Il terzetto veronese Home approda con “The Right Way” al secondo album, a tre anni dal precedente “Home is Where The Heart Is”. La ricetta del gruppo non cambia poi molto e gli Home si riconfermano come un apprezzabile combo di abili calligrafisti (dal perfezionismo a tratti quasi maniacale), capace di ricamare tenui arpeggi merseybeat su arabeschi vocali melodiosi e carezzevoli, alternati ad accensioni dal piglio più rock’n’roll che mantengono però sempre un nitore e una leggibilità di forte marca brit.
Gli Home allineano così una collezione di tredici figurine pop ben disegnate, che si segnalano per l’estrema accuratezza degli arrangiamenti e per la fluidità dello stile di scrittura, in bilico tra Oasis più morbidi, Blur, Supergrass, La’s, Ocean Colour Scene, Gomez e Coral.
Tra le canzoni più gradevoli si mettono in evidenza sin da subito “Devil’s Courtesy”, “Paranoid Friend”, “Finally A Song” (tra le migliori), “Absolutely Unreal” e “Before To Sleep” (il cui inizio ricorda forse troppo da vicino “Champagne Supernova” dei fratelli Gallagher): colpisce l’agile scorrevolezza delle melodie, il buon incastro nei cambi di tempo e l’interazione tra voce principale e cori.
Al gruppo non mancano dunque eleganza e perizia esecutiva. Quello che forse scarseggia un po’ è la vampata di una più viscerale vibrazione emotiva che sappia perforare il guscio di pettinato formalismo (a tratti quasi stilizzato, come le illustrazioni che impreziosiscono il bell’artwork) che tende a permeare la quasi totalità del disco. Detto questo, la qualità degli episodi segnalati è innegabile e il gruppo può per altro contare su una buonissima presenza live. Per il resto, la strettoia obbligatoria del secondo album risulta superata senza grosse difficoltà.
(17/09/2009)


