Deptford Goth

Life After Defo

2013 (Merok) | electro-soul

Il mondo si proietta verso un futuro ricco di incertezze e perplessità, mentre vecchi teorici della perfezione vedono sfuggire dalle loro mani una realtà sempre più caotica e complessa. Il disorientamento generazionale è una menzogna che i vecchi hanno edificato per chiudere le porte al rinnovamento, colpa di una lettura superficiale di forme artistiche che sembrano eclissarsi.
La musica resta il termometro delle nuove generazioni. Sullo sguardo verso il passato della cultura lo-fi si innesta l’elettronica post-Kraftwerk ridisegnando il romanticismo: questa è la traccia che accoglie l’esordio dei Deptforth Goth, che gli consente di sviluppare la sua cifra espressiva sulla scia del clamore creato dall’ultimo album di How To Dress Well.

Infatti, è un uomo solo celato dietro un moniker (Daniel Woolhouse), e ancora a emergere sono velleità pop vestite di un'elettronica gentile apparentemente innocua, ma “Life After Defo” travalica le prevedibili assonanze con XX e James Blake grazie a un intenso insieme di musica e testi.
Dopo aver studiato alla scuola d’arte di Wimbledon, Daniel sbarcava il lunario lavorando nei locali e scoprendo pian piano il fascino della musica, ma il suo amore per un pop crossover mai lezioso viene stimolato in seguito ai responsi della rete alle sue prime timide creazioni sonore.
La musica della sua creatura Deptforth Goth è quindi un'elettronica figlia della cultura etno-pop, ricca di ombre e spazi aperti che creano atmosfera con un lirismo appena accennato (“Life After Defo”), ma che attinge pure al soul, trascinando la realtà virtuale nella quotidianità con sentimento e candore (“Feel Real”).

Il minimalismo che caratterizza James Blake trova in verità poco spazio nella musica di Woolhouse: a tratti asciutta e raramente enfatica, questa alterna guizzi armonici impetuosi (“Guts No Glory”) a fughe uptempo (“Union”), per poi osare nuove alchimie di voci e suoni (“Bronze Age”). C'è poi spazio anche per una giocosa ironia di suoni e malinconia in "Particles", ma dietro una coltre di suoni familiari e piacevoli Deptford Goth descrive con profondità e delicatezza il nostro comune tormento esistenziale, in perenne bilico tra solitudine e voglia di isolamento.
“Life After Defo” risulta essere quindi un buon esordio, che riesce a dissimulare alcune incertezze in fase di composizione grazie a un’attenta produzione, la quale ad ogni ascolto svela nuovi punti d’attracco emotivo e cerebrale, ridefinendo i confini di tracce come “Objects Objects” e “Years”, pronte a sostituire le coinvolgenti note di “Union” e “Feel Real” (le due tracce più immediate dell’album) nella scala di valori di un album, che sceglie una strada più tortuosa per arrivare al cuore dell’ascoltatore.
Diversamente dagli Xx, un disco che passa per la mente e l’anima prima di affondare nelle viscere più profonde.

(26/03/2013)



  • Tracklist
  1. Life After Defo
  2. Bronze Age
  3. Feel Real
  4. Guts No Glory
  5. Objects Objects
  6. Particles
  7. Union
  8. Lions
  9. Years
  10. Deepest
  11. Bloody Lip


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