Paddy McAloon

I Trawl The Megahertz

2003 (Emi) | pop

Prendete il cd e giratelo, il senso del disco è tutto nella foto sul retrocopertina. Vabbè, negli anni 80 c'era la new wave e tante belle cosette intelligenti, però il senso musicale del decennio l'ha dato una certa vocazione pop anglosassone, abbastanza vituperata all'epoca dai soliti intellettuali, ma in realtà complessivamente divertente e di buon livello compositivo nonché di enorme successo, oggetto comunque negli ultimi anni di una certa riabilitazione a livello critico. Per forza, la musica commerciale è talmente peggiorata e squallida che persino Simon Le Bon fa la figura di un gigante...

Tra i gruppi migliori all'epoca c'erano i Prefab Sprout di Paddy McAloon, autore con un songwriting molto superiore alla media, ineccepibile melodicamente e anche di una certa levità ed eleganza. Poi gli anni passano, i ragazzi invecchiano e a volte subentrano, per alcuni sfortunati, anche dei guai fisici. Le cronache ci raccontano che McAloon è stato malato molto seriamente, ha rischiato la cecità e forse qualcosa di più. Adesso sta meglio ma la foto sul retrocopertina è la foto di un ex-ragazzo che ha già fatto qualche battaglia che ha lasciato sul campo forse un po' di vita e regalato qualche malinconia in più.

Malinconia che è qualcosa di tangibile, quasi fisica, in "I Trawl The Megahertz", disco quasi interamente strumentale (solo nella suite iniziale e in altri due brani c'è la presenza di una voce narrante), anzi direi orchestrale essendo suonato principalmente da una sezione d'archi e una sezione fiati.

Si parte con il brano iniziale che dà il titolo all'album, 21 minuti, la musica sembra galleggiare nell'aria, trattenuta, gli archi disegnano ampie volute punteggiate dagli interventi di una tromba sulle tonalità di un Mark Isham, per poi lanciarsi in aperture melodiche di grande dolcezza, poi un clarinetto, poi alcune note di chitarra e la voce narrante femminile. La musica scorre via con una naturalezza che sembra esserci sempre stata, di una qualità ambientale rara, gli archi riprendono ciclicamente la melodia portante; Il tutto ricorda il migliore Gavin Bryars, con però il valore aggiunto di un grande feeling che nasce forse proprio dall'assenza di una impostazione accademica. Un capolavoro? Probabilmente no, certo è però che da tempo non si ascoltava un brano di tale malinconia e bellezza rarefatta, impalpabile. Paddy McAloon forse sta dicendo che il Re è nudo, che in fondo il segreto della musica è tutto in una linea melodica semplice che si tuffa nei nostri sentimenti e non ne esce.

Il resto del disco si mantiene su buoni livelli, compaiono accenni di minimalismo alla Philip Glass ("Esprit de corps", "But we were happy"), riprese del clima del brano iniziale, come in "Fall From Grace", "Ineffable" e "Sleeping Rough", quest'ultima con la voce di McAloon, oppure ipotesi di jazz orchestrale come in "We Were Poor...", con qualche brano di maggior dinamismo ritmico come "Orchid 7" oppure "I'm 49".

La scrittura rimane sempre estremamente brillante, calibrata, con gli archi e i fiati che dialogano meditabondi in un incessante lavorio orchestrale, dando ai brani al contempo l'artificiosità intelligente delle architetture sonore e la grazia di strutture melodiche estremamente solide. Disco di grande eleganza soffre forse a volte di un'aria un po' troppo da colonna sonora, ma non possiamo che apprezzarne la melanconica purezza. McAloon esordisce a nuova vita artistica con un'opera molto distante stilisticamente dal pop dei Prefab Sprout, mantenendo però inalterata la brillantezza del suo talento.

(29/10/2006)

  • Tracklist
  1. I Trawl The Megahertz
  2. Espirit De Corps
  3. Fall From Grace
  4. We Were Poor...
  5. Orchid 7
  6. I'm 49
  7. Sleeping Rough
  8. Ineffable
  9. ...But We Were Happy
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