Human Hands

S/T LP

2014 (strictly no capital letters / time as a color / cross your heart and hope to d.i.y) | emo-core

Un tempo il  termine "emo" non designava per forza musica per ragazzini repressi e depressi. Negli anni Novanta c’era gente -  tipo i Mineral o gli American Football -  che, prima di incidere album furiosi come “The Power Of Failing” dei primi o elaboratamente malinconici come “American Football” dei secondi, aveva probabilmente mandato giù una bella porzione del catalogo Dischord, l'hardcore epico della SST e magari pure le esplosioni armoniche dei Bitch Magnet, digerendo tutto con la beata imprudenza della gioventù.
Nel solco di un’urgenza espressiva che ha fatto scuola si colloca, in questo 2014, l’esordio degli inglesi Human Hands, trio per due terzi di stanza a Birmingham. Come i Black Sabbath e i Judas Priest, ma le similitudini si fermano alla toponomastica. Certo, a Chaz (basso e voce), Clyde (chitarra e voce) e Rob (batteria) la potenza del suono non manca -  e del resto il gruppo di Ozzy Osbourne rappresenta un totem almeno per  il primo. Ma qui si tratta di una potenza drammatica condotta fino all’orlo della tragedia, sulle ali spezzate di sogni post-adolescenziali in fuga da un mondo che li ha già ripudiati.

La musica degli Human Hands – tirata sul filo di corde metalliche che vibrano come nervi di bestie agonizzanti -  riflette quel dissidio tutto romantico tra il cosmo individuale fatto di ideali e ambizioni e l’universo sociale, reale, che ne corrode inesorabilmente le membra fino a raschiarne le ossa. Sei tracce, appena trentacinque minuti di musica al contempo dolce e dilaniante. Osteopatia delle sette note per le artrosi che bloccano i gangli di una quotidianità quantomai pericolante. Rassegnarsi a vivere è un mestiere che costa sacrifici. Bisogna accettarne le contraddizioni, incassare le fregature. Snaturarsi per non morire. Tutte cose che Clyde - il quale, per mantenersi, aveva accettato un lavoro che non lo appagava - conosce benissimo: “Quel lavoro mi aveva trasformato in una persona che penso di non essere”. In quest'ottica va recepita ogni parola biascicata o gridata in un album per certi versi sorprendente, che segue una serie cospicua di Ep con cui la band inglese si era affacciata sulle scene. Come afferma Chaz nella medesima intervista, “i nostri testi riguardano tutte quelle cose che nel mondo ci fanno incazzare e ci disgustano”.

Rabbia e disgusto, dunque. Praticamente il fango e lo sputo con cui è stato forgiato il punk. Gli Human Hands si ritengono un gruppo che, per l’appunto, fa sostanzialmente quello. Inteso, evidentemente, più nelle sue inclinazioni espressioniste che dadaiste. I Germs, gli Adverts, i Saccharine Trust, per intenderci. Ed effettivamente, nei timbri delle chitarre - taglienti come la lama di un’affettatrice - c’è qualcosa di “A Human Certainty” o di “Shut Down (Annihilation Man)”. Corpi acustici che gridano dolore, come nell’iniziale “Disease”, “Bored Teenagers” che frugano la noia alla ricerca di un senso. Tuttavia se l’attitudine è punk, l’estetica attinge al post-core degli anni Novanta: arpeggi di chitarra come tintinnii tortuosi (“Dust”), breakbeat possenti sotto declamazioni spasmodiche (“Remain”). A emergere, però, è la beltà che giace sul fondo di onde soniche talmente febbrili da togliere il fiato (la ballata “String”, bella e atroce, il volto tumefatto di un angelo).
Tutto ciò - con buona pace della stessa band che non si riconosce nel genere - rientra pienamente nelle caratteristiche portanti dell’emo. Non a caso, il termine di paragone spesso avanzato da molti loro esegeti sono i dimenticati Indian Summer.

Pubblicato nel gennaio scorso e passato praticamente inosservato, “S/T LP” ha attirato nel corso dell’anno sempre maggiore attenzione da parte di webzine e riviste. Averlo scoperto solo adesso forse comporta il vantaggio di poterlo collocare a posteriori, interpretandone l’irruenta immediatezza e la carica emozionale come un’avvisaglia del meglio che questo 2014 avrebbe offerto: il furente qui e ora di “Here And Nowhere Else” e le supernove emo-core di “Between Bodies”. Musica che ci chiede di lanciarci in essa come ci lanceremmo nella vita: fiduciosi e disperati. Musica che ci tira per il collo e per il cuore. Di colpo, senza preavviso. "Without Warning".

(23/11/2014)

  • Tracklist
  1. Disease
  2. Remain
  3. See Saw
  4. String
  5. Dust
  6. Without Warning
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