Paolo Conte

Snob

2014 (Universal) | songwriter, tropicalia

Si fa prima a dire cosa non c’è, nel quindicesimo album di studio per il gran bardo Paolo Conte, quarto consecutivo dal titolo monolessico dopo “Elegia”, “Psiche” e “Nelson”, e primo dopo un ritiro sfiorato dalle scene per ammissione di sopraggiunta aridità creativa. A mancare, su tutto, è la compattezza dei suoi giorni migliori. La lunga lista di canzoni in stile “Una faccia in prestito” (1996), altro album non troppo brillante della sua carriera, cerca di confondere le acque ma in realtà non fa che confermare la mollezza di fondo.

In generale, comunque, è un album ancor più perfetto dei precedenti nel rassicurare tanto appassionati storici quanto fan dell’ultim’ora. Degna delle sue migliori overture è il quasi-zydeco di “Si sposa l’Africa”, per metà senza liriche, con cui ritorna al tema del continente nero come culla di cultura, post-“Razmataz”. “Tutti a casa” è un inno solitario - tra i suoi più cantabili di sempre - di uomo che osserva da distante lo scorrere della vita urbana.

La foga strumentale sudamericana contrasta troppo con le facezie strascicate del canto in “Argentina”, nei samba di “Tropical” e “Maracas”, nel valzer di “Signorina saponetta”, a scivolare involontariamente nelle parodie di Stefano Bollani. Più convincente è “Gente”, con i suoi brillanti timbri cromatici. “L’uomo specchio” riporta ai suoi tipici moti perpetui con sottile elettronica (cfr. “Gli impermeabili”) e “Ballerina” è un’ancor più esplicita autocitazione (cfr. “Via con me”).

Ovviamente ci sono anche le sue tipiche toccate rabbuiate piano-voce, da un’ancor più classica “Donna dal profumo di caffè”, ma con una svogliatezza che non aggiunge nulla alla saga del Mocambo, alla title track.
Per non farsi mancare niente Conte aggiunge poi la classica personale reinterpretazione di una canzone scritta per altri, altro leit-motiv della sua carriera: “Fandango”, forse la più suadente delle tre, in origine scritta per Malika Ayane.

Il presente per Conte non esiste, vi è solo un passato soverchiante: è il cantastorie che ricorda un cantastorie che non fa altro che ricordare. Tanti cliché, pur ancora una volta appassionati, poche vere canzoni. Menzione alla prova pianistica, con meno pose jazz e diversi stilemi classici (trilli, modulazioni, legato, etc), inauditi in molte produzioni del pop italiano degli ultimi cinque anni. Video del singolo (“Tropical”, Fernando Luceri) con idea rubacchiata.

(18/10/2014)

  • Tracklist
  1. Si sposa l’Africa
  2. Donna dal profumo di caffè
  3. Argentina
  4. Snob
  5. Tropical
  6. Fandango
  7. Incontro
  8. Tutti a casa
  9. L’uomo specchio
  10. Maracas
  11. Gente
  12. Glamour
  13. Manuale di conversazione
  14. Signorina saponetta
  15. Ballerina 
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