievocazioni fantasmatiche, soprattutto quelle in cui ritorna la compianta moglie Geneviève. Da quel 2016 dove tutto cambia, come scrive l'autore nella bio nel disco.
L'album compie un percorso sonoro complesso e stratificato, che sfugge a descrizioni e interpretazioni, ma che chiede di essere attraversato e compartecipato. Le canzoni cambiano frequentemente tessitura, ritmo,
mood: niente è stabile non solo da un brano all'altro, ma all'interno di una stessa canzone. Apre l'elegia
dronica che dà il nome all'opera, un quasi-manifesto:
Living close to the ground
I talk back to birds way more than I used to
A spirit world found
Out past
Where belief blows away
"Night Palace" offre subito un'enorme varietà di generi, riverberi, espressioni: dal
songwriting post-rock/jazz à-la Karate ("Huge Fire") alla
ballad ("My Canopy"), dall'electro-pop lieve ("Walk") al folk elegiaco ("Blurred World"), dall'
indie psych-pop di
Guided By Voices e
Yo La Tengo ("Empty Paper Tower Toll", "Non-Metaphorical De-Colonization") a quello
noise dei
Dinosaur Jr. ("Writing Poems"), dal
lo-fi ("I Saw Another Bird") all'
hi-fi ("I Spoke With A Fish"). Ma non è (affatto) tutto così lineare. "Night Palace", infatti, integra costantemente svariati stilemi in singoli brani, facendone il tratto caratteristico dell'album: il
minimalismo con lo slowcore e il
doom ("Breaths"); il
songwriting più scarno con la
sound art più assoluta ("I Heard Whales (I Think)"; le filastrocche indie psichedeliche con laceranti
drones senza pulsazioni ("Co-Owner Of Trees"); il folk con lo spiritual ("the Gleam, pt. 3").
Il finale ci porta a un esercizio speciale di ascolto e percezione. "Demolition" ci trasporta tra i barbagli del vento che fischia sulle finestre dello studio, facendo vibrare le reti dei tamburi e scoccare i legni, su cui si apre la
spoken-poetry di Elverum in omaggio alla terra e a Mother Night, un "urlo" anticolonialista cadenzato dall'organo e dalla chitarra che conduce al "silenzio" della pioggia. "I Need New Eyes", infine, ci immerge in
drones noise, vocalizzi e organi sacri in un esercizio di sottrazione verso poche, esili note pizzicate, presto gonfiate da
fuzz e
delay.
Now I'm starting at a boulder trying to tell myself
"this didn't rise"
I need new eyes
August 12th, 2023
Hannegan Peak
Il doppio vinile è (ancora una volta) un'opera d'arte realizzata da Elverum, comprese tutte le note scritte di suo pugno: l'interno non si sfoglia, ma si apre letteralmente, restituendo non solo un gigantesco poster da attaccare al muro - che ripropone un'ambientalizzazione dell'opera nei nostri spazi, come nello studio dell'artista - ma soprattutto la biografia, le fotografie dei luoghi dove l'album è stato realizzato (inclusa la fabbrica per la stampa dei vinili), le immagini e i testi che hanno ispirato il disco brano per brano, che sono entrati in vibrazione con l'universo sonoro del compositore e che vanno a comporre una mappa stratificata del suo tempo e del suo immaginario, una sorta di "Atlante Mnemosyne" di
warbugiana memoria, che ci permette di seguire, ricostruire e interagire con la psico-geografia di Elverum in un'America rurale ancestrale dai tratti misteriosi. A completare l'opera, l'omonimo libro contenente i testi - in edizione
letterpress a tiratura di 2000 copie - a esaltare la dimensione di poesia sonora delle liriche di Elverum, oltre a quei tratti narrativi ben cristallizzati nel precedente "Microphones in 2020".
Con "Night Palace" Elverum tratteggia una genealogia complessa: di se stesso e delle sue relazioni, degli Usa e della sua storia, della sua terra e dei suoi spiriti, del
lo-fi e dell'arte sonora, della musica e delle altre arti. "Una" genealogia e "una" storia, tra le genealogie e le storie. In movimento perpetuo da fermo, contro il nomadismo genetico della società liberista e capitalista per eccellenza. E noi ci troviamo di fronte all'opera immensa di uno dei compositori più importanti della sua (e nostra) generazione.