SØLYST - Sølyst

2011 (Bureau b.)
kraut-rock, tribal-dub

Thomas Klein, professione batterista, è (era?) con Stefan Schneider metà dei Kreidler, cioè la band che insieme a To Rococo Rot (i più noti del lotto e con Schneider nei ranghi) e Village Of Savoonga fu il post rock tedesco, contraltare ai vari Tortoise, Ui e – per chi li ricorda – Rome. Un certo post-rock che faceva del ritmo sordo e reiterato, figlio tanto del dub (e di alcuna techno) che del motorik, la propria cifra stilistica.

Dopo 15 anni di Kreidler, Klein prova oggi la carta solista firmandosi Sølyst. Un disco strumentale molto post – e umana –  techno, se non cinematico. Di certo affascinante, anche se forse un po' lungo, "Sølyst" esplora varie forme di ritmo, dal quartomondismo di "Melville" (il lato spettrale di Jon Hassell) al tribale in "Malstrom", dalla quasi techno di "The Swell" al quid dubstep in "Cape Fear", palesando padronanza sia tecnica che teorica del groove.
Accompagnato da TG Mauss alle tastiere, e forte di teutonico Dna, il Nostro si cimenta in visioni etno Neu! (la serrata "Optimyst", con le tastiere a richiamare ancora una volta la tromba di Hassell) e Can epoca "Future Days" ("Dim Lights") dal mood dark – a tratti simile al Carpenter compositore –  e cuore dub.

Volendo trovare una qualche tangenza krauta, restando in ambiti di ritmo, l'unico nome che viene è Jaki Liebezeit, non tanto per l'esperienza Can quanto per le sortite in coppia con Burnt Friedman e note come "Secret Rhythms 2".
Come detto, forse poteva limare la durata e renderlo un lavoro eccellente. Così fatto, pur rimanendo rimarchevole, si arriva alla fine un tantino sfatti. Ma giusto un tantino. Se volete, immaginatelo come versione addomesticata di "Afro Noise 1" dei Cut Hands.

The Swell

 

14/11/2011

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