Anthrax

Anthrax

Big in New York

di Antonio Silvestri

Non sono mai diventati una superpotenza del rock come i Metallica, né una formazione idolatrata da intere generazioni di metallari come gli Slayer, ma non sono affatto una band minore, anzi: ripercorriamo la carriera degli Anthrax, storici apripista della scena metal sulla costa atlantica

Originari di New York, gli Anthrax del chitarrista Scott Ian e del bassista Daniel Lilker nascono nel 1981 e nel nome si ispirano all’infezione batterica detta anche “carbonchio”. Questa curiosa scelta, pienamente in linea con l'estetica truce e negativa dell'heavy-metal, sarà alla base di qualche problema all'inizio del terzo millennio, di cui parleremo al momento opportuno.
La formazione è instabile, ma nonostante questo inizia ad esibirsi già nel 1982, forte delle prime registrazioni sotto forma di demo. I due fondatori, che rimangono dei punti di riferimento mentre cambiano tutti gli altri strumentisti, conoscono e diventano amici di Jon Zazula, l'uomo che con la sua Megaforce Records ha pubblicato l’esordio dei Metallica, l’epocale “Kill’ Em All” (1983). Questi pubblica il primo singolo della band, “Soldiers Of Metal” (1983), facendolo produrre da Ross The Boss dei Manowar.
Così inizia una delle più importanti esperienze del thrash-metal, quella di una formazione che ha dovuto subire tensioni interne, avvicendamenti, periodi di crisi e il confronto con colleghi più amati e celebrati come i già citati Metallica, ma anche i più estremi Slayer. Inseriti, con pieno diritto, nei “Big Four” del thrash-metal, gli Anthrax sono più simili alla quarta formazione del gruppo, i Megadeth di Dave Mustaine, quantomeno per quanto riguarda la discografia discontinua e la vicinanza a un pubblico più ristretto, di appassionati di heavy-metal più che frequentatori casual del genere. Non sono mai diventati una superpotenza del rock come i Metallica, né una formazione idolatrata da intere generazioni di metallari oltranzisti come gli Slayer. Ciò premesso, non sono affatto una band minore, e il loro contributo al thrash-metal conserva tratti originali che le altre tre band del quartetto non hanno mai espresso. Sono loro gli apripista, insieme a formazioni storiche come Overkill e Nuclear Assault, della scena metal della costa atlantica. Ripercorriamo dunque la loro storia, dalle origini a oggi.

Got my foot pinned to the floor
You can feel the engine roar
I got thunder in my head
I'm metal thrashing mad
Whoa-yeah!
("Metal Thrashing Mad")

Parte del loro destino di co-protagonisti, spesso in secondo piano, è spiegato anche dal fatto che l'esordio Fistful Of Metal (1984) suona aggressivo e veloce, ma anche assai meno avveniristico o anche solo innovativo rispetto a quello degli altri già citati tre colleghi del thrash-metal. Il primo frontman Neil Turbin è ancora legato alle ugole della NWOBHM, soprattutto quella di Rob Halford dei Judas Priest, e in generale i punti i riferimenti della formazione non hanno niente a che fare con l'attitudine hardcore-punk che pure permea a fondo i primi Metallica e gli Slayer. Quando queste due band hanno dovuto tributare altre formazioni, hanno optato per artisti come i Misfits, i Motorhead, i Minor Threat, mentre nel loro esordio gli Anthrax propongono una cover di "I'm Eighteen" di Alice Cooper.
Niente, quindi, che risulti fondamentale, in scaletta? In realtà il ruolo dell'album è stato di un certo rilievo nell'accendere l'attenzione sulla scena metal di New York, proponendo un sound supersonico, propulso soprattutto dalla batteria suonata da Charlie Benante, e decisamente tagliente, che non condivide la truculenza di altri colleghi. Si prendano due esempi: "Panic", che pur nel suo procedere a rotta di collo non disdegna lunghe melodie di chitarra e un assolo scintillante; "Metal Thrashing Mad", un potenziale inno, ma forse più calzante per lo speed-metal che per il thrash-metal, difficile da declinare con questo stile di canto. Curiosamente, proprio per quest’ultimo brano il giornalista Malcolm Dome ha coniato l’etichetta “thrash-metal”. Non è un caso che il brano più vicino a questo stile sia lo strumentale "Across The River", che si emancipa con più convinzione grazie alla mancanza della parte cantata. I brani lunghi e articolati, potenti ma mai viscerali, come "Death From Above", hanno un quid da stile di transizione, e il pregio storico di fotografare un cambiamento in corso. Il contraltare di questa peculiarità è che Fistful Of Metal suona oggi come un reperto di un'altra era geologica metallica.

