Madonna

Hard Candy

2008 (Warner Bros.) | pop

Dedicato a...

Questa è per mia zia. Vive, come me, nella provincia di Napoli. È nubile, ha sessant'anni e pesa circa duecento chili. Non esce di sera perché ha paura di essere violentata. In paese non credo si siano mai verificati stupri. Qui la criminalità ha ben altro cui pensare. Dedico quanto segue a tutti quelli che, per infettare l'opinione pubblica con i propri pensieri o interessi, alterano la portata dei fatti a loro favorevoli e/o a loro contrari. Sì, anche voi che scrivete di musica: grazie per renderci la vita migliore.

Asimmetrie informative

Sì, è vero: Madonna ha fatto il disco con tizio, caio e sempronio. Arrivando, innegabilmente, quale buon ultima. Il primo argomento contro "Hard Candy" sarà proprio questo: Madonna è sempre salita su un trend ai suoi inizi, mai così tardi. Ergo, il disco fa schifo. Vi prendono per stupidi. Ben pochi possono permettersi serie e ponderate analisi storiche o progettuali riguardo la musica pop (o rock); e comunque sono un elemento sussidiario rispetto al fatto principale: la musica stessa. Non fatevi tentare da un'idea, da una scusa: se i pezzi vi fanno schifo cercatene una causa, non una giustificazione.
Il secondo grande attacco è questo: "Hard Candy" fa schifo perché non è più un disco di Madonna, ma il solito disco di tizio, caio e sempronio. E questa è una grossa fesseria, un falso storico, che mi permette, finalmente, di entrare nel merito.

"Hard Candy"

Madonna ha sempre collaborato in modo diverso con i produttori di turno. Con Stuart Price s'era comportata da grande mano, dirigendolo, comunicandogli le idee e lasciandogli la libertà, nel metterle in pratica, di costruire un suo suono. Con Pharrell e Timbaland le cose cambiano. I produttori vengono presi per il loro forte: il lavoro si concentra sui loro classici ritmi spezzati e sugli arrangiamenti moderni e colorati (per Nelly Furtado, insomma). Madonna incide sul lato melodico; e porta l'esperienza disco/house di "Confessions". In pratica si tratta di una operazione di lifting alla nuova affermazione quale queen of the dancefloor.
La tambureggiante intro "Candy Shop" è l'immagine di quanto detto: melodia madonniana base, percussioni e synth marcati Pharrell, dance fra sensuale e aperta, inciso con elettronica a suonare come violini. Il lento "Miles Away", uno dei pezzi migliori del disco, rinnova semplicemente il vestito (chitarra, percussioni, tastiere) alla Madonna balladeer, capace di riportare all'oggi melodie dal sapore retrò. La stessa operazione avviene in "Devil Wouldn't Recognize You": ancora un bel brano, anche se dal potenziale maggiore rispetto al risultato.

Certo, dall'altro lato, c'è "4 Minutes". Il singolo di lancio, un duetto con Justin Timberlake, è una bomba tipicamente Timbaland: fiati in epica da guerra a lanciare, superbamente, le cariche, i binari che fanno da impalcatura e primi attori per tutto il brano. Qui, è vero, Madonna si sente poco o nulla, voce a parte. E frega poco o nulla, dato il risultato. Meglio ancora, e meglio in assoluto, fa però il secondo singolo: "Give It 2 Me". Clamoroso lavoro ai synth di Pharrell, truzzata pazzesca che salta a pie' pari "Confessions", il brano saccheggia qui e lì i Chemical Brothers e scende in pista suonando come il perfetto continuo dell'album precedente; Madonna ci mette il suo cambiando intepretazione a ogni passo, dalla pseudo-ragazzina dell'inciso alla donna fatale della strofa.
L'impronta della popstar non si vede solo in questo. "She's Not Me", per chitarrina funky e violini è pura disco revival; poi, dopo una parentesi onirica (che mi porta in mente il "Magical Mystery Tour"), va a spegnersi e riaccendersi in chiave house e robotica. Un esperimento, questo, già presentato nel tour di "Confessions", quando si incrociavano "Music" e "Disco Inferno".

Il punto a favore di "Hard Candy" è che, al di là dei tre-quattro brani chiave (i due singoli, "Miles Away" e la splendida melodia di chiusura di "Voices"), il disco riesce a non prendersi pause di sorta, infilando buoni risultati anche laddove si cerca di riempire (la collaborazione con Kanye West, "Beat Goes On"; il puro divertissement gitano "Spanish Lesson"). La sua forza è l'essere tutto un singolo, ritmato alla grande, colorato, con buone melodie e arrangiamenti.
"Confessions" aveva un progetto e un suono, diciamo così, ontologicamente più meritevole: "Hard Candy" è una collaborazione che fa un passo avanti e uno indietro; ammoderna ma tratti spersonalizza; va in direzione diversa ma si ricorda di. E ha canzoni migliori.
Posso capire chi prediliga, dopo essersi sorbito migliaia di dischi da Bill Haley ad oggi, il fattore innovativo e apprezzi maggiormente, con naturalezza, l'album precedente. L'unica alternativa possibile che hanno gli espertoni è dire che queste canzoni qui gli facciano schifo (il che, sia chiaro, è un'opinione opposta alla mia, ma teoricamente altrettanto plausibile): tutte le altre parole vogliono solo truffarvi.

(29/04/2008)

  • Tracklist
  1. Candy Shop
  2. 4 Minutes
  3. Give It 2 Me
  4. Heartbeat
  5. Miles Away
  6. She's Not Me
  7. Incredible
  8. Beat Goes On
  9. Dance 2night
  10. Spanish Lesson
  11. Devil Wouldn't Recognize You
  12. Voices
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