Tropics

Rapture

2015 (Innovative Leisure) | electro-soul

Chris Ward è uno di quei nomi che sicuramente tutti gli amanti di How To Dress Well, Deptford Goth e Young & Sick avranno già annotato nel loro taccuino: il suo secondo album a nome Tropics non mancherà di rinnovare l’entusiasmo per l’ultimo idolo dell’electro-soul.
Già dal titolo, “Rapture”, la discendenza-dipendenza dalla musica black più raffinata degli anni 70 e 80 è evidente e palese: evocando Anita Baker e Roberta Flack, il musicista inglese mette a frutto la trasmigrazione modernista di artisti come Arthur Russell e Beck, che da due versanti opposti hanno inglobato soul, r&b e funk in ambienti sonori disparati, che vanno dal folk all’elettronica.

È una musica pop moderna, che nell’estasi tecnologica ritrova lo slancio del miglior white-soul, e resta in contatto con la visual-art, in uno scenario tanto affascinante quanto vicino all’esuberanza produttiva. Le coordinate sono le stesse dei musicisti succitati: pianoforte, suoni di tastiere avvolgenti e ricchi di romanticismo, voce sensuale e leggermente distolta dal contesto emotivo, ritmi frammentati e citazioni di jazz e disco-dance alla maniera del miglior easy-listening in bianco e nero.
Nulla di nuovo dunque, anche se va riconosciuta a Ward una buona scrittura, che evitando l’eccessiva estensione lirica e armonica, riesce a garantire ascolti ripetuti senza che il sapore dolciastro aumenti il tasso glicemico, come nel singolo “Blame”, che tra piano e noise mette in gioco una melodia raffinata ed essenziale che dà le direttive a tutte le atmosfere dell’album.

Nelle undici tracce si scivola tra contrappunti jazz e sensuali breakbeat che scortano basso e batteria verso una grintosa jam finale (“Indigo”), ipnotici soul elettronici scanditi da un metronomo irregolare (“Torrents Of Spring”), melodie folk poco ispirate (“Kwiat”) e improvvise virate verso la perfetta alchimia pop nella sensuale title track, che mette in evidenza la passione di Ward per gli intrecci vocali dei Beach Boys.
Nonostante “Rapture” resti un piacevole e onesto album, si ha spesso l’impressione che la noia sia dietro l’angolo, e a un vivace downtempo come quello di “Hunger” corrispondono episodi meno incisivi come “Home & Consonance “ e “Perfume Kinship”, finché “Not Enough” mette fine alle aspettative più audaci e riporta tutto nella giusta dimensione.

“Rapture” è insomma un album raffinato e godibile, ma tra atmosfere di sottofondo e la ripetitività stilistica rischia di scapparci uno sbadiglio.

(27/02/2015)



  • Tracklist
  1. Blame
  2. Hunger
  3. Indigo
  4. Kwiat
  5. Rapture
  6. Perfume Kinship
  7. Torrents Of Spring
  8. Home & Consonance
  9. Gloria
  10. House Of Leaves
  11. Not Enough


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