Malcolm Goldstein

Full Circle Sounding

2015 (Kye) | avantgarde, free improvisation

Soundings” are free improvisations exploring the rich sound possibilities of the violin. There is no pre-set structure; rather it is the process of discovering new qualities and relationships, that is the flow of the music. Melodies of sound (timbre/texture/articulation) are created that evolve out of the interplay between the resonance of the violin and the gesture of the violinist.

Questa l'epigrafe a “Sounding The Full Circle”, raccolta di saggi e appunti edita nel 1987 da Malcolm Goldstein. Decano dell'avanguardia newyorkese, Goldstein è stato tra i pionieri dell'interpretazione contemporanea a partire dagli anni Sessanta, operando a stretto contatto con John Cage, Merce Cunningham, Philip Corner e James Tenney. Citare il titolo della pubblicazione significa dare a questo nuovo Lp della Kye Records una connotazione celebrativa o “riassuntiva” del singolare operato del violinista, oggi quasi ottantenne ma ancora messaggero di una tecnica e di una ricerca sonora strabilianti.

Il passaggio riportato in apertura pone l'accento su un aspetto fondamentale della pratica che da sempre ispira Goldstein: la gestualità del musicista, uno degli elementi (se non l'elemento) che più distingue il linguaggio contemporaneo da quello classico – non soltanto in musica – rendendone così necessaria la fruizione dal vivo; ad essa si accompagna lo studio, la maniacale attenzione per le più complesse risonanze originate dal contatto tra le parti dell'archetto (crine, legno e dita dell'esecutore) e quelle del violino (corde, ponte, corpo e tastiera), soggette così a innumerevoli combinazioni.
Nonostante Goldstein si sia sempre cimentato nell'interpretazione di compositori del proprio tempo, il suo terreno d'azione è molto più sbilanciato verso la libera improvvisazione, sin dall'esordio discografico autoprodotto “Soundings” (1980), primo manifesto della sua anti-poetica dell'astrazione e qui rappresentato dalla quarta traccia. Solo uno dei restanti tre brani testimonia un approdo più recente della tecnica multiforme del violinista: datato negli anni Novanta, "But One Bird Sang Not" è l'estrosa rilettura di un canto della tradizione bosniaca, la cui melodia si incrina molto presto per poi rivoltarsi completamente, sino a rivelare fibre di pura anomia del tutto affrancate dalla notazione convenzionale.

Non è da meno “Judson Piece #6” (1963), nonostante sia destinato a una performance di danza: lo spettro espressivo passa in un istante dal solletichio alla più violenta pressione delle corde, sondando nel mentre i limiti estremi degli armonici naturali e dei rumorismi che si celano al di là del ponticello – le cui possibilità Helmut Lachenmann avrebbe a sua volta intuito e sfruttato più organicamente – affiancati da sinistri ruggiti di matrice elettronica.
Parimenti “Sheep Meadow”, datata 1966, consiste nel sovrapporsi delle “grida” e contorsioni atonali (nel vero senso del termine) alla lugubre e primordiale monotonia di un nastro magnetico, dando respiro a uno scenario da orrore lovecraftiano che con ogni probabilità avrebbe poi ispirato le incursioni più spettrali(ste) di Eyvind Kang.

“Full Circle Sounding” è una breve ma significativa retrospettiva che rimette in luce l'opera di un performer rivoluzionario, ben prima degli “impossibili” Freeman Etudes cageiani, dei voli notturni di Sciarrino e dell'anti-accademismo del maverick John Zorn.
Un'arte, la sua, fondata su un netto contrasto: la spietata “dissezione” del violino classico, infatti, origina necessariamente da una sconfinata affezione per lo strumento, a tal punto da tentare di superarne i confini espressivi. Bisogna studiare Paganini per potersi permettere di dimenticarlo e finalmente voltare pagina, iniziando a scrivere la propria storia.

(12/10/2015)

  • Tracklist
  1. Judson Piece #6 (With Improvised Violin Extensions)
  2. "But One Bird Sang Not"
  3. Sheep Meadow (With Improvised Violin Extensions)
  4. Soundings


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