Poco dopo la pubblicazione, il bassista e fondatore Danny Lilker viene licenziato per la sua presunta imperizia allo strumento, che lui cercherà sempre di smentire, e sostituito da Frank Bello. Turbin, che ha contribuito in modo importante alla composizione dell’esordio, è allontanato dal chitarrista Scott Ian e dal batterista Benante per poter meglio controllare il processo creativo.

Destroyer of life, Demon
Oh, I'm ready to strike, Gorgon
(da "Medusa")

Matt Fallon, attivo anche con gli Skid Row, entra in formazione nel 1984, ma resiste solo qualche mese. Nel 1985 arriva Joey Belladonna, un istrionico, trascinante cantante destinato a lanciare la formazione in orbita con le sue performance travolgenti: è l'elemento che mancava alla band, la scintilla che porterà alla deflagrazione. L’occasione per far esordire la nuova ugola è l’Ep Armed And Dangerous (1985), che non a caso contiene anche una cover dei Sex Pistols, la celebre “God Save The Queen”: è, in qualche modo, un piccolo evento simbolico, che segna l’emancipazione dagli iniziali punti di riferimento stilistici verso lidi più fragorosi e punk. Il brano che dà il titolo è una ballata dai toni prog-metal, che richiama quanto proposto dai Fates Warning prima di lanciarsi in una lunga e violenta sfuriata thrash-metal.

Per il resto, è poco più di un antipasto per il ben più consistente Spreading The Disease (1985), l’album che aggiunge definitivamente gli Anthrax sulla mappa del thrash-metal e garantisce loro un posto nella storia del metal tutto. Pubblicato su etichetta Island, quindi con tutte le potenzialità dovute alla presenza di una major, è sospinto dal singolo “Madhouse”, spettacolare show pirotecnico delle chitarre. L’opener “A.I.R.” è già ben altra cosa rispetto all’esordio, una cattedrale chitarristica che per complessità e ricchezza compositiva non ha nulla da invidiare ai coevi Metallica. L’anima più docile e melodica di “Lone Justice” è bilanciata dai suoi cari da pub, ma conserva gelosamente un’idea di divertimento più hard’n’heavy che thrash-metal. Molto più feroci “S.S.C./Stand Or Fall”, prima mediorientale e poi vorticosamente chitarristica, quindi una cavalcata a rotta di collo che procede a massima velocità senza per questo trovate ganci melodici, e soprattutto “Aftershock”, un’interpolazione fra le sfuriate senza compromessi dei Motorhead e gli arrembaggi chitarristici dei Megadeth, che avevano esordito pochi mesi prima.
Altro momento fondamentale dell’album è “The Enemy”, col suo groove cadenzato e corazzato in grado di anticipare gli sviluppi novantiani del genere: questi Anthrax saranno fra i più saccheggiati dal nu-metal e dagli epigoni di fine millennio. Fra i classici annoveriamo anche “Medusa”, ovvero gli Iron Maiden riletti alla luce del thrash-metal, con una simile epica, l’immaginario fantastico e i lancinanti acuti operistici. Chiude la scaletta di nove brani la velocissima “Gung-Ho”, con quel finale da antologia, esplosivo e liberatorio, dove sembra che le chitarre diano fondo a tutte le loro energie in un ultimo, parossistico assalto, peraltro supportato dal furioso contributo batteristico di Benante, per poi delirare con un motivetto demenziale e un’accelerazione comica condita di urla sguaiate.

Se, dunque, Spreading The Disease è decisamente più conforme al vangelo del thrash-metal, con il suo battere spesso bestiale, la velocità folle e l’intensità estrema, gli Anthrax non rinunciano a se stessi, ma piuttosto amalgamano meglio la loro peculiare materia sonora in un’opera decisamente più matura. Joey Belladonna è un cantante ideale per la formazione, capace di interpretarne sia l’aspetto più feroce che quello più melodico, mentre Charlie Benante si rivela formidabile alla batteria, fra ritmi più cadenzati e sfuriate dissennate, formando con Frank Bello una sezione ritmica assai più incisiva rispetto a quella dell’esordio. Dan Spitz e Scott Ian, alle chitarre, sono però la vera punta di diamante, un arsenale di riff e assoli che lascia senza respiro e rende l’opera godibile e vivace, talmente longeva da risultare dopo sette lustri ancora una gioia per i timpani, impegnati a seguire le continue evoluzioni dei due lungo i brani.

