Daughn Gibson

Me Moan

2013 (Sub Pop) | gothic-country

Spiazzati dall’esordio “All Hell”, gli analisti delle sorti del rock sono rimasti basiti dall’interesse della Sub Pop per il canto baritonale del camionista-batterista ex-stoner-rocker. Daughn Gibson (vero nome Josh Martin) non è uno di quei personaggi destinati a divenire famosi, per quanto il suo nome già si è diffuso nelle cronache più disparate del web; non è sicuramente simpatico o intellettualmente ricco di introspezione; il suo polveroso country inoltre, intriso di ombre boogie rock’n’roll e gothic, ha mentori più famosi e rispettabili come Johnny Cash, Scott Walker e perfino i Magnetic Fields.

Perché dunque entusiasmarsi per “Me Moan”? Perché il fascino sinistro e quasi al limite del farsesco delle undici canzoni dell’album è di quelli subdoli e perniciosi, una seduzione che resiste, nonostante la palese ripetitività delle soluzioni sonore del disco (ad eccezione forse di “Franco”).
Le intuizioni vibranti che fondevano in un unico pamphlet country e avantgarde elettronica sono ora il groove sul quale una band reale ripercorre i ritmi robotici per trasformarli in un tessuto vivo e malleabile. Senza alcuna emozione sensibile, Daughn adagia una serie di storie tenebrose che raccontano di vite tormentate, scazzottate e suicidi con la stessa naturalezza con la quale Julio Iglesias parlerebbe di rose e amori eterni.

Il fascino della sua musica risiede infatti proprio in questa voglia di raccontare il lato oscuro di ognuno di noi: senza dimenticare la grande potenza evocativa della sua voce baritonale e delle sue immaginifiche liriche, e per quanto il tono più claustrofobico di “All Hell” rendeva tutto questo più palese, qui è proprio il gusto più pop e trasversale a incantare e convincere.
Daughn Gibson ha la forza per far collidere due mondi lontani, è un visionario che non teme lo scontro, sempre infelice, tra country e elettronica: questo avviene decentrando il fascino lirico dalle linee armoniche a quelle ritmiche, e questo non solo perché l'autore resta un batterista in odore di hard-rock, ma anche perché il musicista ama violare le barriere tra pop e musica sperimentale.

Il denso insieme di groove e voce baritonale sembra corrodere la potenziale diversità dei brani, ma in verità le differenze sono celate nel loro tracciato ritmico; se è il basso a condurre il gioco in “The Sound Of Law” prima che si incendino le diverse anime del brano, in “Phantom Rider” è la batteria quella che gioca col soul e il rhythm & blues fino a farci muover più di un passo di danza.
Nessun brano, però, riesce a competere con la struggente disperazione di “Franco”: la chitarra taglia l’aria con accordi che tessono il ritmo su cui si evolve una sinfonia post-country, turbata dal triste racconto di un donna incapace di superare il dolore per il suicidio del figlio. Altrove invece il gioco si fa più osceno: sesso e debolezze vengono consumati tra slide guitar e accordi svogliati di basso in “The Pisgee Nest” con stati d'animo che confondono il languore con la desolazione, mentre sono i fantasmi della solitudine ad agitare le acque di “All My Days Off”, il brano più melodico e delicato del lotto.

Ascoltando “Me Moan” si è portati a pensare cosa sarebbe successo se i Joy Division fossero nati in America: la vulnerabilità spirituale di “Mad Ocean”, con i suoi cori femminili e il suo sapore western alla Wall Of Voodoo, il sabba gothic-country quasi rituale di “You Don’t Fade”, il rock’n’roll malsano di “Kissing On The Blacktop” hanno lo stesso sapore agrodolce e fatalista di molte pagine di “Closer”.

In definitiva, il secondo album di Daughn Gibson è destinato a trasfigurare il pop, grazie al suo fascino trasversale e alieno, una entusiasmante prova di originalità che rilegge con intelligenza molti luoghi comuni per scavare nella profondità del dolore senza versare nessuna lacrima, solo un lamento, un gemito ("moan", appunto), prima dell’avvento delle tenebre.

(25/07/2013)



  • Tracklist
  1. The Sound Of Law
  2. Phantom Rider
  3. Mad Ocean
  4. The Pisgee Nest
  5. You Don’t Fade
  6. Franco
  7. You Won’t Climb
  8. The Right Signs
  9. Kissing On The Blacktop
  10. All My Days Off
  11. Into The Sea
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