Sanctuary

Refuge Denied/ Into The Mirror Black (ristampa)

2010 (Iron Bird/ Cherry Red) | speed-metal, power-metal

La Audioglobe ha da poco reso disponibili, in un economico doppio cd edito dalla Iron Bird (una sussidiaria della Cherry Red, specializzata in recuperi di gemme perdute dell'heavy-metal e dell'hard-rock), i due storici dischi dei Sanctuary, uno dei gruppi cardine del rinascimento heavy-metal progressivo americano degli anni Ottanta, insieme ai Queensryche che, guarda caso, anche loro provenienti da Seattle, come esattamente i Sanctuary.
La band si formò nel 1985 in quella piovosa città del nord-ovest americano e l'anno successivo incise il primo demo, che fortunatamente capitò nelle mani di Dave Mustaine, il quale non esitò a contattare immediatamente il gruppo per incidere un album. La Epic/CBS offrì loro un contratto discografico e mise a loro disposizione un abile tecnico del mixer e delle registrazioni come Terry Date (poi a servizio dei Dream Theater, Soundgarden, Deftones e di tanti altri campioni del nuovo metal).

"Refuge Denied" uscì nel 1987 e mise subito in mostra le notevoli doti dei Sanctuary. Lo stile di base era solo in parte imparentato con lo speed-metal canonico, di cui fortunatamente evitava tutti gli stereotipi. Si trattava di un heavy-metal energico, potente e progressivo nelle strutture (non progressive, quindi!), nobilitato dal cantato luciferino di Warrel Dane (un ibrido tra l'ugola ruggente di Eric Adams dei Manowar e Rob Halford dei Judas Priest), da una solida sezione ritmica da carro armato pesante e da due pindarici e fantasiosi chitarristi (Lenny Rutledge e Sean Blosl).
Il pezzo posto in apertura di questo storico primo album, "Battle Angels", richiama effettivamente alla mente il metal kitsch e pomposo dei primi Manowar (epoca "Into Glory Ride", per intenderci), ma che si presenta come un significativo biglietto da visita, mostrando un gruppo già soprendentemente originale e non epigonico. "Termination Force" e "The Third World" non sono esenti da influssi metal "operistici" dei tedeschi Helloween, dove il gruppo spinge agli eccessi tutta la propria carica di potenza, sfiorando l'enfasi.

L'eccellente power-metal di "Die For My Sins" è permeato da assoli killer di chitarra. Lo speed-metal, di vaga discendenza Megadeth (tra l'altro, i primi ad aver introdotto elementi progressivi in tale genere) lo si può riscontrare in "Ascension To Destiny". "Sanctuary", sottolineata da una recitazione melodrammatica su delle cadenze cingolate della sezione ritmica e la spettacolare cover di "White Rabbit" dei Jefferson Airplane (con Mustaine alla chitarra), si situano tra le bizzarrie più riuscite del disco.
I ricami acustici di "Soldiers Of Steel" e di "Veil Of Disguise" mitigano un po' le atmosfere di questo loro affascinante e magico exploit, che si rivelò essere anche un buon successo (ma non eccezionale) di vendite.

La Epic non fu soddisfatta della produzione di Mustaine, che fu reputata sciatta. Per il secondo album, "Into The Mirror Black", uscito nel 1990, fu chiamato Howard Benson, in qualità di producer. Universalmente questo è considerato quasi un capolavoro, ma io sono dell'avviso che si tratti invece di un piccolo passo indietro. Il sound d'insieme è sicuramente più compatto ma, rispetto all'esordio, perde qualcosa in comunicativa e fascino: è più freddo, calcolato, meccanico e meno spontaneo. La classe, però, non è acqua e non mancano quindi numeri di rilievo, come nella cupe e tenebrose "Future Tense" (di cui girò anche un videoclip su Mtv) e "Epitaph".
"Long Since Dark", dalle atmosfere macabre che richiamano quelle dei Mercyful Fate, le quasi doom-metal "Eden Lies Obscured" e "Communion" vanno annoverati senz'altro tra gli episodi migliori dell'album. Più prevedibili invece "Seasons Of Destruction" e "One More Murder", con il loro speed-metal di marca Metal Church e la rocciosa "Taste Revenge", dall'andamento galoppante. Anche l'evocativa "The Mirror Black" non riesce ad andare a fondo come dovrebbe.

Questo secondo album ebbe maggiore fortuna commerciale rispetto al primo, ma i problemi con la Epic causarono lo scioglimento del gruppo (pare che i dirigenti della Cbs volessero imporre loro un sound grunge). Dane, il bassista Jim Sheppard e il nuovo arrivato, il chitarrista Jeff Loomis, non si persero però d'animo e formarono subito dopo i fortunati (commercialmente) Nevermore, che fondarono il loro verbo musicale proprio dallo stile di "Into The Mirror Black" (e, infatti, i Nevermore artisticamente valgono esattamente la metà dei Sanctuary).
Ad ogni modo, lo scorso anno Dane ha annunciato una reunion dei Sanctuary e questo ha fatto sì che la Iron Bird rimettesse sul mercato questi due gioiellini metal, da tempo fuori catalogo. La rimasterizzazione a cura di Roger Lamas è discreta (anche se poteva essere migliore) e esaustive sono le liner-note scritte da Jerry Ewing. Quindici euro spesi più che bene.

(09/06/2011)

  • Tracklist

Refuge Denied


1. Battle Angels
2. Termination Force
3. Die For My Sins
4. Soldiers Of Steel
5. Sanctuary
6. White Rabbit
7. Ascension To Destiny
8. The Third War
9. Veil Of Disguise

Into The Mirror Black

1. Future Tense
2. Taste Revenge
3. Long Since Dark
4. Epitaph
5. Eden Lies Obscured
6. The Mirror Black
7. Season Of Destruction
8. One More Murder
9. Communion


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.