Fifteen years in the academy
He was like no cadet they'd ever seen
A man so hard, his veins bleed ice
And when he speaks he never says it twice
They call him Judge, his last name is Dredd
So break the law, and you may wind up dead
Truth and justice are what he's fighting for
Judge Dredd the man, he is the law
Drokk it
(da "I'm The Law")

Il celebre Eddie Kramer è il produttore del terzo album, Among The Living (1987), l’opera della consacrazione e della definitiva maturità. Questo avviene grazie ad alcuni classici del loro repertorio, la spassosa “I Am The Law”, la trascinante “Caught In A Mosh”, la pirotecnica “Skeleton In The Closet” e la più articolata e persino impegnata “Indians”, quest’ultima accompagnata addirittura da un video musicale con una certa rotazione su Mtv: erano davvero altri tempi.
Dedicato al bassista dei Metallica prematuramente scomparso Cliff Burton, amico della formazione e compagno sull’etichetta Megaforce, è un album attraversato da numerosi riferimenti al contesto sociale e alla cultura popolare, che sfoggia un grande equilibrio fra dirompente energia ed elaborata melodia, oltre a una certa dose di ironia che contrasta con la seriosità di molti loro colleghi. A differenza dei tenebrosi e lugubri Slayer e degli iracondi Metallica, ma anche distaccandosi dagli appena meno seriosi Megadeth, gli Anthrax mettono insieme un disco dal quale traspare un senso del divertimento e una vitalità che ne fanno il perfetto party album per tutti i metallari di ieri e di oggi.
La title track si ispira al romanzo "L'ombra dello scorpione" di Stephen King e "Skeleton In A Closet" ai racconti di "Stagioni diverse" del medesimo autore , mentre "I'm The Law" cita la celebre frase e molti personaggi e situazioni del fumetto del Giudice Dredd: è questo l'immaginario, colorito e popolare, a cui si ispirano questi Anthrax. "Efilnikufesin (N.F.L)" si ispira invece alla vita di John Belushi.
Inserito nel celebre libro "1001 Albums You Must Hear Before You Die", nella lista "The 100 Greatest Metal Albums of All Time" (alla posizione #20) di Rolling Stone e nella hall of fame della rivista Decibel, l'album diventa anche disco d'oro nel 1990 in occasione delle prime 500 mila copie vendute ed è considerato uno degli ascolti essenziali di tutto il thrash-metal e dell'heavy-metal ottantiano. Chi volesse approfondire il periodo d’oro della formazione si procurerà I’m The Man (1987), un Ep che contiene l’innovativo rap-metal da Beastie Boys della canzone eponima, qualche brano live e una cover dei Black Sabbath.

Life can be a real ball
State of mind
Euphoria
("Be All, End All")

Il successivo State Of Euphoria (1988), comunque giunto al disco d'oro e al #7 della classifica americana Billboard 200, è facilmente adombrato dalla coppia di album che lo precedono, ma in realtà forma con essi una triade del sound classico della band. Charlie Benante è l'unico compositore e questo rende l'opera coerente e fortemente ritmica. L'opener "Be All, End All" è uno dei loro inni più corali e travolgenti, con una dinamica fra accelerazioni e frangenti più cadenzati che poi attraversa l'intero album, fungendo da principale movimentatrice delle tracce.
La cover dei francesi Trust, l'hard-rock virato thrash di "Antisocial", spezza i toni leggermente più seriosi dell'album, peraltro più duro e spigoloso dei precedenti anche nella produzione, affidata a Mark Dodson (Judas Priest, Metal Church). Prende piede in quest'album anche la tendenza a partorire brani martellanti, com'è il caso di "Who Cares Wins", sette minuti e mezzo per pettinarsi i timpani come si deve.
Ingiustamente dimenticato, schiacciato dai due lavori precedenti e dal successivo periodo di celebrità della band come ispiratrice del crossover con l'hip-hop e di alcune tendenze del metal novantiano, State Of Euphoria non manca di alcuni brani all'altezza dei più celebrati classici della formazione, compresa la conclusiva "Finale", un'orgia chitarristica sospinta da una batteria furiosa lanciata in orbita da un'accelerazione vertiginosa finale.
I più appassionati si procureranno anche Penikufesin (1989), Ep che contiene soprattutto cover e versioni alternative ed è anche l’ultimo Ep del periodo storicamente più rilevante: seguirà dopo un decennio Inside Out (1999, con tre cover), quindi Summer 2003 (2003, con cinque cover) e poi Anthems (2013, con ben sei cover).

