Madonna

Rebel Heart

2015 (Interscope) | pop, contemporary r'n'b, dance

Non è mai stata un’artista accomodante nei confronti dei suoi fan. In più di trent’anni di carriera all’insegna del trasformismo, Madonna ha guadagnato uno stuolo di ammiratori così vasto e variegato (per generazione, gusti e background), al punto che ognuno è arrivato a sviluppare un’idea ben precisa sulla veste sonora che meglio le si addirebbe, rimanendo deluso ogniqualvolta questa veniva disattesa. C’è chi la vorrebbe sempre regina delle piste da ballo, chi la vedrebbe più adatta nelle vesti di forbita cantautrice, chi la preferirebbe più sperimentatrice, e chi si accontenterebbe di un più semplice intrattenimento pop.
E invece la Ciccone, sempre sintonizzata sulle frequenze di maggior tendenza (condicio sine qua non sarebbe del tutto inutile giocare nel campo del mainstream che l’ha sempre vista protagonista, seppur ormai fisiologicamente affannata), continua a fare le sue scelte stilistiche incurante delle aspettative, consapevole di non poter accontentare tutti e che azzeccare il desiderio di molti equivale a scontentare quello di altrettanti.

Vero è che stavolta l’offerta è talmente imponente (addirittura 19 pezzi nella versione deluxe!) che chiunque potrà scovare in “Rebel Heart” qualche brano che a sprazzi gli farà tornare in mente la sua Madonna preferita: che si tratti dell’unico richiamo al dancefloor più classico (“Living For Love” che, via Route 99 e Clean Bandit, guarda all’attuale revival house britannico), del country spirituale di “Devil Pray” e dell’autobiografica title track o di un paio di agrodolci electro-ballad come le belle “Inside Out” e “Ghosttown”.
Un progetto meno rigoroso del solito, insomma, anche se sono sempre dietro l’angolo qualche marziale break elettronico o una spettrale linea di synth a far allontanare l’ascoltatore da quella nostalgica comfort-zone, mostrandogli le principali coordinate del disco: quelle che in passato hanno spesso fatto storcere il naso a molti e che fanno nuovamente rima con urban e r’n’b contemporaneo. Non più sbarazzino come ai tempi di “Hard Candy” o patinato come a quelli di “Bedtime Stories”, ma decisamente più serioso e vicino nelle intenzioni tanto ai tribolamenti di “Erotica” quanto alle visioni plumbee e cyber dell’ultimo Kanye West. Il rapper di Chicago è anche uno dei numerosi collaboratori scelti per il concept del disco (che vanta anche una serie di blasonati ospiti del settore come Nas, la recidiva Nicki Minaj e l’astro nascente Chance The Rapper) e la cui influenza è tangibile non soltanto nelle tracce da lui co-prodotte.

Il pirotecnico crescendo EDM di “Iconic”, che si stempera bruscamente su atmosfere quasi horror, la macabra danza moombathon di “Illuminati”, la trasfigurazione trap del material girl-pop di “Holy Water” e la dicotomia acustico/sontuoso in “Veni Vidi Vici” costituiscono l’ossatura di un lavoro nervoso che, soprattutto nella seconda parte, colpisce per l’inaspettata mestizia anche quando il contesto si fa più torrido (“S.E.X.”). E’ una Madonna insolitamente austera, quella che si ascolta tra i solchi di ballate (tante e introspettive come non accadeva da anni) quali una drammatica “HeartBreakCity” tinta di gospel, una “Messiah” sfarzosamente orchestrale e un’elegiaca “Wash All Over Me”, accompagnata da una scarnificata marcetta. Malinconia che non vuole scrollarsi di dosso nemmeno durante le interessanti divagazioni etniche di “Body Shop”, delicatamente folkloristica, e nella più sensuale e orientaleggiante “Best Night”.

A fare da contraltare, una prima parte a tratti più luminosa e in cui è prevalentemente un maestro della contaminazione globale come Diplo a dar man forte alla Ciccone nel farsi un bel lifting sonoro. Operazione non priva di qualche sbavatura, diluita in una scaletta fin troppo schizofrenica e in cui buoni costrutti melodici si perdono un po’ tra il generico (“Hold Tight”) e il lezioso (“Joan Of Arc”).
Puntare sulla loro linearità per l’intera durata di “Rebel Heart” sarebbe stata forse una mossa più sicura, ma niente da fare, lei è Madonna e preferisce andarci giù pesante, come proclama irriverente nel pezzo più ardito, ironico e svalvolato di tutta la sua carriera, destinato a sdegnare non poco chi la vorrebbe legata a più tradizionali cliché disco.
Dopotutto cos’altro aspettarsi da una stronza che, senza dispiacersene, obbliga i suoi fan a canticchiare un perfetto ritornello pop (“Unapologetic Bitch”, appunto) stagliato su ritmiche reggaeton che, c’è da scommetterci, mai e poi mai avrebbero voluto in regalo dalla loro beniamina?

(05/03/2015)



  • Tracklist
  1. Living For Love
  2. Devil Pray
  3. Ghosttown
  4. Unapologetic Bitch
  5. Illuminati
  6. Bitch I’m Madonna (feat. Nicki Minaj)
  7. Hold Tight
  8. Joan Of Arc
  9. Iconic (feat. Chance The Rapper & Myke Tyson)
  10. HeartBreakCity
  11. Body Shop
  12. Holy Water
  13. Inside Out
  14. Wash All Over Me
  15. Best Night*
  16. Veni Vidi Vici (feat. Nas)*
  17. S.E.X.*
  18. Messiah*
  19. Rebel Heart*
    
     *Deluxe Version




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