Ches Smith

The Bell

2016 (Ecm) | jazz

Esce in questi giorni per la leggendaria label di Manfred Eicher il terzo album solista di Ches Smith, uno dei più creativi e dotati batteristi oggi in circolazione, che vanta collaborazioni con tutte le correnti d'avanguardia che contano, sia in ambito rock (Xiu Xiu, Carla Bozulich, Mr. Bungle) che jazz (Tim Berne, Marc Ribot, Fred Frith, John Zorn). "The Bell" segna anche il suo esordio per la Ecm ed è, a ragion veduta, il suo capolavoro personale.

Grazie alla complicità di due eccellenti accompagnatori (ma che sono, a tutti gli effetti, co-autori del disco insieme a Smith) come il violista Mat Maneri (figlio del sassofonosta Joe ed emulo di Michael Galasso) e di uno dei pianisti più raffinati e sensibili del nuovo jazz come Craig Taborn (che ha fatto gavetta con Berne e con Torn), Smith ha messo in piedi un progetto musicale che sfugge a qualsiasi classificazione.
Si potrebbe facilmente ascrivere al jazz d'avanguardia, ma anche questa è un'etichetta poco precisa e un tantino fuorviante. Ci troviamo quindi dinanzi a un vero "outsider" dell'odierno panorama jazz, alla pari della bravissima Matana Roberts (che attinge tanto dalla musica creola che dal post-rock, filtrandolo con le fanfare di Albert Ayler), della giovanissima e talentuosa Mette Henriette (autrice di un personale "ambient-jazz"), di Giovanni Di Domenico sul versante del solismo creativo o di David Virelles (che propone un jazz da camera che è sempre più astratto e meno legato allo swing).

Virelles potrebbe essere il referente più consono per delucidare sullo stile musicale di Smith. Anche lui, come il pianista cubano, predilige una musica minimale e con pochi accordi, fatta di elementi essenziali, però elevati alla massima potenza. In poche parole, come ottenere il massimo da un minimo di struttura, che sono poi i fondamenti essenziali del massimalismo musicale. Pur possedendo un'ottima padronanza dello strumento, Smith non dà mai sfoggio di ostentato virtuosismo tecnico. Il suo stile batteristico è in effetti anti spettacolare al massimo, tutto in sottrazione, proprio per dar risalto invece alla materia sonora in questione.

Se ne ha una prova lampante ascoltando l'iniziale "The Bell", tutta concentrata su rarefatti suoni e accordi di pianoforte, gong, vibrafono e da una viola che introduce una melodia decadente, in cui nel solo finale vi è un minimo di brio. Stesso discorso per le partiture da camera, derivanti dalla musica dodecafonica europea di Anton Webern, come "Barely Intervallic" e "For Days", ormai lontanissime da qualsiasi territorio jazz tradizionale. Non da meno sono i tempi lentissimi e le melodie impalpabili di "Isn't It Over?" e di "I Think", dove solo nelle ultime battute di ciascuna delle due composizioni accade qualcosa di veramente musicale, acquistando consistenza ed energia.

"I'll See You On The Dark Side Of The Earth" sono undici minuti di rintocchi funerei al pianoforte e ai piatti della batteria, con la viola di Maneri che fa da contorno. Craig Taborn si dimostra un valido discepolo di Paul Bley nel bel flusso di coscienza pianistico di "It's Always Winter (Somewhere)", la cui vera melodia è data solo dal pianoforte.
Il trio è particolarmente abile a tenere ben nascosti tutti gli elementi melodici, che pare sempre che stiano per esplodere, ma che vengono costantemente sommersi in un gioco di accorte dissonanze. E' esattamente questo il maggiore pregio compositivo di Smith, ovvero quello di far apparire nulla come scontato, ma neanche lasciato liberamente al caso. Ogni cosa, qua, pare scientificamente calcolata, con pochissimo spazio all'improvvisazione collettiva vera e propria.

In questo, Ches Smith ha sicuramente preso esempio dal grande batterista e compositore Bobby Previte. Esattamente come lui, ha uno spiccato talento e gusto per tutto ciò che può apparire come "post-moderno". Non è quindi da escludere che, in un immediato futuro prossimo venturo, questo ancora giovane batterista faccia gridare a qualche altro miracolo. Una curiosità: buffa la foto di Smith, all'interno del libretto, dove sfoggia una maglietta di Burzum...

(06/02/2016)

  • Tracklist
  1. The Bell
  2. Barely Intervallic
  3. Isn't It Over?
  4. I'll See You On The Dark Side Of The Earth
  5. I Think
  6. Wacken Open Air
  7. It's Always Winter (Somewhere)
  8. For Days


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