Persistence Of Time (1990) segna un cambio di formato più marcato, verso brani estesi della durata di sei o sette minuti che lasciano poco respiro all'ascoltatore nella prima parte della scaletta. Sono lunghe, sferraglianti e martellanti cavalcate che tuttavia non si distinguono per spunti progressive o contaminazioni, ma rimangono cocciutamente ancorate a un linguaggio metal duro e puro. Decisamente più adulto nei temi, e purtroppo anche assai meno divertente, è un lavoro pesantemente ritmico e non concede molto alle melodie orecchiabili, preferendo vigorose esplorazioni chitarristiche a volumi assordanti. L'eccezione è la vivace cover di Joe Jackson "Got The Time". Ne risulta sacrificata la voce di Belladonna, costretta in strutture claustrofobiche che non concedono lo spazio necessario per le sue tipiche acrobazie sugli alti. Alcuni brani sono comunque da annoverarsi fra quelli che hanno probabilmente ispirato la declinazione più groovy del metal di fine millennio, quali ad esempio "Keep It In The Family".

Whatcha gonna do? Rap is not afraid of you
Beat is for Sonny Bono, (Beat is for Yoko Ono)
Run-DMC first said a DJ could be a band
Stand on its own feet, get you out your seat
Beat is for Eric B. and LL as well, hell
Wax is for Anthrax, still it can rock bells
Ever forever, universal, it will sell
Time for me to exit, Terminator X-it
(da "Bring The Noise" dei Public Enemy)

La curiosa compilation Attack of The Killer B's (1991), certificata disco d'oro, contiene alcune rarità e soprattutto la collaborazione tanto famosa con i Public Enemy per una versione metallica di "Bring The Noise". Neanche a dirlo, è un brano spesso preso a modello dal rap-metal e dal nu-metal di fine millennio, uno scontro fra due mondi all'epoca considerati distanti se non addirittura opposti che non può dirsi esattamente impeccabile, ma anzi un po' confuso e caotico, ma che colpisce comunque per il coraggio e per i nomi coinvolti, e per il generale senso di divertimento che comunica. Per una generazione di ascoltatori è questo strano ibrido a essere il primo brano degli Anthrax da ascoltare, quasi che il periodo iniziale neanche esistesse: si ripresenta la stessa dinamica che interessò gli Aerosmith ai tempi della collaborazione con i Run-Dmc per "Walk This Way" (1986). Belladonna esce poco dopo dalla band, rendendo inevitabile un cambiamento di sound che sembra ormai necessario.

You would see if
Only
You hadn't taken things out of my hands
Only
You never wanted to understand
(da "Only")

Sound Of White Noise (1993), dal titolo fuorviante, è cantato dall'ugola più cavernosa e blues di John Bush, già negli Armored Saint. È l'occasione per allontanarsi decisamente dal modello thrash-metal per prendere una direzione chiaramente più melodica, con tutte le ambiguità dell'alt-metal e più di qualche spunto dalla moda del momento, il grunge. "Only" fa alla loro musica quello che il "Black Album" ha fatto ai primi Metallica: smussa gli angoli mantenendo la maestosità e rendendo, attraverso linee melodiche contagiose e potenti, tutto più semplice da ascoltare.
"Black Lodge", ispirata da "Twin Peaks" e suonata con Angelo Badalamenti, è una tenebrosa ballata, di grande atmosfera ma anche nella quale è impossibile riconoscere la formazione di un tempo. Nel complesso è una via d'uscita dallo stagnante thrash-metal in cui si erano arenati, ma a costo di trasformarsi in una band quasi irriconoscibile, titolare di un album dal suono avvolgente e potente, che alterna morbidezza decadente a qualche assalto assassino ("Burst", "Hy Pro Glo").
Live: The Island Years (1994) è un’occasione per riascoltare i classici cantati da Belladonna, in sede live, ma nel complesso è materiale per completisti.

