Il Mad Cool festival 2023 riparte dalle cose che più sono piaciute nelle scorse edizioni: una line-up altisonante, una coreografica ruota panoramica e una sterminata distesa di prato sintetico. Per accogliere i sempre più numerosi spettatori, quest’anno si è preferito allestire l’evento presso la Colonia Marconi a Sud di Madrid. Con i suoi dieci ettari di estensione, lo spazio prescelto, situato non troppo distante dal capolinea di una linea metro, è stato considerato il miglior sito per far fronte ai problemi logistici di trasporto e per aumentare l’offerta musicale, consentendo fino a otto spettacoli in contemporanea.
Come di consueto, anche quest’anno non è mancata qualche polemica per alcune scelte controverse sia da parte della pubblica amministrazione (che sponsorizzava l’evento) sia da parte degli organizzatori della kermesse. Il servizio della metro di notte era assicurato in maniera molto parziale (solo una linea funzionante con una manciata di fermate garantite) e la coda ai taxi al rientro si perdeva oltre l’orizzonte. All’interno dello spazio MadCool, invece, si generavano frequentemente degli ingorghi per la scelta poco strategica di posizionare i bagni in un’isola centrale con un solo ingresso. Spesso la gente preferiva optare per vie meno canoniche piuttosto che risalire la corrente e scontrarsi con la calca che si spostava in direzione opposta per cambiare stage o per rifocillarsi. Certamente queste problematiche si sono proposte in maniera drammatica nell’ultima serata, che ha registrato circa settantamila spettatori. Ciononostante, malgrado le numerose proteste social che si sono succedute nei giorni successivi, la sesta edizione del MadCool si è svolta con molta serenità e all’insegna del divertimento.
Nella giornata introduttiva, i primi musicisti di punta a esibirsi sono gli Offspring. Sotto un sole cocente, la band californiana propone per una buona metà dello show i brani tratti dagli album di maggior esito (“Smash” e “Americana”) e solo una canzone dal più recente “Let The Bad Times Roll”, la cui copertina giganteggia alle spalle del palco. La voce di Dexter Holland non è quella dei tempi migliori, ma la capacità di intrattenere i fan è rimasta inalterata. Il pubblico dimostra di gradire parecchio e poga per gran parte dello spettacolo. Questo sarà uno dei leit-motiv ricorrenti dei successivi concerti, nei quali le persone troveranno metodi creativi per cimentarsi in danze sempre più sfrenate. Ad esempio, nella successiva esibizione di Machine Gun Kelly, la gente in platea crea spontaneamente diversi “crateri” con l’obiettivo di avere delle piste da ballo all’interno delle quali pogare. Essendo questi spazi improvvisati collegati fra loro, durante l’esibizione si producono dei mulinelli di gente che si scontra allegramente con un particolare effetto scenico. Da parte sua, il cantante statunitense contribuisce non poco a incitare la folla cantando in spagnolo, arrampicandosi fra le scenografie e mescolandosi fra la gente in area vip.
Senza dubbio uno degli aspetti più affascinanti di questi grandi festival è la possibilità di assistere a concerti importanti anche rimanendo negli stage minori. Nella sola prima serata, ad esempio, si esibisce nel palco numero tre un parterre di artisti che farebbe la felicità di qualunque rassegna musicale. Si alternano infatti Paolo Nutini, i The 1975, Rina Sawayama, i Franz Ferdinand e gli attesissimi Sigur Ros. Questi ultimi a sorpresa non suonano nulla del loro ultimo lavoro “Atta”, ma alternano brani dei precedenti album, aprendo il concerto con "Takk" e “Glósóli” e chiudendo con una straordinaria versione di “Untitled #8”.
Gli islandesi disarmano il pubblico con la loro musica minimalista ma ad alto impatto emotivo. In una scenografia che predilige i chiaroscuri, Birgisson utilizza un archetto per suonare la chitarra e spande la sua voce eterea che allo stesso tempo esprime cupezza, malinconia e una profonda dolcezza.
