Peter Blegvad & Andy Partridge

Gonwards

2012 (Ape) | uneasy listening pop-blues

Dopo aver aperto a tutti il diario dell’avventura con gli Xtc, con la preziosa raccolta di demo in nove volumi “Fuzzy Warbles”, Andy Partridge riscopre l’odiato e poi amato Captain Beefheart di “Trout Mask Replica”, per rituffarsi nel blues. E’ un blues sghembo e sornione, che il genietto di Swindon aveva già disseminato altrove con abili trucchi pop, e nel farlo chiede aiuto ancora una volta all’amico di lunga data Peter Blegvad, che da abile illustratore e raffinato surrealista, amalgama nonsense e incertezza con uno stile personale.
Tra strategie oblique, humour e un raffinato stile chitarristico, le coincidenze artistiche tra i due musicisti sono impressionanti, e “Gonwards” realizza le loro ambizioni comuni con un album che minaccia i confini del pop. Puro artigianato sonoro, il nuovo lavoro di Blegvad e Partridge è frutto di laboriose incisioni in ben tre studi: la casa di Andy, lo studio di Stu Rowe a Swindon e lo studio-soffitta di Peter.

I tre musicisti (e sparuti collaboratori) hanno assemblato un ricco insieme lirico che getta un ponte tra l’antico e il moderno: loop ritmici di mellotron, flauti, ukulele, hammond, armonica, fiati, mandolini e distorsioni vocali sono state registrate su un Power Mac con un programma di registrazione Logic 9 interfacciato con l’Apogee Ensemble. Ne deriva quindi un lo-fi tecnologico che suona brillante e cristallino, che sottolinea con un calore simil-analogico le tinte pastello di una musica ricca di sfumature.
Non lasciano infatti dubbi le prime note di “The Devil’s Lexicon”: la trasfigurazione lirica e sonora di “Gonwards” è figlia del blues moderno e oscuro di Beefheart e Nick Cave, nel quale armonica e voce narrante diventano strumenti pulsanti come il battito cardiaco. Le torture noise che decine di EBow guitar trasformano in un drone criptico, hanno la forza necessaria per rappresentare l’inquietante storia di un trombonista che diventa un tutt’uno con il suo strumento (“The Cryonic Trombone”). Il recitato di Blegvad si insinua nella mente dell’ascoltatore, mentre Andy Partridge allinea una breve sequenza orchestrale che evoca le pagine nobili di “Apple Venus Vol. 1”.

Sono tracce sonore che si ripetono ciclicamente per rinnovare l’incantesimo, come in “Germ To Gem”: qui voci distorte simulano il suono di una chitarra, mentre basso, batteria, flauto, armonica e fiati creano una densità sonora che sbuca dal paesaggio lirico con una forza inusitata. Non c’è comunque brano, né spazio sonoro che non sia frutto di elaborate suggestioni e di una solida scrittura cantautorale: Peter e Andy realizzano quello che potrebbe essere definito come il miglior album di pop dell’anno, per quanto di difficile ascolto.
Insieme scivolano in atmosfere noir alla Real Tuesday Weld nel blues gregoriano di “Worse On The Way”, impartiscono lezioni di pop ai Divine Comedy a ritmo di calipso in “The Impeccable Dandy In White”, spingono i fiati fuori dai monitor Jbl e Mackie HR824 usati in fase dei missaggio, per celebrare il groove orchestrale della onirica ”The Dope On Perelman”, che il maestro Robert Wyatt amerebbe avere in repertorio.

Andy Partridge resta amabilmente dietro le quinte; poche le sue incurisioni vocali, che seguono il recitato di Blegvad, il quale memore del suo passato alla corte degli Slapp Happy e Henry Cow, alterna toni da cabaret e teatrali a sornione incursioni nel pop d’autore. Con un uso peraltro calibrato di riverberi e trucchi di missaggio, il suono di “Gonwards” è un 3D analogico, dove l’ascoltatore si sente al centro della scena sonora: è infatti così i pochi accordi elementari di “Sacred Object” si trasformano in una ampia struttura quasi orchestrale che i soffici ritmi shuffle trascinano nel nonsense.

Pubblicato anche in una lussuosa e giocosa versione deluxe con inediti e video (in una scatola che contiene una sorta di bingo messicano - chiamato "Loteria" -, accompagnato da un mazzo di carte disegnato da Peter), “Gonwards” è un album elegante e sofisticato, un inatteso insieme di mistero e immaginazione. Partridge e Blegvad aprono la scatola dove hanno conservato i loro giocattoli preferiti: come un melograno in piena maturazione il disco è vivo e agrodolce allo stesso tempo, ed ecco infatti comparire un improbabile ska in salsa burlesque, “St. Augustine Says”, e una fuga ai confini del jazz per la surreale storia di un arancia che diventa la bambola del sole, "Looking At The Sun".
Senza dubbio si tratta di un progetto che chiede al pubblico un grande sforzo: le linearità concettuali e musicali sono geniali ma mai ruffiane, le canzoni sono straordinarie ma non hanno la tenerezza dell’easy listening, la flessuosità delle canzoni è talmente desueta da sembrare inedita. Comunque sia, resta un trionfo artistico per due piccoli geni dell'underground, passato e contemporaneo.

(20/11/2012)



  • Tracklist
  1. The Devil's Lexicon
  2. Sacred Objects
  3. Looking At The Sun
  4. St. Augustine Says
  5. The Cryonic Trombone
  6. The Impreccable Dandy In White
  7. What A Car You Are
  8. The Dope On Perelman
  9. From Gem To Gem
  10. Worse On The Way






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