Per Stomp 442 (1995) va via anche Dan Spitz, un altro preoccupante sintomo di crisi. Prende il suo posto Paul Crook, già con Meat Loaf. La promozione è scarsa e i risultati commerciali deludenti, ma anche la musica non è esattamente entusiasmante: una collezione assordante di heavy-metal di fine millennio, senza particolari motivi di originalità. Se gli affezionati possono rispolverare il chiodo d'ordinanza e le borchie arrugginite, col senno di poi si tratta di un'aggiunta molto secondaria al loro catalogo.

Con Volume 8: The Threat Is Real (1998) la formazione cerca di reagire all'ondata nu-metal. Lo fa suonando un hard'n'heavy da post-grunge, corazzato e melodico, che tenta di far risultare contemporanee delle idee non particolarmente creative, spesso esaltando gli aspetti più groovy del loro sound, come nell'opener "Crush" o in "Born Again Idiot", o inserendo melodie avvolgenti nel pur presente spirito da rocker, come in "Harms Away". C'è persino del country in "Toast To The Extras", oltre a qualche momento demenziale e qualche filler degno più di una band adolescenziale esordiente che di signori di mezza età e tanta esperienza. Anche questa volta, alla crisi creativa della formazione si unisce la sfortuna di essersi affidati a un'etichetta, la Ignition, che fallisce poco dopo la pubblicazione.

Piove, come sempre, sul bagnato: dopo gli attacchi terroristici all’antrace del 2001, il loro nome entra nel vortice della polemica giornalistica e si inizia a vociferare di un possibile cambio di nome alle porte, che per fortuna rimane solo un rumor.
Il best-of Return Of The Killer A's (1999) si prende la briga di raccogliere il meglio della carriera, escludendo l’acerbo esordio, facendo meglio della compilation Madhouse: The Very Best Of Anthrax (2001), assemblata senza alcuna partecipazione della formazione e con alcuni marchiani errori. Il meglio sarà fatto da Anthrology: No Hit Wonders (1985–1991) (2005), raccolta doppia del periodo classico.

You have always been my safe home
I walk, I run, I burn out into you
You have always been my safe home
My whole world has moved on
(da "Safe Home")

Rob Caggiano entra come chitarrista per We've Come For You All (2003), più volte posticipato, un album in cerca di un connubio fra hard-rock, heavy-metal, speed-metal e thrash-metal e di una propria dimensione nel contesto musicale di fine millennio. Di fatto, nell'album la band decide di produrre autonomamente in modo moderno canzoni che potrebbero risalire a un decennio prima. Rispetto alle due prove che lo precedono, questo nono album in studio torna quantomeno a graffiare oltre che stordire, piegando l'enfasi ritmica a proprio vantaggio in "What Doesn't Die", foriera di una fiammata hardcore-punk, e bilanciando potenza e melodia in midtempo micidiali come "Superhero". Ora anche una ballata come "Safe Home" sembra al suo posto, un naturale approdo per la sopraggiunta riflessività di mezza età. Quando decidono di spingere sul pedale, poi, riescono a fare ancora paura, come in "Black Dahlia", degna del "God Gates US All" (2001) dei colleghi Slayer.

Nel 2004 arriva anche la compilation The Greater of Two Evils, una raccolta di vecchi brani risuonati dalla formazione nella sua incarnazione del momento.
Nel 2004 Frank Bello abbandona per gli Helmet, sostituito da Joey Vera (Fates Warning, Armored Saint). Pure Bush abbandona nel 2005, e non rimane che rifondare il tutto per immaginare un futuro. Gli Anthrax lo fanno rispolverando la line-up con Scott Ian, Charlie Benante, Dan Spitz, Joey Belladonna e Frank Bello e suonando per intero Among The Living dal vivo. L'atteso nuovo album non arriva, però. Belladonna rifiuta di lavorare al decimo lavoro di studio, così come Bush.

Arriva Dan Nelson dei Devilsize e ritorna anche Caggiano alla chitarra, ma il primo resiste fino al 2009 e poi viene licenziato. Ritorna a grande richiesta Bush, poi abbandona quando si prospetta un epocale tour dei "Big Four" del thrash-metal: sarà un redivivo Belladonna a cantare in quelle occasioni, in sette concerti-evento nel 2010, compresa una data a Milano. È un tardivo coronamento della carriera, quando ormai sembra irrimediabilmente compromessa, e anticipa non una ma addirittura tre nomination ai Grammy nel triennio 2012-2014.

