La carriera di Franco Battiato è sempre stata all'insegna dell’imprevedibilità. “Non bisogna assecondare il pubblico, bisogna disattenderlo” era il suo mantra, tradotto nella costante ricerca della sperimentazione, anche in campo pop. Ma il concetto ha trovato applicazione anche attraverso mosse spiazzanti e sortite a sorpresa. Una delle più imprevedibili risale al 1984, quando il maestro di Jonia finì addirittura sul palco dell’Eurovision Song Contest, uno dei contesti più stridenti che si possano immaginare, con la sua estetica kitsch e la sua sfrenata propensione al kolossal spettacolare.
All'epoca non vigeva la regola secondo la quale il posto all'Eurovision spetta di diritto al vincitore del Festival di Sanremo, così, su pressioni dei suoi impresari, Battiato vinse la sua iniziale e comprensibile ritrosia e accettò di partecipare alla kermesse. Sull’onda di un successo irrefrenabile che l’aveva travolto nei tre anni precedenti, grazie ad album come “La voce del padrone”, in primis, ma anche “L’arca di Noè” e “Orizzonti perduti” e a una raffica di hit scritte per colleghe come Giuni Russo (“Un’estate al mare”), Milva (“Alexander Platz”) e Alice, che aveva trionfato a Sanremo tre anni prima, con la sua “Per Elisa”. Proprio quest’ultima lo affiancò sul palco del Théâtre Municipal di Lussemburgo, in un’esibizione rimasta memorabile.
La canzone prescelta fu la splendida “I treni di Tozeur”, firmata dal cantautore siculo assieme a Saro Cosentino (testo) e al fido Giusto Pio (musica). All’Eurovision, in quel tripudio di effetti in technicolor, Battiato e Alice - più a disagio il primo, più confidente la seconda, anche sulle note alte - offrirono un’esibizione sobria, quasi algida, molto lontana dalle logiche spettacolari della kermesse. Battiato non fece nulla per conquistare pubblico e stampa, e solo su consiglio del commentatore Rai, Antonio De Robertis, si tolse gli inseparabili occhiali da sole. Il pezzo, elegante e visionario, era un perfetto esempio della poetica di Battiato: il titolo evocava un luogo sospeso tra mito e realtà, Tozeur, città-oasi tra le prime che si incontrano superata Douz, sorge ai margini di un vasto lago salato. Qui, sotto il sole che brucia l’orizzonte, si verifica il fenomeno della cosiddetta “fata morgana”: visioni tremolanti che da sempre confondono il passo dei viaggiatori. In passato si diceva di scorgere file di carovane, miraggi di cammelli e mercanti sospesi nell’aria incandescente; oggi quelle apparizioni hanno mutato sembianza e si materializzano come treni che attraversano il nulla, immagini di modernità riflesse nel vuoto del deserto. All’interno del testo, questo scenario si intreccia con i rimandi al pensiero di Georges Gurdjieff: il tema del ricordo di sé affiora come una formula magica, un sortilegio che richiama l’attenzione alla coscienza e al proprio essere nel presente. Il finale, poi, sorprende con un coro in tedesco che riprende un passo dal Flauto magico di Mozart (“Doch wir wollen ihn dir zeigen, und du wirst”). Un equilibrio tra colto e popolare, raffinatezza e immediatezza, che non aveva eguali nella competizione.
Il risultato di quella performance fu tutto sommato positivo: quinto posto su diciannove partecipanti, miglior piazzamento italiano nell’Eurovision degli ultimi dieci anni, con 70 punti totali (pari merito con il belga Jacques Zegers). A vincere la gara, però, furono tre fratelli svedesi di religione mormone, gli Herrey’s con “Diggi-Loo Diggi-Ley”, brano di scarso impatto ma supportato da una esibizione decisamente più spettacolare. Battiato stesso, anni dopo, raccontò con ironia quell’esperienza: la Emi li aveva convinti a partecipare, scommettendo su una possibile vittoria. “Né Alice né io avevamo voglia di andare: ‘Ma quale Eurofestival? Non ci interessa per niente’ – racconterà il cantautore siciliano in uno speciale di SkyArte - Insistettero e noi alla fine la prendemmo come una vacanza per divertirci un po’. Quindi prima di andare ci fu una grande riunione. Fecero le loro previsioni: ‘Andiamo tranquilli. La Spagna ci darà i 12 punti e così faranno anche Francia, Germania, Austria’. La sera del voto fu un’esperienza divertentissima. Partirono con la Francia: 1 punto; la Germania: 2 punti. Dopo sei o sette nazioni eravamo all’ultimo posto. Poi arrivò la rivincita, con le ultime sei nazioni. Dall’Islanda, dove non ci avevano mai sentito, ci diedero 12 punti. E così dalla Norvegia”.
Ma nonostante la mancata vittoria, “I treni di Tozeur” ebbe un immediato riconoscimento: entrò nella top 20 in diversi paesi europei, raggiunse il ventesimo posto in Italia e, l’anno successivo, venne inclusa nella colonna sonora di “La messa è finita” di Nanni Moretti. Per ritrovarla all’interno di un album, invece, si dovrà aspettare il 1985 per Battiato, con “Mondi lontanissimi”, e il 1987 per Alice (“Elisir”). Ancora oggi, molti appassionati dell’Eurovision considerano quel brano una delle migliori canzoni mai presentate nella storia della manifestazione.
La partecipazione all’Eurovision rappresenta così uno degli episodi più curiosi della carriera dell’artista siciliano: una parentesi a lungo dimenticata, ma capace di restituire l’immagine di un artista che, pur calato in un contesto televisivo e popolare, riuscì a imporre la propria cifra inconfondibile. Un episodio che contribuì, paradossalmente, a portare in Italia una nuova attenzione verso la kermesse europea, fino ad allora guardata con sufficienza, tanto che quell’anno la rivista Tv Sorrisi e Canzoni dedicò la copertina proprio a Battiato e Alice.
I due poi avrebbero proseguito in modo parallelo le loro carriere soliste, ritrovandosi solo a fasi alterne, fino al 2016, quando Battiato tornerà a condividere i palchi con Alice per quella che si sarebbe rivelata una delle sue ultime tournée (nel 2017, pochi mesi dopo quella serie di concerti, il suo management di annullò tutte le sue esibizioni dal vivo).
Franco Battiato ci ha lasciato nel 2021, ma l’impatto delle sue canzoni resta tuttora immutato, inclusa proprio “I treni di Tozeur”, di cui sono state realizzate cover perfino in finlandese (ad opera della cantante Seija Simola, nel 1984) e in olandese, da parte del duo Sasha & Davy (“Eeuwig bij elkaar”, 2014). Niente, ovviamente, di paragonabile a quel magico duetto del 1984 che sdoganò per una volta la canzone d’autore italiana sul palco dell’Eurovision.
28/08/2025