ROSIE TAYLOR PROJECT - Twin Beds

2012 (Oddbox records)
alt-pop

Le origini dei Rosie Taylor Project – fatte le debite proporzioni – un po’ ricordano quelle dei Belle And Sebastian: una città “periferica” (qui Leeds, là Glasgow), un vecchio edificio di mattoni rossi a fare da sala prove o da casa, un’attitudine artigianale, delicata e retrospettiva al pop, nutrita da un songwriting dalle prospettive colte e letterarie.
Certo, Jonny Davis non è Stuart Murdoch, ma già l’esordio “The City Draws Maps” aveva riscosso apprezzamenti critici e aveva proiettato i sei inglesi sugli stessi palchi calcati da band di prima fascia come Midlake e Camera Obscura.
“Twin Beds”, opera seconda dei Nostri, prosegue un percorso di crescita artistica che appare evidente e rende i Rosie Taylor Project uno dei gruppi più interessanti, e meno conosciuti, della scena indie-pop britannica, pur essendo ancora un progetto chiaramente in fieri.

I due spiazzanti minuti del pezzo che dà il titolo al lavoro introducono in un paesaggio ovattato da una ritmica quasi trip-hop e placide scie di synth; ma la tromba squillante e il vivace jingle-jangle di “For Esme” spalancano la porta su uno scenario completamente diverso, dai contorni chamber-pop perfettamente definiti e illuminati.
La band di Leeds, nel costruire le proprie canzoni, ama alla follia le stesse dinamiche mosse e frizzanti che utilizzano gruppi come Noah & The Whale, Fanfarlo e Herman Düne (e in effetti il produttore Richard Formby è lo stesso del combo franco-svedese): muovendo da un nucleo folk e da una dimensione di stampo cantautorale, apre via via i pezzi ad arrangiamenti più elettrici ed eclettici.

Se un pezzo come “Every Morning” riecheggia le cose più upbeat dei primi Belle And Sebastian, “The Last Happy Writer” mostra quell’indolente e autocompiaciuta malinconia che la voce di Jonny Davis interpreta alla perfezione e che i Rosie Taylor Project recuperano da tanti gruppi del movimento C86/Sarah Records e dintorni  – dagli East River Pipe agli Orchids, dai Sea Urchins agli Another Sunny Day – squadernando in modo abbastanza evidente l’albero genealogico dei loro modelli.
La stessa malinconia si ritrova nell’incedere lento del raffinato racconto decadente “Last Drinks At Niagara Bar” (“I was a drunk at the opera, too tired to fuck, too bored to make love“, canta Davis con un’aria sorniona alla Jarvis Cocker) e nell’atmosferica lap-steel dello strumentale “A Young Couple In The Street”, che chiude idealmente il lato A per cedere il passo a un lato B di ambiziose caramelle pop dalle liriche ancora indecise fra dramma ed ironia (“Sleep”, “Lovers Or Something Like It”). A tratti i brani fanno l’occhiolino all’ascoltatore che sa chi sono Dan Treacy, Edwyn Collins e Paddy McAloon, ma in fondo si muovono con autonoma abilità mescolando piacevolmente voci, piano, chitarre, fiati e una ritmica per nulla scontata.

Il sipario si chiude quindi in modo solenne e romantico (possiamo dirlo senza timore di usare un termine troppo impegnativo) con la riuscita ballata “A Walk By Moonlight”, la gentile e accorata confessione acustica di “The Bluest Smile” e l’essenziale bozzetto anti-folk “Gloria”, a riportare idealmente il tutto alla dimensione artigianale e spontanea da cui i Rosie Taylor Project sono partiti.

18/05/2012

Tracklist

  1. Twin Beds (One)
  2. For Esme
  3. Every Morning (And For The Rest Of Our Lives)
  4. The Last Happy Writer
  5. Last Drinks At Niagara Bar
  6. A Young Couple In The Street
  7. Sleep
  8. Lovers Or Something Like It
  9. A Walk By Moonlight
  10. Twin Beds (Two)
  11. The Bluest Smile
  12. Gloria

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