David Sylvian

Died In The Wool

2011 (Samadhisound) | avantgarde, songwriter

Cosa puoi associare alla morte per renderla meno dolorosa? Forse un caldo abbraccio, come quello di una coperta di lana. Così "Died In The Wool" avvolge le trame di "Manafon" riscaldando le emozioni che erano rimaste celate dietro arrangiamenti essenziali e innovativi, che solo il tempo potrà rendere familiari.
Non l'ennesimo remixe neppure un pamphlet speculativo assemblato nel tentativo di spiegare l'incommensurabile, David Sylvian è uomo alla costante ricerca di stimoli sonori e l'incontro con Dai Fujikura è il seme di questo progetto. Un album che si perfeziona pian piano, sulle trame di una breve collaborazione che diventa un insieme più complesso, drone sinfonici che addolciscono le spigolose architetture dei brani originali, sentimenti che distillano pulsioni cerebrali raccordando un senso di bellezza più classica e svincolata dal germe dell’improvvisazione.

Dodici brani di cui solo cinque gia apparsi in "Manafon", il resto nasce sulle ceneri di brani eliminati dal progetto e su idee originali di Dai Fujikura. "Random Acts of Senseless Violence" è il primo frutto della collaborazione, che appare nella versione giapponese e nella versione in vinile di "Manafon"; le orchestrazioni curano ogni dettaglio, piccole sfumature che celebrano tecnica e ispirazione, mentre la voce diventa puro strumento.
La centralità emotiva della voce, sottolineata dal lavoro di Dai Fujikura, è il vero punto di forza di "Died In The Wool". L'album scorre con toni sinfonici-avantgarde, tra campionamenti di Arve Henriksen, che immergono "A Certain Slant of Light" in un mare di lirismo perfetto, e poemi di Emily Dickinson che sfiorano l'apoteosi emotiva in "I Should Not Dare", con preziose gocce sonore orchestrate da Christian Fennesz e Jan Bang.

Quello che lascia leggermente perplessi è la consapevolezza che le cose migliori di "Died In The Wool" non sono le riletture dei brani già editi, ma le nuove composizioni, ovvero il frutto di questa interessante collaborazione col musicista giapponese e di altri progetti minimi, che scortano la impetuosa verve artistica di David Sylvian.
La dissonanza vocale che caratterizzava "Manafon" è in parte scomparsa, le visioni alla "Blemish" hanno riacceso l'emotività che si celava dietro le ultime monumentali costruzioni sonore e il tutto sembra riconciliare l'artista con il suo lato più romantico e suadente, come dimostra la conclusiva "The Last Days Of December".

In definitiva, "Died In The Wool" supera l'ostacolo di ogni raccolta di inediti e variazioni; le cinque tracce di "Manafon" ("Small Metal Gods", "Random Acts Of Senseless Violence", "Snow White In Appalachia", "Emily Dickinson" e "The Greatest Living Englishman"), l'outtake ("Anomaly At Taw Head (A Haunting)", i due poemi di Emily Dickinson ("I Should Not Dare", "A Certain Slant Of Light") e le nuove composizioni con Dai Fujikura ("The Last Days Of December", "Died In The Wool") formano un corpo unico, che accoglie con benevolenza la traccia unica del secondo cd, "When We Return You Won't Recognize Us", una installazione audio proposta nel 2009 per la biennale delle Canarie.
David Sylvian continua a seminare germi sonori i cui frutti saranno raccolti nel tempo e che sono sempre più difficili da ignorare.

(21/06/2011)



  • Tracklist

Cd One

  1. Small Metal Gods
  2. Died In The Wool
  3. I Should Not Dare
  4. Random Acts Of Senseless Violence
  5. A Certain Slant Of Light
  6. Anomaly At Taw Head
  7. Snow White In Appalachia
  8. Emily Dickinson
  9. The Greatest Living Englishman (Coda)
  10. Anomaly At Taw Head (A Haunting)
  11. Manafon
  12. The Last Days Of December

Cd Two

 

  1. When We Return You Won't Recognize Us
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