Grandaddy

Just Like The Fambly Cat

2006 (V2 Records) | pop, folk-rock

L'album che chiude un'era. Eppure non si direbbe. Certo, seguendo i comunicati ufficiali in circolazione da alcuni mesi, oltre alle recenti dichiarazioni di Jason Lytle, la saga Grandaddy sembra proprio essere terminata, tuttavia "Just Like The Fambly Cat" non ha i connotati dell'addio: le sensazioni sono (quasi) quelle passate, le impressioni pure e il mezzo passo falso di "Sumday" (quello sì poteva apparire come l'annuncio di una presunta crisi) dimenticato.
In soldoni, oggi troviamo un gruppo morto con ancora una discreta linfa vitale, da sfruttare forse in diverse forme e con altri nomi. Non, però, da gettare al vento.

Il concetto di base è la continuità. Il pop deviato e sintetico, intenso anche quando rasenta la leggerezza pura, elemento primigenio di panorami infiniti che partono da Modesto per arrivare chissà dove: spesso gli ingredienti ci sono, con il doveroso intimismo disponibile a farsi illuminare da una luce abbagliante. Non siamo ai livelli di "The Sophtware Slump", va ammesso, tuttavia la distanza non è eccessiva come era lecito temere. La miscela che tocca Neil Young e sfiora i Beach Boys, le carezze acustiche e i revisionismi analogici, i pertugi in cui la desolazione appare consolatoria e non autistica, annunciano quello stordimento delicato e implicito per poter amare il gruppo.

Il lavoro si presenta così spoglio per sincerità e immediato, seppur maggiormente prevedibile rispetto al passato più lontano. La vaga irrealtà di base convince ("Summer... It's Gone") quanto l'esaltazione dell'effimero in un'estetica pop di fasulla introspezione ("Elevate Myself"), dipanando la squisitezza delle melodie in arrangiamenti adulterati e ricercati. Inevitabile, allora, notare come la cifra stilistica sia rappresentata da una delicatezza a parte e volutamente irrazionale, persuasiva e accogliente anche quando afflitta in se stessa ("Real View Mirror", il miglior episodio del lotto). Di rimando alcuni riferimenti annunciati dallo stesso Lytle (su tutti gli Electric Light Orchestra) in realtà evidenziano un approccio e non la resa concreta sul campo. Non hanno cambiato le regole, i Grandaddy, il gioco è sempre fra synth, distorsioni e attuazione personale (ma palese) della forma canzone, anche facendo una smorfia alla dilatazione ("Guided Down Denied"), senza rinnegare l'attitudine da artigiani della bassa fedeltà.

E se il rischio della svagatezza propositiva viene evitato con abilità ("The Animal World"), la carenza principale potrebbe rintracciarsi in alcune incertezze che, quando non volute, appassiscono le tinte in chiaroscuro utilizzate. Tuttavia, queste sono solo eccezioni, non i fili conduttori di un disco lucido e consolatorio per chi rimpiangeva certi Grandaddy. Non un miracolo, ma quello era già stato fatto, e bissare era oggettivamente impresa impossibile.

(17/05/2006)

  • Tracklist
  1. What Happened
  2. Jeez Louise
  3. Summer... It's Gone
  4. Oxygen/Aux Send
  5. Rear View Mirror
  6. The Animal World
  7. Skateboarding Saves Me Twice
  8. Where I'm Anymore
  9. 50%
  10. Guide Down Denied
  11. Elevate Myself
  12. Campershell Dreams
  13. Disconnecty
  14. This Is How It Always Starts
  15. Shangri-La (outro)


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