Jon Spencer

Jon Spencer

Blues Explosion Man

intervista di Magda Di Genova

Arrivo al locale a sound-check appena iniziato. La prima persona che noto è Jon Spencer che, con i suoi blue-jeans e un giacchino coordinato, è la persona vestita con colori più chiari di chiunque altro. Ha le mani cacciate nelle tasche dei pantaloni, Jon Spencer, e si aggira attorno al mixer con le spalle contratte e fare nervoso.
Dopo qualche minuto, il manager gli fa notare che sono arrivata. Mi si avvicina, Jon Spencer, e si presenta stringendomi la mano, mentre si porge verso di me. Ha un colorito a metà tra il pallido e il verdognolo, Jon Spencer, e si capisce che non sta affatto bene.
A check terminato torna da me, Jon Spencer, e si scusa per avermi fatto attendere. Mi dice che ha bisogno di andare a prendere il cappotto, Jon Spencer, perché ha freddo. Poi torna, Jon Spencer, stretto nel suo soprabito nero e con la faccia sepolta nella sciarpa scura.
Ci accomodiamo, Jon Spencer ed io, e si scusa ancora per avermi fatto attendere, parlando per tutto il tempo con un flebile filo di voce, Jon Spencer.


Sei nel bel mezzo di un tour infinito. In effetti vivi in tour, con la Blues Explosion, con i Boss Hog o con gli Heavy Trash.
Mi chiedo se lo consideri come una condotta di vita o come una necessità.

Adoro esibirmi, adoro tenere concerti ed è questa la ragione per cui sono perennemente in tour e continuo a lavorare in questo modo. Mi dà molta soddisfazione. Penso che sia un bisogno che ho e che devo soddisfare.
È più semplice stare in tour che a casa a New York?
La vita in tour è dura, certo. In questi giorni sto combattendo con un’infezione intestinale e non è affatto piacevole essere malati quando si è in tour. È sempre più difficile stare lontano dalla mia famiglia, da casa. Ci sono sicuramente delle situazioni poco piacevoli della vita in tour, ma mi godo ogni attimo che spendo sul palco e in cui interagisco con il pubblico.

Sono passati 22 anni dagli Shithaus. Come sei cambiato e come sono cambiati i tempi?
(sorride) Mi piace pensare di essere cresciuto un po’, di essere più saggio. Sicuramente sono cambiate tantissime cose in 22 anni. Ovviamente ho suonato con diversi musicisti e per pubblici diversi. Ho imparato a come comunicare con il pubblico. Inoltre sono invecchiato e ho messo su famiglia (sorride) e questo ovviamente mi influenza.
Potresti dire che in 22 anni sei migliorato come musicista?
(riflette a lungo. Veramente a lungo) Non saprei. ... Travis dei Sadies, con cui siamo in tour ora, è un musicista eccezionale e sa fare delle cose bellissime con la chitarra. Io penso di essere molto più istintivo, più punk.
Sono migliorato come musicista negli ultimi 22 anni? Probabilmente no, probabilmente ero molto meglio prima!

Hai presentato il blues del delta a una generazione troppo giovane e troppo influenzata da Mtv per conoscerlo. La consideravi una sorta di responsabilità o...
No! Sia l’esperienza con la Blues Explosion... (mi guarda e si ferma un attimo) Forse ti riferivi all’esperienza con R.L. Burnside (vede i miei occhi illuminarsi) Si è trattato di un’esperienza assolutamente egoistica: volevamo suonare con lui e seguirlo in tour. Era un tipo di musica che ci piaceva tantissimo in quel periodo. Ho sempre trovato molta ispirazione in artisti del passato, ma non ho mai pensato che fosse un mio compito quello di educare un pubblico giovane. Se suono con qualcuno è solo perché penso che quel qualcuno sia un musicista straordinario e voglio suonare con questo musicista. Sono ragioni personali ed egoiste e se qualcuno viene a vedere un mio concerto e conosce altre realtà, non posso che esserne contento.

