OndaRock



  1. Her Morning Elegante
  2. The Man Who Isn’t There
  3. The Opposte Side Of The Sea
  4. Locked In a Room
  5. Ruby Rises
  6. A Dream Within A Dream
  7. Trouble Don’t Rhyme
  8. A Short Goodbye
  9. Don’t Let Your Hair Grow Too Long
  10. Blue Smile
  11. Hidden Track: Quarter Past Wonderful



OREN LAVIE

The Opposite Of The Sea
(Quarterpastwonderful) 2009
folk, songwriter

Mucchi allineati e scomposti di vinili e cd si accumulano senza sosta, mentre formati digitali affollano le memorie esterne e interne del computer, comunicati stampa che urlano la scoperta dei nuovi Beatles o dei nuovi Rolling Stones o meglio i nuovi Can o i nuovi Kraftwerk, l’entusiasmo cattura l’attenzione riducendo le difese auditive-immunitarie, ed ecco che siamo certi di avere tra le mani il disco-rivelazione.
Poi la delusione, la sensazione di ovvietà, un già sentito che non supera il piacevole, e infine la promessa di non lasciarsi emozionare dall’ennesima replica dei nostri idoli. Mi chiedo: ora che “The Opposite Of The Sea” di Oren Lavie rappresenta una delle poche certezze, come posso spiegare e rendere ciò credibile? Forse il modo migliore è invitare il lettore ad ascoltare l’album prima di leggere le mie osservazioni: dopo, qualsiasi mia analisi sembrerà inadatta a descrivere questo inatteso capolavoro.

Strana sorte per Lavie, il suo disco è pubblicato nel 2007 in una prima edizione da una piccola etichetta, ma in sei mesi vende solo venti copie, mentre le radio americane cominciano a interessarsi alla sua musica.
Lavie riprende in mano il progetto e nel suo appartamento di Berlino registra altri brani che si aggiungono agli otto della prima diffusione, fonda una propria etichetta mentre viene utilizzata la sua “Her Morning Elegance” per uno spot della Chevrolet, il susseguirsi degli eventi provoca continui ritardi per la pubblicazione dell’album a livello internazionale, finalmente ad aprile “The Opposite Of The Sea”, frutto di oltre tre anni di lavoro per il musicista israeliano, vede la luce nella sua completa e definitiva versione.

Quello che rende straordinario quest’album è la sua imperturbabile perfezione, canzoni fluttuanti su orchestrazioni languide, voce che bisbiglia e sussurra con smaliziato romanticismo e poesia, i ritmi da coffee shop o da jazz-club sono quasi inumani per la loro precisione.
Ogni strumento, ogni sequenza armonica, entra ed esce di scena con una perfezione che induce a pensare che non era possibile nessun’altra soluzione, una esuberanza di classe e talento che lo renderà per molti esecrabile, ma trent’anni dedicati alla musica mi confortano nella mia supposizione e nel mio entusiasmo.
Per una volta lasciate che una musica lontana dalle filosofie low-fi da post-hippy figli della delusione new age, nonché dalle cervellotiche e oscure pretese del doom e del post-kraut-rock, altresì lontana dal modernariato elettronico oramai in profumo di vintage, e infine scevra dal pressappochismo dei songwriter moderni, vi conquisti grazie alla sua bellezza.

La musica di Oren Lavie è ricca di accordi di chitarra forbiti ed eleganti, strutture pianistiche jazz, orchestrazioni alla Michael Nyman; le canzoni hanno spazi poetici alla David Sylvian, sono avvolte dalla malinconia solare di Nick Drake, nascondono un po’ di saudade alla Michael Franks: undici gioielli di songwriting erudito e vissuto.
“Her Morning Elegance” (splendido anche il video) è il biglietto da visita dell’autore, una ballata dai raffinati tempi jazz con glockenspiel e archi che ricamano trame sonore scintillanti, ma ogni brano rasenta la perfezione. Un moderato tempo di valzer accompagna il flusso lirico di “A Dream Within A Dream”, che apriva la sequenza originale dell’album, gli ottoni introducono la sontuosa “Ruby Rises”, che accoglie un ricco patrimonio armonico, più sequenze melodiche sacrificate con generosità per un'unica canzone.
La title track, “The Opposite Of The Sea”, sospende l’atmosfera incantata dell’album con un robusto arrangiamento di violini memori della beatlesiana “Eleanor Rigby”, un'altra vitalità anima “A Quarter Past Wonderful”, un folk-jazz-swing profumato alla Nick Drake.
Raffinate e luminose, si susseguono le restanti ballad, tra i tocchi classicheggianti di “The Man Who Isn’t There”, le delizie folk-blues di "Locked In A Room" e gli eleganti country di "Trouble Don’t Rhyme" e “A Short Goodbye”.

Destinati a mostrare l’evoluzione di Oren Lavie, i due brani più recenti, più scarni ed essenziali negli arrangiamenti, convincono che la vera forza di questo artista è il suo talento di compositore. La prima, “Don’t Let Your Hair Grow Too Long”, per solo piano, voce e violoncello, tocca le corde più nascoste dell’anima con un’introspezione emotiva di rara intensità; “Blue Smile”, invece, sceglie note confortevoli per trascinare l’ascoltatore in una estasi solare e priva di turbamenti.

La ripubblicazione dell’album forse permetterà all’autore di vendere qualcosa in più delle venti copie iniziali, e a me di ricevere critiche e minacce per aver elevato un album di innocuo soft-rock ai livelli di artisti intoccabili e sacri come Nick Drake e David Sylvian.
“The Opposite Of The Sea” resta in verità un raro esempio di musica destinato a sovrastare il passare del tempo, un gioiellino da consegnare ai posteri, i quali liberi dai cliché moderni, forse un giorno ne esalteranno il valore di classico dei nostri tempi.

(21/08/2009)