Liam Singer

Arc Iris

2013 (Hidden Shoal) | chamber-pop

Ecco un altro ritorno particolarmente atteso di questo 2013. Chiamato a riconfermarsi dopo che l’album “Dislocatia”, di tre anni orsono, aveva fatto drizzare le orecchie a più di un appassionato, il cantautore del Queens Liam Singer mantiene le promesse e fa nuovamente centro.
Il progetto musicale fa leva sulle soluzioni vincenti dell’opera precedente e non subisce sostanziali cambiamenti, nel suo combinarsi di altezzose sinfonie pop per stanze dall’arredamento neoclassico.

Singer volge con coscienza il proprio sguardo verso i capisaldi del pop barocco sia degli anni 60 (“Odessey And Oracle”, “Song Cycle”), sia dei 90 (“Deserter’s Songs”, “The Soft Bulletin”) e, per quanto i suddetti titoli risultino certamente ingombranti solo a nominarli, non si può negare che quest’album sappia rivisitare la Storia in maniera peculiare.
Quello di “Arc Iris” è un mondo dorato, irreale, un nostalgico anelito a una classicità perduta emanato da carole per fiati e archi (“Endless Storm”), notturne sonate di piano (“The Dance Of Cupid And Psyche”) e vertiginose acrobazie melodiche che rasentano il canto gregoriano (“The Astronaut”).

Se certamente sorprende l’audacia di questo ragazzo nel mettere alla prova l’ascoltatore con trame particolarmente intricate, ci si meraviglia ancor di più davanti alla naturalezza con cui queste riescono a convivere. Pochissimi sono infatti i momenti in cui Singer dà la sensazione di voler fare il passo più lungo della gamba: si possono rimproverare qua e là una vocalità poco caratterizzante o un’esecuzione che talvolta tradisce il gelido rigore della formazione accademica, ma tutto è compensato da un senso per la misura invidiabile.
Lo stesso che rende valori aggiunti prima che eccessi le escursioni più sorprendenti verso lidi del dream-pop (“Disappear And Appear”) e del free-jazz (le cacofonie fiatistiche che aprono “Forever Blossoming”). Ma, soprattutto, lo stesso che permette di sfruttare la perizia tecnica per inanellare due piccoli gioielli come l’indie-pop dalle inclinazioni cosmiche “Dear Siste Gears/ Turn In Gears” o la scarna ballad per piano e acustica “Nine Ten”, cantata con placido distacco à-la Owen.

Pur mancando della zampata decisiva per portare la musica di Liam Singer al di là di una ristretta nicchia di appassionati, “Arc Iris” funziona egregiamente come attestazione di un talento ormai definitivamente sbocciato. Un album ricco di vitalità e classe che di certo alzerà le aspettative future nei confronti del suo autore.

(07/08/2013)

  • Tracklist
1. Prelude (Into The Luminous Currents)
2. Stranger I Know
3. O Endless Storm
4. The Dance of Cupid and Psyche
5. Dear Sister/Gears Turn In Gears
6. Nine Ten
7. The Astronaut
8. Plestiodon Fasciatus
9. Disappear and Appear
10. Forever Blossoming
11. I Was Glad to Hear From You And I Liked The Way You Signed Your Name
12. Unhand Me (You Horrid Thing)
13. Coma Nocturne
14. Eye Eclipse Eye
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