Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 29

di AA.VV.

montaukMONTAUK – Montauk (2013, Seahorse)
light hardcore

Montauk è una località sull’isola di Long Island, dove sorge una base militare americana nella quale si sarebbero svolti esperimenti governativi segreti di guerra psicologica. Potrebbe trattarsi di leggende metropolitane, ma molti appassionati del paranormale sostengono che si eseguino anche ricerche di fisica applicata a situazioni “limite”, quali il viaggio nel tempo e l’invisibilità ai radar ed agli infrarossi. Quattro musicisti bolognesi hanno deciso di sfruttare il nome della cittadina per dare un nome al proprio progetto musicale, che invece si presenta come assolutamente tangibile. Si tratta fondamentalmente di light- hardcore cantato in italiano, con una forte predisposizione verso il D.Y.I., come già la copertina in cartone mostra senza mezzi termini. Questo esordio vede la presenza di otto tracce che disegnano un’estetica che si rifà alla scena di Washington D.C. e Chicago (Fugazi e tutta la compagnai di casa Dischiord e Touch & Go) ) ma con in più l’attenzione per la melodia tipica di noi mediterranei. In certi momenti si scorgono richiami ai primissimi Massimo Volume (quelli di “Stanze”, tanto per intenderci) ed ai Marlene Kuntz più corrosivi. Perché noi italiani non siamo soltanto spaghetti e mandolino, ma sappiamo anche far macinare le chitarre e scrivere grandi canzoni. Il disco è stato mixato a Chicago. Ad ogni canzone è associata un’illustrazione, una delle quali realizzata da Stefano Pilia. La Seahorse Records ci ha visto giusto anche questa volta. Bravi Montauk. Avanti così! (Claudio Lancia 7/10)


junemillerJUNE MILLER – I Couldn’t Be With You Even If I Wanted (2013, Ouzel)
(emo-post-rock)

Scoperti con colpevole ritardo nella loro apertura agli Appleseed Cast – loro headliner d’elezione, dato che il disco è prodotto dallo stesso Chris Crisci, che li ha scelti come spalla nell’attuale tour europeo, non male - i June Miller sono un quintetto carrarese (?) che ha confezionato un credibilissimo omaggio al Midwest emo più colto, quello degli Appleseed appunto, riuscendo a raccoglierne i saliscendi emotivi con estremo rispetto ma anche con innegabile qualità – pur senza arrivare alle svisate math dei padrini, ma dedicandosi a un più piano, tecnicamente, post-rock atmosferico. In questo campo i June Miller mostrano però rigore e capacità, ad esempio nella tripartita suite centrale “Penrose Stairs”, in cui giocano abilmente coi volumi e con le sensazioni (ottima anche l’appassionata “Zen Gain”). Dal punto di vista espressivo non si possono fare, insomma, grandi appunti ai June Miller, se ci si limita ai confini di un tono di fondo (ogni volta che si abbandonano le parti prettamente strumentali, in particolare) forse un po’ troppo ancorata agli stilemi di genere, che, ci si augura, la band saprà superare nel tempo (Lorenzo Righetto 7/10)


vertical.VERTICAL - Black Palm (2013, autoproduzione)
funk-rock, jazz

I Vertical (Paolo Bortolaso, Alessandro Lupatin, Filippo Rinaldi e Nicola Tamiozzo) si formano alla fine degli anni Novanta a Vicenza. Fin da subito il quartetto indirizza il proprio sound verso un funk-rock contaminato dal jazz, collezionando, nell'arco di un decennio, oltre cinquecento concerti (in parte anche all'estero). Nel 2002 supportano The James Taylor Quartet, nel 2005 fanno altrettanto per le date italiane di James Brown. Nello stesso anno esce l'omonimo album di esordio, premiato al Mei come miglior proposta strumentale italiana. Il secondo atto discografico, registrato nel Vicentino e poi mixato da Davide Venco al Britannia Row Studio di Londra e masterizzato da Alan Douches al WWSM di New York, è il recente “Black Palm”, raccolta di brani che spaziano dal funk italiano anni Settanta di “Divo” e “Black Palm” (Calibro 35 docet) alla psichedelia di “Tispari”, dal soul di “Watcha Gonna Do” alle evoluzioni per Hammond di “Parco Moscerini”. Tre quarti d'ora intensi e divertenti: consigliato (Fabio Guastalla 7/10)


cleversquareTHE CLEVER SQUARE – Natural Herbal Pills (2013, Flying Kids Records)
(alt-rock)