Hai sempre avuto un bisogno spiccato di sperimentare. Il blues con la Blues Explosion, il rockabilly con gli Heavy Trash, ma anche le uscite The Experimental Remixes e Acme Plus.
Mi piace sperimentare suoni sempre diversi. Mi diverto molto di più con la sperimentazione che con la musica tradizionale. Mi piace il rumore e creare suoni sempre nuovi. Sperimentare è quello che ho sempre e solo voluto fare.
Pensi che il pubblico abbia recepito bene The Experimental Remixes e Acme Plus e che li abbia capiti davvero?
Non saprei. Non penso affatto a queste cose quando lavoro a un disco, tendo tendenzialmente a soddisfare me stesso.

I video che vengono girati per i tuoi progetti sono sempre stati molto interessanti. Immagino tu dia ai videoclip una certa importanza.
Non più così tanto. Forse era così fino a qualche anno fa, ma ora non più.
Eri un film-maker, pensavo ti venisse naturale supervisionare in qualche modo i tuoi video.
Sono molto attento all’immagine in generale. Mi piace che i video siano interessanti e che il packaging del cd sia curato. Mi rendo partecipe di tutto questo, ma preferisco che sia qualcun altro ad occuparsi dei video.

Si dà sempre più importanza alle liriche, tu invece continui a non curartene più di tanto.
Penso che l’importanza maggiore spetti alla musica e non alle parole. Sono convinto che le parole nel rock’n’roll non siano poesia e non riesco a considerarle tali.

Parliamo un po’ della tua collaborazione con Eros Ramazzotti. Ti prego, dimmi che l’hai fatto per i soldi.
A questo punto Jon spegne il registratore.
Non ho voglia di parlarne.
Accidenti, così duro? Dai, a registratore spento.
No, no. Assolutamente. Guarda, non ho nessunissima intenzione di parlarne.

Mi racconti come si sono formati gli Heavy Trash?
Matt e io ci conoscevamo da parecchi anni e mi è sempre piaciuto molto lo stile che ha di suonare la chitarra. A un certo punto siamo diventati amici e passavamo molto tempo insieme a New York. Non c’era nessun’idea di formare un gruppo, eravamo semplicemente buoni amici e più parlavamo, più suonavamo insieme. Le canzoni sono venute da sole, e incidere un disco era il passo successivo naturale. Gli Heavy Trash sono nati in questo modo. Provavo un vero e proprio desiderio di suonare qualcosa di diverso: avevo bisogno di un suono più rockabilly. È un tipo di musica che mi ha sempre affascinato. In più era un periodo in cui ero frustrato dalla Blues Explosion e questa era un’opportunità per fare qualcosa di diverso.
Era un progetto che prevedeva esibizioni dal vivo sin dall’inizio?
No. L’idea era quella di trovarci io e Matt nel suo studio di registrazione. Ci trovavamo lì per chiacchierare, suonare e registrare. Abbiamo cominciato a tenere concerti molto dopo che il primo disco fosse uscito. Prima non ci avevamo minimamente pensato.
Ora suonate insieme ai Sadies. È difficile suonare con tante persone sul palco?
Suonare con una formazione così numerosa può essere una sfida. A volte il suono può risultare un po’ “affollato”, ma siamo molto attenti a dare a ciascuno il proprio spazio.

Ora sei molto concentrato sugli Heavy Trash. Cosa puoi dirmi di tutti gli altri progetti?
Non sta succedendo un granché: la Blues Explosion ha pubblicato una raccolta, "Jukebox Explosion Rockin’ Mid-90s Punkers!"... ... In realtà gli Heavy Trash mi stanno tenendo parecchio occupato in questo periodo e non riesco a pensare a molto altro.
Però posso concederti uno scoop: posso dirti che potrei fare molte altre cose con Eros. Anzi, potremmo addirittura formare un gruppo insieme! (mi guarda negli occhi e mi sorride)

Il mondo intero continua a chiedersi quando il nastro "Exile On Main Street" verrà ripubblicato.
Sinceramente non ci sto affatto pensando, ma so che Larry alla In The Red Records vorrebbe ripubblicarlo, sta facendo di tutto per convincermi.
Dai, dovresti farlo, Jon, assolutamente, è un disco da ripubblicare!
Ah, ok. Allora lo faccio.