Nello stesso, lungo periodo fuori dallo studio, fioccano i documenti live: Music Of Mass Destruction (2004, cd + Dvd), Alive 2 (2005, cd + Dvd), Caught In A Mosh: BBC Live In Concert (2007, ma con registrazioni del 1987) e soprattutto The Big Four: Live From Sofia, Bulgaria (2010), testimonianza di un evento più unico che raro e ideale momento di allineamento delle carriere delle quattro band in un colossale live-album trasmesso anche in alcuni cinema, della durata totale di 317 minuti.
Chi non volesse però dividere la sua attenzione con altre band, deve affidarsi a Chile On Hell (2014), se vuole vedere i propri beniamini in un’esibizione più recente, o optare per un Kings Among Scotland (2018) per chi preferisse un’ambientazione europea. Non c’è dubbio che la dimensione live restituisca parte della magia della formazione, ma comunque nessuno di questi documenti aggiunge qualcosa che non si possa percepire anche dai lavori di studio, con l’eccezione del concerto in gruppo con gli altri thrasher, il quale rappresenta l’occasione di mettere a fuoco anche punti di contatto e divergenza con gli altri tre grandi nomi del genere.

Il tanto atteso Worship Music (2011) è un inaspettato colpo di coda, il ruggito di un vecchio leone che prima di ritirarsi tenta un ultimo assalto. Era lecito anche che quest'album non arrivasse mai, ma il fatto che si possa considerare fra le loro opere migliori, sotto al trittico classico, è una sorpresa di quelle che fanno la gioia degli appassionati. Sarà il ritorno di Belladonna, sarà la mancanza di ogni tentativo di suonare alternativi e rinnovati, fatto sta che questo decimo capitolo in studio diverte e fa sentire a casa, dall'iniziale e travolgente "Earth On Hell", passando per il thrash-metal spaccasassi di "Fight 'Em 'Til You Can't", lo show chitarrististico di "The Giant", l'inno "The Constant" o la conclusiva mattanza di "Revolution Screams".

Nel 2013 Johnatan Donais sostituisce Caggiano alla chitarra. È il momento di un victory-lap come For All Kings (2016), un'ideale conclusione di una lunga e travagliata carriera dove gli Anthrax fanno gli Anthrax, riducendo un po' l'auto-ironia ma anche regalando qualche ultimo brano da ricordare, in particolare "Blood Eagle Wings".

Anthrax

Big in New York

di Antonio Silvestri

Non sono mai diventati una superpotenza del rock come i Metallica, né una formazione idolatrata da intere generazioni di metallari come gli Slayer, ma non sono affatto una band minore, anzi: ripercorriamo la carriera degli Anthrax, storici apripista della scena metal sulla costa atlantica
Anthrax
Discografia
 

Fistful Of Metal (Megaforce, 1984)

 
 Armed And Dangerous (Ep, Megaforce, 1985) 
Spreading The Disease (Megaforce/Island, 1985)    
Among The Living (Megaforce/Island, 1987) 
 

I'm The Man (Ep, 1987, Island)

 

State Of Euphoria (Megaforce/Island, 1988) 

 

 

Penikufesin (Ep, 1989, Island)

 
 

Persistence Of Time (Megaforce/Island, 1990)

 

 

Attack of the Killer B's (compilation, Island, 1991)

 
 

Sound Of White Noise (Elektra, 1993)

 

 

Live: The Island Years (live, 1994, Island)

 
 

Stomp 442 (Elektra, 1995)

 
 Volume 8: The Threat Is Real (Ignition, 1998) 
 Return of the Killer A's (compilation, Beyond, 1999) 
 Madhouse: The Very Best Of Anthrax (compilation, Island, 2001) 
 We've Come for You All (Sanctuary, 2003)    
 Music Of Mass Destruction (live, 2004, Sanctuary) 
 The Greater Of Two Evils (compilation, Sanctuary, 2004) 
 Alive 2 (live, 2005, Sanctuary) 
 Anthrology: No Hit Wonders (compilation, Island, 2005) 
 Caught In A Mosh: BBC Live In Concert (live, Universal, 2007) 
 The Big 4 Live From Sofia, Bulgaria (live, 2010, Warner Bros.) 
Worship Music (Megaforce, 2011) 
 Anthems (Ep, 2013, Megaforce) 
 Chile On Hell (live, 2014, Nuclear Blast) 
 For All Kings (Megaforce, 2016)    
 Kings Among Scotland (live, 2018, Nuclear Blast) 
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