Luup

Meadow Rituals

2011 (Experimedia) | progressive folk, chamber music

Amanti di Comus, Espers, del folk più elegante e "stregato": ecco un disco che non potete perdervi.
Otto tracce per una rilettura inedita e affascinante del progressive-folk, frutto della visione del flautista greco Stelios Romaliadis.
Ben diciannove i musicisti coinvolti nel suo progetto: tra loro, David Jackson dei Van Der Graaf Generator e diversi artisti europei ben inseriti negli ambienti neofolk e art-rock (ci sono collaboratori di Current 93, James Blackshaw, Nurse With Wound, Laetitia Sadier, Robert Wyatt).

Lo spunto principale delle canzoni è nelle tradizioni folk europee - celtica e balcanica in particolare. Già la strumentazione però distingue il disco dalle rivisitazioni più ortodosse: di stampo cameristico e pressoché priva di inserti rock, ricorda progetti come Univers Zero e L'orchestre noir, le ali più modern classical di prog e neofolk.
Ma l'album non è neppure una semplice "media aritmetica" tra i due generi. La chiave del suo fascino è nella tensione irrisolta tra i rispettivi elementi - attenzione agli intrecci e leggiadria da un lato, spogliezza e inquietudine dall'altro.
Cercherò di mostrare come il clima unico del disco nasca proprio da questi contrasti.

Le strutture, tra equilibrio e precarietà

Un nodo importante è sul piano ritmico: le tracce sono flussi lenti, privi di percussioni o quasi, ma i tempi dispari della tradizione balcanica affiorano ugualmente nelle melodie e nei contrappunti. Sotto all'apparente calma, allora, i brani nascondono un forte carattere dinamico, che solo poche volte prende il sopravvento e si fa esplicito. Nella gran parte dei casi, l'asimmetria dei ritmi agisce invece per via subliminale: mina gli equilibri dei pezzi, e proietta su di loro ombre e presagi sinistri.
Le armonie sposano ricercatezza ed essenzialità recuperando schemi antichi; quello modale in particolare, in cui qualsiasi nota della scala può assumere il ruolo di centro armonico (nella musica tonale, a noi più familiare, questo è permesso solo a due di loro).

Magistrale il gioco tra spaesamento e sollievo che i musicisti basano su questa scelta. Alle linee melodiche è concessa una sorta di libertà vigilata: possono fluttuare attorno alla fondamentale, e sono costrette a tornarci appena se ne allontanano troppo. Proprio quando meglio riescono a confondersi con usuali melodie tonali, dunque, rientrano sul loro centro armonico "anomalo", creando un forte disorientamento.
Ma anche una senso di riconciliazione e "ritorno a casa": la fondamentale è dopo tutto la stella polare di tutti i vagabondaggi melodici degli strumenti, ed è sempre vivo nell'ascoltatore il desiderio inconscio che ogni linea vi riconverga.

Drone, ripetizione, sospensione

Uno stratagemma antico come la musica ancora i flussi melodici alla nota-cardine: il drone, la presenza costante della nota in sottofondo. Flauti e violoncelli la ripetono con variazioni minime e circolari - brevissime sequenze melodiche che hanno inizio e fine nella fondamentale.
Il compito dei droni è tener vivo il ricordo dell'unica nota importante: sono le vestali del centro armonico, i depositari del senso dell'orientamento dell'ascoltatore. Come le stelle dell'Orsa, danzano attorno alla loro Polare lungo un'orbita strettissima.

Quella di "Meadow Rituals" è infatti musica "concentrica", fatta di variazioni che durano il tempo di un percorso completo attorno al centro. Per gli strumenti in primo piano può trattarsi di un periodo lungo, per i droni è invece questione di pochi secondi, ma né gli uni né gli altri hanno possibilità di evoluzione: sono intrappolati in un limbo di stasi e ciclicità.
L'atmosfera di sospensione nasce dall'incontro tra instabilità ritmica e circolarità melodica. Mentre la prima mette in guardia e crea attesa verso un sommovimento che non arriva mai, la seconda prolunga ad libitum questa condizione di allerta, rendendola un unico interminabile istante atemporale.

Magia, silenzio e natura

C'è poi un'aura arcana, tra l'esoterico e il fatato, che permea l'intero disco. Questa si lega in effetti al generale clima di stagnazione, ma anche all'estrema dilatazione del suono e all'anima "antica" del materiale musicale.
Le voci sono eteree, semisussurrate. Raramente si sentono più di tre strumenti assieme, e le note sono gocce di suono deboli e sparse: sembra di assistere alla messa in musica del silenzio e della magia che lo pervade.

Un sapiente impiego di effettistica elettronica permette di spingere la rarefazione ancora oltre. Valorizzando armonici della chitarra, fruscii degli archi o respiri dei fiatisti, dà vita a una foresta di non-note, che riempiono il vuoto e rendono quelle vere innecessarie.
Echi e crepitii che punteggiano il silenzio: un bosco notturno, lo stesso ambiente evocato dall'anima più strettamente folk dei brani. La natura è in effetti una componente fondamentale di questa musica - lo suggeriscono anche i titoli ("Cream Spiraling", "Roots Growth", "Northern Lights") e, soprattutto, il brevissimo testo di "See You in Me": "You are the river, and the mountains/ You are the sky, and the sea".
Emerge da queste parole - e dal modo in cui sono mormorate, ripetute come in un rito - una visione personificata e magica del mondo naturale. Il carattere ciclico della musica e l'equilibrio precario delle sue dinamiche trovano allora una nuova chiave di lettura: rappresentano, con tutti i suoi misteri, il legame ambiguo tra uomo e natura.

La musica ritrovata

Sembra perfino che ogni fattore musicale che rende il disco così peculiare fosse in qualche modo già scritto nel rapporto con la natura e sia in fin dei conti una logica declinazione di quelle strutture tradizionali che da sempre ne sono la trasposizione sonora.
È così ovviamente per l'elemento modale, schema fondante dei traditional europei. Ma anche l'elemento dronico, a ben vedere, è intuibile in molti brani inglesi. Così come l'"asimmetria nascosta" dei ritmi, che è frequente ad esempio nei balli dell'area bretone.
Cosa fa dunque "Meadow Rituals"? Innovando, scopre quel che è sempre stato presente senza essere notato. Porta alla luce il subconscio musicale del folklore europeo. Lo fa in modo originale, suggestivo, raffinato.
È l'album più sorpendente ascoltato quest'anno.





(04/06/2011)

  • Tracklist
  1. Horse Heart
  2. Taurokathapsia
  3. Cream Sky
  4. Spiraling
  5. Roots Growth
  6. See You In Me
  7. Ritual Of Apollo & Dionysus
  8. Northern Lights
Lüüp su OndaRock
Recensioni

LüüP

Canticles Of The Holy Scythe

(2017 - I, Voidhanger)
Il folk da camera di Stelios Romaliadis in un registro nerissimo e occulto

Luup on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.