Dalla schitarrata iniziale di “Whipped Cream” si capisce subito che ci si trova dalle parti dell’America più sporca e sgangherata, del rock ebbro e imperfetto di Guided By Voices, Sebadoh e Pavement (questi erano facili, sono quelli citati nella presentazione della band). La riproposizione della band ravennate è credibile – anche, per una volta, nell’inglese; addirittura nel fatto che questo esordio, “Natural Herbal Pills”, ha in sé anche i difetti dei dischi (alcuni almeno) di quelle band, nel suo essere torrenziale e sghembo dal punto di vista melodico. Ma, se l’obiettivo de The Clever Square era quella di teletrasportare Ravenna in Ohio, possono ben dire di averlo raggiunto (Lorenzo Righetto 6,5/10)


cataldiCLAUDIO CATALDI – Homing Season (2013, Som Non-Label)
(lo-fi folk-pop)

Album di bel respiro e senza inutili vezzi e ambizioni, “Homing Season” di Claudio Cataldi vive di rarefatte emozioni psych-folk (“Take Care”) e di abbastanza telefonate progressioni armoniche dark (“Song Of Hate”, la più interessante, sciamanica “Final”). Proprio questo suo carattere modesto, dal punto di vista esecutivo e compositivo, ne accentua il carattere claustrofobico sotto il profilo artistico e fa scemare un po’ l’interesse verso un album che sembra troppo dimesso per suggestionare e troppo poco ispirato dal punto di vista compositivo per risultare davvero interessante (Lorenzo Righetto 6/10)


moothMOOTH – Slow Sun (2013, Martiné Records)
stoner, math

Minacciosi e ultramega potenti, i lombardi Mooth risorgono dalle ceneri dei defunti Koan e, dopo aver accolto un nuovo batterista, pubblicano l’esordio “Slow Sun”. Otto tracce che affondano le radici nello stoner dei Kyuss (ma non mancano cospicue dosi di math e metal), solide e soniche quanto basta per conquistare i favori degli intransigenti amanti del genere. Mitragliate di riff, una sezione ritmica da togliere il fiato ed una voce assolutamente credibile sono le caratteristiche peculiari del progetto. Eloquenti titoli quali “Skeletons”, “Bloodrop” e “Viscera” chiariscono abbondantemente l’immaginario entro il quale i ragazzi si muovono. Su queste note i quarantenni (e oltre) si riscopriranno vent’anni più giovani a fare hair gutar sul letto, mentre i teen ager di oggi potrebbero ricevere lo stimolo per avvicinarsi ai grandi nomi del passato, scoprendo un genere assolutamente ancora vivo e vegeto (Claudio Lancia 6/10)


redroomdreamersREDROOMDREAMERS - Honduras (2013, Happy Mopy)
alt-rock

Dopo tre anni, i napoletani Redroomdreamers (già Growing Ocean) danno un seguito a “Rooster on the Rubbish” con “Honduras”. A parte un paio di uptempo, sempre atmosferici ma dalla cadenza quasi pop-core, come “Inside You” (anche singolo di lancio) e “Shine a Light”, il grosso del disco sta nelle ballate dilatate e catalettiche. Se la più diretta è “Rain Song”, con un susseguirsi al ralenti di foschie di feedback in chiusa, le più poetiche sono le lunghe “Sunset Song”, quasi trascendentale nelle sfumate dissonanze, negli effetti strumentali e nei droni acuti, “The Hole”, con mantra della sezione ritmica e canto svanito, “The Box”, nel pieno stile post-rock arpeggiato alla Giardini Di Mirò, e soprattutto “Going to the River”, tutta rarefazioni solenni, acquarelli e fantasie di chitarra, passo lentissimo Codeine-iano. E’ la bella copia del debutto: agganciato saldamente agli stereotipi (produzione del marchio di fabbrica Giacomo Fiorenza), ma essenziale, con meno svisate stilistiche, introverso, a colpi temerario. Distribuzione fisica di Audioglobe, digitale di Believe Digital (Michele Saran 6/10)


otemeOTEME – Il Giardino Disincantato (2013, Edd Strapontins)
avant-folk, songwriting

