Colder

Heat

2005 (Output Recordings) | electro-wave

L'inflazione di nu-new waver ha assunto negli ultimi tempi proporzioni tali da nauseare anche i nostalgici degli "anni caldi" del post-punk. Più che di revival, ormai, si può apertamente parlare di clonazione di massa. E come in tutte le operazioni in serie, la qualità va spesso a farsi benedire, sopraffatta dall'urgenza di sfornare sempre nuovi, plasticati modelli da dare in pasto al pubblico. Basta trovare un nome accattivante da posporre all'immancabile "the", spruzzare un pizzico di hype, e il gioco è fatto. Il rischio, però, è che in tale bailamme si finisca col perdere di vista quei piccoli gioielli che, seppur inquadrabili storicamente nel filone, riescono a marcare una distanza di sicurezza dalla mera epigonia. E' il caso dell'opera seconda di Marc Nguyen Tan alias Colder, grafico e produttore parigino, che dietro l'ombra Joy Division svela una versatilità e una padronanza dell'elettronica del tutto sconosciute all'orda dei waver dell'ultim'ora.

A due anni dal luccicante "Again", rimasto però confinato nella cerchia dei soliti aficionados, il nuovo "Heat" mette definitivamente a fuoco il Colder-sound, inabissandolo in atmosfere ancor più torbide e sensuali. Dieci mini-piece elettroniche per notti insonni, che ti si insinuano sottopelle lasciandoti una sottile sensazione d'inquietudine. Versatilità, si diceva. Le cadenze catacombali di Ian Curtis, infatti, sono solo il punto di partenza di un viaggio a ritroso nell'estetica wave, che incrocia le pantomime nevrotiche dei Suicide, la techno ante litteram dei Kraftwerk, il synth-pop in chiaroscuro dei New Order di "Movement", le cupe pulsazioni metropolitane dei Massive Attack. Non mero citazionismo, ma sintesi felice di un'intera stagione, aggiornata secondo i canoni dei moderni dancefloor.

Marc fa quasi tutto da solo (voce, basso, laptop e chitarra), supportato da una produzione certosina, marchio di fabbrica di quella Output di Trevor Jackson che si sta cercando di accreditare come la Dfa inglese. I dieci brani scorrono sui binari di una electro-wave a tinte fosche, in una continua alternanza di toni caldi e freddissimi, come il contrasto tra titolo del disco e nome del gruppo parrebbe suggerire. Il singolo "Wrong Baby" è praticamente un omaggio ai Joy Division: l'incedere robotico di "She's Lost Control" e la tastiera raggelante di "Decades" sono però centrifugati in una poltiglia di beat di bristoliana memoria, con un occhio sempre ben aperto in direzione Düsseldorf (Kraftwerk).
I rullanti marziali di "Losing Myself", invece, esplorano territori più rock, su cui però gettano un'ombra sinistra le tastiere ossessive e il cantato dimesso di Marc, sorta di Alan Vega meno nevrastenico e più suadente. Ed è sempre lo spirito malsano dei Suicide a impregnare i synth dell'elegante "The Winter's Field" e il recitato spettrale di "Downtown".

In altri episodi, sequenze e campionature precipitano in vertigini di ritmo dettate soprattutto dal basso, sempre ipnotico nel suo procedere senza deviazioni: "To The Music" è punk-funk contagioso, avvolto in coltri lussureggianti di synth e declamato con piglio fatalista alla Oakey; "Tonight", quasi interamente strumentale, si impenna su cadenze dub; ma l'opera di rivisitazione non risparmia neanche le scansioni motoristiche del kraut-rock (Neu!), come nel vortice da capogiro di "On My Mind", da cui filtra solo il riverbero lontano della voce di Marc.

A chiudere idealmente il cerchio col presente, la malinconia spaziale di "Your Face", con le frasi d'organo Hammond e i ricami melodici delle tastiere che affrescano un quadretto retro-futurista alla Air, prima che il suono scivoli nella catalessi "definitiva" di "Fade Away". Se in tanti vogliono farci credere che la stagione wave può solo vivere di ricordi, i Colder sono qui a dimostrarci come certi suoni possano rigenerarsi ancora. A patto che si interrompa la catena di montaggio e si rimetta in moto la creatività. E - guarda caso - stavolta non c'è neanche un "the" di mezzo...

  • Tracklist

1. Wrong Baby
2. Losing Myself
3. The Winter's Fields
4. To The Music
5. Downtown
6. Tonight
7. On My Mind
8. Your Face
9. Fade Away
10. Burnt Out

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Recensioni

COLDER

Again

(2003 - Output Recordings)

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