Che grande band gli Yo La Tengo!
Nel loro immenso piccolo, sottotraccia, senza clamori, hanno segnato indelebilmente la stagione a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta con sperimentazioni sulla forma-canzone, deturpando un impianto sonoro fondamentalmente folk-pop con sovrastrati chitarristici di chiaro marchio velvettiano–feeliesiano.
Un'enfasi per la ricerca armonica atta a far convivere melodie e rumore in modo fluido, in un percorso che per certi versi somiglia a quello di Spaceman 3.
"Ride The Tiger", "May I Sing With Me", "Electr-O-Pura", "And Nothing Turned Itself Inside-Out", tra gli altri, sono minuscoli ma importanti tasselli di un'evoluzione che ha segnato il passaggio da una fase di spiccata propensione alla composizione di massacrante trance pop-edelica, all'espressione di un modernariato psichedelico facente leva su dilatazioni e malinconiche melodie dreamy.
Mai un album meno che discreto, mai un ammiccamento verso sonorità commerciali, e questa raccolta lo testimonia appieno.
La raccolta, quindi: è questo l'oggetto della recensione; e che dire? Ottima, nel suo riuscire a descrivere i mutamenti ma anche la coerenza di fondo della proposta musicale Yo La Tengo.
Tra tour de force di frastuono urbano ("Shaker", "Sugarcube"), devastanti progressioni melodiche ("Tom Courtenay", "Drug Test") e tenerezze intimiste ("Pablo e Andrea", "By The Time It Gets Dark"), il doppio album scorre piacevole, tanto che alla fine viene voglia di rimetterlo su immediatamente.
Manca qualche piccolo gioiello, come "The Evil That Men Do", ma tant'è: la compilazione è attività intrinsecamente rischiosa e il gioco delle presenze/assenze è pura questione di ragioneria musicale.
Se siete fortunati a beccarvi l'edizione limitata, contenente un terzo cd di rarità varie, potrete deliziare i vostri padiglioni auricolari con diverse cover e con la perla "Autumn Sweater" remixata da Kevin Shields.
Consigliato a neofiti e non.
10/12/2006
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