L’Osservatorio delle Terre Emerse (OTEME) è un ensemble a geometria variabile che vede come motore propulsivo la figura dell’esperto compositore Stefano Giannotti (classe 1963), un laboratorio che raccoglie artisti preparati ed aperti alle interconnessioni fra aree musicali e culturali. Una sorta di piccola orchestra la cui ampiezza varia secondo i brani ed i linguaggi adottati. “Il giardino disincantato” è il primo lavoro pubblicato, nel quale entrano in gioco le diverse anime del gruppo: dal progressive e l’art-rock alla concrete music, dall’avanguardismo folk al modern jazz, dalla canzone d’autore al teatro musicale sino alla musica sinfonica (la conclusiva “Terre emerse”), con l’utilizzo anche di strumenti non tradizionali. Le strutture sono a fruizione non immediata, ricche di visioni bucolico-pastorali. L’album è in parte strumentale ed in parte arricchito da un songwriting debitore di certi slanci del miglior Benvegnù solista. L’episodio più sorprendente è senz’altro la title track, quasi nove minuti di diretta derivazione zappiana. Tutte le composizioni sono state scritte da Stefano Giannotti fra il 1990 ed il 2011 (Claudio Lancia 6/10)


mascaMASCA - La Negazione EP (2013, autoproduzione)
alt-rock

Filippo Pietrobon, già voce del progetto sperimentale Ishaq, debutta con la sua band principale, i Masca. L’affare è molto più tradizionale dell’altro progetto: il power-pop dozzinale di “Sarà Tutto Perfetto”, il pop Coldplay-iano di “Naili”. Una costruzione più meditata si ha nel britpop fantasioso di “Icaro” (tecniche miste, soundscape elettronica, pianoforte, contrasti dinamici). Tatto per la melodia e per la sua costruzione, innegabile, non basta a renderlo graffiante, o meno impastoiato d’appeal commerciale. Qualche schitarrata vibrante (“Il Canto della Sirena Tossica”) dà boccate di aria fresca (Michele Saran 5/10)


lestradeLE STRADE - In Fuga Verso il Confine (2013, autoproduzione)
new wave

I bolognesi Le Strade (Alessandro Brancati, Davide Balazzi, Gigi Fanini, Alessandro Soggiu, Daniele Lipparini) nascono a fine 2011 e si impongono nel circuito del sottobosco cittadino con una serie di esibizioni assieme a nomi di spicco. Il primo Ep “In Fuga Verso il Confine” contiene una breve selezione dei loro primi anthem techno-rock impiantati sul flusso di coscienza di Brancati e i sintetizzatori di Lipparini. Le carte sono in regola per farne un culto, (registrato al Ghee di Marco Bertoni, Confusional Quartet) la sostanza no; zoppica in verbosi sottotesti punk, testi didascalici verso la recessione economica, un suono scaduto da buoni quindic’anni (Michele Saran 4,5/10)

Playlist
MONTAUK – Montauk (2013, Seahorse)
JUNE MILLER – I Couldn’t Be With You Even If I Wanted (2013, Ouzel)
VERTICAL - Black Palm (2013, autoproduzione)
THE CLEVER SQUARE – Natural Herbal Pills (2013, Flying Kids Records)
CLAUDIO CATALDI – Homing Season (2013, Som Non-Label)
MOOTH – Slow Sun (2013, Martiné Records)
REDROOMDREAMERS - Honduras (2013, Happy Mopy)
OTEME – Il giardino disincantato (2013, Edd Strapontins)
MASCA - La Negazione EP (2013, autoproduzione)
LE STRADE - In Fuga Verso il Confine (2013, autoproduzione)

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