Janelle Monae

The Archandroid

2010 (Bad Boy) | r'n'b, pop, funk, soul

"Where were you in '85?". Janelle nasce nel 1985, ad oggi segna 25 anni e due dischi compreso quello di cui leggete in questo istante la recensione. Janelle nasce con il destino segnato di chi - come tante prima di lei - ha le pelle nera, il sangue rosso e il cervello impegnato in una continua messa black. Apriti cielo, prendiamo Brown James, Hayes Isaac, Gaye Marvin, prendiamo i Funkadelic e anche scavando più indietro l'immensa Ella Fitzgerald e la regina Aretha. Scappiamo avanti decenni per Sade prima ed Erykah Badu poi, sorvoliamoli questi decenni di musica black, dai blues del delta fino alla techno di Detroit e in mezzo r&b, funk, soul, fascinazioni sci-fi, house, morte, resurrezione. "The ArchAndroid" parte dalla copertina suggerendoti cosa Janelle voglia essere, per prenderti per mano e renderti pacifico, in sintonia con gli africanismi, i mantra e le fughe art.
Janelle a 25 anni vuole essere già regina e non usa mezzi termini per arrivare alla vetta, raggiunta allestendo un vero e proprio musical i cui atti oltrepassano convenzioni e mutazioni stilistiche con la destrezza del fenomeno atteso da eoni.

Ma è il divario camaleontico che contraddistingue i singoli momenti a destare quel clamore che proprio non t'aspetti. Janelle ricama con precisione androgina ogni dettaglio, alimentando il suo immaginario fatto di ambientazioni retro futuriste à-la James Bond e tentazioni noir. Le chitarrine sincronizzate di volta in volta in un mosaico poppy, irto di letizia funky ("Dance Or Die", "Faster"), sguazzano leggiadre. La stellina del Kansas non ammette tregua. E l'imprevedibilità del groove segna a ogni istante nuovi punti a suo favore. Perché l'ex-pupa di Broadway sa perfettamente a chi affidare le chiavi del ritmo. E così Big Boi piazza l'affondo in "Tightrope", articolando l'andatura in una sorta di incessante rumba elettrica, confermando la sua infinita smania funkadelica, ma soprattutto è idolatria Byrne (fate un po' voi) centellinata con grande maestria.

In tracce come "Sir Greedown" il disincanto e l'implosione estatica caratterizzano l'umore melodico. Mentre in "Come Alive" un'improvvisa aggressività, e una spiazzante irrequietezza rock inacidiscono a dovere l'operetta. L'inesauribile assolo in scia Roger Nelson dell'erotic-ballad"Mushrooms & Roses", e le pulsazioni ovattate in osmosi soul di "Neon Valley Street", riconducono (si fa per dire) il ph dell'album in condizioni di perfetta neutralità sensoriale, inebriando la formula.
Ma "The ArchAndroid" è anche "57821", o meglio un'invocazione celtica (!) dosata con commozione corale folcloristica. Ipnotizzati nel finale dal trotto operistico in sinfonia teatrale sconnessa, vagamente retrò di "Babopbyeya", con tanto di stop&go recitato in Charleston appeal, non ci resta che aprire i cancelli e far sfilare le trombe: "Janelle is The Queen".

(01/06/2010)

  • Tracklist
  1. Suite II Overture
  2. Dance Or Die (feat. Saul Williams)
  3. Faster
  4. Locked Inside
  5. Sir Greendown
  6. Cold War
  7. Tightrope (feat. Big Boi)
  8. Neon Gumbo
  9. Oh Maker
  10. Come Alive
  11. Mashrooms & Roses
  12. Suite III Overture
  13. Neon Valley Street
  14. Make The Bus (feat. Of Montreal)
  15. Wondaland
  16. 57821
  17. Say You'll Go
  18. Babopbyeya
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