Dungen

Allas sak

2015 (Mexican Summer) | psych-prog-rock

Se ci fosse giustizia in questo mondo, come headliner psichedelico dei festival estivi vedremmo il nome dei Dungen, e non quello dei Tame Impala. È un’affermazione già sentita mille volte cambiando nomi e loro ordine, ma dopo una carriera come quella della band svedese, e il parallelo, relativamente scarso successo, è inevitabile.
“Allas Sak” è ormai il settimo disco di Gustav Ejstes e soci e, pur lontano l’ardore quasi garage del loro disco più conosciuto, “Ta Det Lugnt”, non è per niente spenta l’urgenza di fare musica, di prolungare l’era della psichedelia, quella vera, espressione di libertà intellettuale e materiale.

Già dall’intro Sigur Ros-iana del disco, che si apre poi nelle esplosioni caleidoscopiche della title track, si intuisce il senso di raffinata grandiosità di questa nuova anima dei Dungen, già preparata nel precedente, semi-strumentale “Skit I Allt” e ben espressa dallo splendido artwork del disco. La scrittura di Ejstes è imprendibile, ineffabile, coi suoi cambi di ritmo e tono che imprimono una leggiadria sconosciuta ai numerosi altri interpreti contemporanei del genere, e gli arrangiamenti, tra i quali uno splendido fraseggio di trombone, seguono con perizia anche questa rara la mano del cantautore.
Anche la successiva “Sista Festen” mostra tutta la personalità del gruppo nel riproporre il revival Beatles-iano, passando per Canterbury e folk-rock, originando come sempre movimenti emozionanti e suggestivi - una vera orgia musicale, che si completa nella strumentale “Franks Katus”, che si aggancia al discorso dell’ultimo dei Pepe Deluxé col suo groove anni Sessanta, tra percussioni e la voce di Ejstes che si tramuta in flauto.

Da apprezzare esclusivamente a volume alto, per farne risaltare le cangianti e meravigliose sfumature sonore e armoniche, “Allas Sak” dimostra un carattere cinematico di sicuro fascino, come nei volitivi scrosci di “En Gång Om Året”, o nel ballo velato alla Procol Harum di “Sova”, che si incendia in una pira monolitica, soffocata da folate di arpa. Naturalmente, non può mancare una jam dissoluta e cacofonica come “En Dag På Sjön”, che viene però subito dopo il soul-rock alla Dungen di “Akt dit” - e mettiamoci anche i Jethro Tull aggiornati ai tempi dei Midlake di “Sista Gästen”.
Si completa così un disco in cui immergersi, per scoprire le profondità incommensurabili di un mondo interiore improvvisamente ospitale, popolato della propria mitologia di creature fantastiche.

(01/10/2015)



  • Tracklist
  1. Allas Sak 
  2. Sista Festen 
  3. Sista Gästen 
  4. Franks Kaktus 
  5. En Gång Om Året 
  6. Åkt Dit 
  7. En Dag På Sjön 
  8. Flickor Och Pojkar 
  9. Ljus In I Min Panna 
  10. Sova


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