I Cani

Glamour

2013 (42Records) | electro-pop cantautorale

Nel 2011 "Il sorprendente album d’esordio dei Cani" irruppe con forza nella cosidetta "scena indie italiana": uno sconosciuto cantautore romano che si era fatto largo grazie alle proprie istantanee registrate in cameretta. Sul disco si scatenarono discussioni infinite, caratterizzate da prese di posizione piuttosto nette: odio o amore, bianco o nero, nuovo fenomeno della musica italiana o cazzata immane. "Glamour" si porta dietro, volente o nolente, il peso di quell’esordio, mettendo Niccolò Contessa, la mente e l’autore dietro al progetto, nella posizione di dover dimostrare che dietro l’hype e l’immaginario hip c’era e c’è tuttora la giusta sostanza compositiva.

"Introduzione" chiarisce immediatamente che le cose sono cambiate: canzone costruita al piano, batteria acustica, voce e melodie decisamente più pulite (la produzione è stata affidata a Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax), abbandono dell'approccio lo-fi che persiste unicamente in "Non c’è niente di twee", brano che ha anticipato l'uscita del disco e che rappresenta un ponte con "Il Sorprendente..." grazie al ritornello appiccicoso dal retrogusto amaro. Un cambiamento sia per quel che riguarda l’aspetto prettamente musicale, sia sotto l’aspetto dei testi: "Glamour" in quest'ottica registra una svolta dal punto di vista della prospettiva: si passa dalle fotografie all’uso cosciente della prima persona singolare, dal distacco al coinvolgimento.
Contessa sfrutta alcuni espedienti narrativi per fissare al meglio momenti particolari, come il ripetersi martellenate dei versi (cosa che fa, in un contesto totalmente diverso, anche Emidio Clementi con i Massimo Volume). Nel suo personale percorso introspettivo, il citazionismo letterario-artistico- musicale dilagante viene utilizzato anche per rendere alcuni omaggi: De André e Federico Fiumani in "Storia di un impiegato" o l’esplicito riferimento ai Fine Before You Came nella sferzata electro-punk "FBYC (sfortuna)". In generale, il ventaglio musicale di "Glamour" è decisamente più ampio e lambisce anche il cantautorato italiano classico ("San Lorenzo") o la tradizione popolare ("2033", ghost-track finale ft. Matteo Bordone).

Ci troviamo di fronte, in più frangenti, a un'opera quasi di autoanalisi, che passa attraverso autocitazioni ("di contare i dieci euro in cambio dei Long Island" in "Storia di un impiegato") e alle dinamiche che l’improvviso e sempre relativo successo ha portato ("Lexotan"). Una inquieta "Corso Trieste", supportata dalle incisive chitarre dei Gazebo Penguins, è invece il manifesto di una resa dei conti adlescenziale molto fredda e adulta, più che nostalgica. Al contrario, synth sghembi ci introducono a "Storia di un artista", dove è riscontrabile un particolare cinismo non rivolto alla storia di Piero Manzoni, ampiamente sviscerata nel testo, o al contesto civile dell’Italia benpensante in cui viveva, ma sfruttato per permettere, in due passaggi, una (auto?)critica all’ostentata e spesso solo apparente “superiorità intellettuale” di chi, pur mantenendo i benefici del nostro tempo, si identifica nostalgicamente in epoche mai vissute.
Sono presenti anche elementi di continuità rispetto all'esordio, dati da soluzioni elettroniche che fanno parte ormai della grammatica dei Cani e servono a rendere dichiarazioni d’amore pure ("Ricorda che mi hai promesso di andare in giro con la pistola per difendermi/ e di tagliarmi la carne da mangiare nel piatto/ come Vera Nabokov") meno stantie. Il momento strumentale centrale - "Roma Sud"/ "Theme from Koh Samui" entrambe con la partecipazione di Cris X - è dilatato e offre uno stacco cinematografico che rallenta, forse eccessivamente, il ritmo del disco.

Non siamo qui a dirvi che ogni canzone è un capolavoro, dal punto di vista musicale non c’è niente di particolarmente innovativo e qualche passaggio meno incisivo non manca: nel complesso, però, i brani funzionano egregiamente nella loro accezione pop, ovvero come veicolo per assicurarsi che le liriche, il reale punto di forza, restino ben impresse in testa.
Se già l’esordio lasciava intuire, con quegli scatti neorealisti, le potenzialità di Contessa come cantautore, questo secondo album ce lo conferma pienamente. Sono infatti pochi i cantautori che riescono ad associare testi di spessore a melodie che restano addosso con facilità (viene in mente il Raina degli ultimi Amor Fou). Esauritosi il fenomeno, scemato l’hype, dei Cani è rimasto in primo piano un autore di grande rilievo; su questo ci sono pochi dubbi.

(26/10/2013)



  • Tracklist
  1. Introduzione
  2. Come Vera Nabokov
  3. Corso Trieste (ft. Gazebo Penguins)
  4. Non c'è niente di twee 
  5. Storia di un impiegato
  6. Roma sud (ft. Cris X)
  7. Theme from Koh Samui (ft. Cris X)
  8. Storia di un artista
  9. San Lorenzo
  10. FBYC (Sfortuna)
  11. Lexotan
  12. 2033 (ghost track ft. Matteo Bordone)
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