Durante la promozione di "Plastic Fang" hai dichiarato che quello era il tuo disco preferito della Blues Explosion. Lo consideri tale anche oggi?
No, assolutamente. Sai, quando sono così coinvolto da un disco, quando l’ho appena inciso e lo sto promuovendo, ho una percezione diversa da quella che ho dopo un po’ di tempo. Devo prendere le distanze per apprezzare e capire bene un disco su cui ho lavorato molto.
Qual è allora il tuo disco preferito della Blues Explosion?
Per molto tempo ho pensato fosse "Extra Width", ma ora penso che il periodo che preferisco sia quello tra "Now I Got Worry" e "Acme". C’era così tanto materiale scritto e registrato che avrei potuto incidere quattro dischi invece di due. È stato un momento molto produttivo: il gruppo aveva trovato la propria strada e abbiamo cominciato a cambiarla e, come dicevi prima, c’è stata molta sperimentazione. Trovo che ci siano dei brani veramente eccellenti in quei due dischi.
Qual è, invece, il tuo disco preferito dei Pussy Galore?
"Right Now!".

Senti, mi dispiace non averti risposto prima, mi sembra di capire che tenevi ad avere una risposta. Vuoi davvero sapere perché ho lavorato con Eros?
SI!!!
(sorridendo) L’ho fatto per le droge e per le ragazze.
(scoppiamo a ridere) Ah, ecco, con Ramazzotti allora stavi a posto. Stupida io che non c’ho pensato prima!

(Milano, 29 gennaio 2008)

Discografia
 PUSSY GALORE

 

   
 Feel Good About Your Body (Ep, 1985)

 

 Goovy Hate Fuck (1986)

 

 Pussy Gold 5000 (1986) 
Right Now! (1986) 
Sugarshit Sharp (1988) 
 Dial M For Motherfucker (1989) 
 La Historia De La Musica Rock (1990) 
 Live: In The Red (live, 1998) 
   
 BOSS HOG

 

   
 Drinkin' Letchin' And Lyin' (1989)

 

 Boss Hog (1995) 
 Whiteout (2000) 
 Girl Positive Plus (2001) 
   
 HONEYMOON KILLERS
 
   
 Hang For Low (1990) 
   
 THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION
 
   
 The Jon Spencer Blues Explosion (1992) 
 Crypt Style (1992) 
Extra Width/Mo' Width (1993) 
Orange (1994) 
 Experimental Remixes (1994) 
Now I Got Worry (1996) 
 Acme (1998) 
 Acme Plus (1999) 
 Extra Acme (1999) 
 Plastic Fang (2002) 
 Damage (2004) 
 Jukebox Explosion Rockin' Mid-90s Punkers! (2007) 
 Dirty Shirt Rock And Roll (2010) 
 Meat And Bone (2012) 
   
 HEAVY TRASH
 
   
 Heavy Trash (2005) 
 Going Way Out With Heavy Trash (2007) 
 Midnight Soul Serenade (Bronzerat, 2009)   
   
 GIBSON BROS.
 
   
 Dedicated Fools (1989) 
 Memphis Sol Today (1993) 
   
 R.L. BURNSIDE
 
   
A Ass Pocket Of Whiskey (1996) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Jon Spencer Blues Explosion su OndaRock
Recensioni

JON SPENCER BLUES EXPLOSION

Meat And Bone

(2012 - Bronzerat Records)
A 8 anni da "Damage", torna la band che ha rivoluzionato il modo di concepire il blues-rock

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.