In una prima serata caratterizzata anche da artisti mainstream molto attesi (Lizzo, Lil Nas X), l'evento che registra la più alta affluenza di pubblico è la performance di Robbie Williams, andata in scena non lontano dalla mezzanotte. Accompagnato dal corpo di ballo, dalla sua orchestra e dal suo immancabile e smisurato ego, l’istrionico artista inglese intrattiene il pubblico con le sue canzoni più famose, dedicando “Love My Life” e “She’s The One” ad alcuni spettatori presi fra le prime file e racconta tanti aneddoti, soprattutto relativi al burrascoso rapporto con gli altri componenti dei Take That.
La seconda sessione del Mad Cool è all’insegna del rock. Ad aprire le danze ci pensano gli Spoon che hanno l’onore di suonare nel palco principale e l’onere di farlo nel momento più caldo della giornata. Probabilmente il fattore climatico li penalizza un po’ ma trovano un pubblico pronto a entusiasmarsi al ritmo di “Inside Out”.
Senz’altro più intima è invece la location dove si esibiscono i dEUS. L’arena “Ouigo”, tipicamente utilizzata per ospitare concerti più raccolti rispetto ai palchi principali, riserva ogni giorno spettacoli molto coinvolgenti. Molto bella, ad esempio, l’esibizione dell’artista Selah Sue nel corso della prima giornata. La prova della rock band belga, seppur molto breve, è ad ogni modo di un’altra categoria. Il frontman Tom Barman cerca sovente il dialogo con il suo pubblico saltando sopra gli amplificatori, mentre gli altri componenti della band imperversano con i loro strumenti. Eccezionale, come sempre, la prova di Alan Gevaert: di bassisti con le sue capacità tecniche non ve ne sono molti in giro. Purtroppo, a causa della concomitanza con il concerto dei dEUS, siamo riusciti a seguire solo la parte iniziale dello spettacolo di Angel Olsen. In compenso arriviamo puntuali per ammirare i Queen Of The Stone Age che attaccano subito con l’evergreen “No One Knows” per poi scaricare settanta minuti di robusto alt-rock su un pubblico tutt’altro che impassibile.
Naturalmente la seconda serata regala anche momenti concepiti per accontentare gli amanti del pop. Saranno rimasti soddisfatti i numerosi fan che si sono radunati al concerto dei Mumford & Sons. Il gruppo folk non ha certo lesinato in spese per montare l’imponente scenografia, con fuochi di artificio finali inclusi. Non ha convinto pienamente, invece, Sam Smith, apparso un po’ sottotono. In un concerto dalla durata abbastanza lunga, con una scaletta densa di hit e di celebri cover (Madonna, Calvin Harris, Donna Summer), l’artista inglese punta molto sulle coreografie, sovente estrose e ammiccanti, ma limita molto l’interazione con il suo pubblico, chiedendo ripetutamente a tutti di fare rumore.
In piena notte c’è anche tempo per l’ultima scarica di adrenalina con il rock travolgente dei Black Keys. Dan Auerbach entra nel palco con una vistosa camicia gialla, affiancato da Carney alla batteria e da un trio di barbuti musicisti alle loro spalle. Partono subito con due grandi loro classici come “I Got Mine” e “Gold On The Ceiling”. A parte le solite frasi di rito, Auerbach non parla molto ma riesce a scaldare il pubblico ugualmente con i ruggiti della sua chitarra. Verso la parte finale del concerto c’è spazio anche per la recente “Wild Child”, ma la conclusione è affidata, come sempre, alla irresistibile “Lonely Boy”, che scatena gli ormai immancabili balli sfrenati da parte del pubblico.
L’ultima serata al MadCool è quella che registra il più alto numero di presenze. A giudicare dallo smisurato numero di magliette celebrative che si aggirano nella Colonia Marconi, gli artisti più attesi sono senz’altro i Red Hot Chili Peppers. Il gruppo californiano fa il suo ingresso prima della mezzanotte con una travolgente jam che vede coinvolti tutti gli strumentisti della band. Chad Smith e John Frusciante (problemi tecnici permettendo) dimostrano ancora una volta di essere dei musicisti eccezionali ed è davvero un piacere ascoltare i loro assoli.
Flea è in uno stato di grazia assoluto, con i suoi travolgenti giri di basso e con la ricerca costante di attenzioni da parte del pubblico. In una serata piena di follie pensa anche di improvvisarsi cantante per recitare con voce da schizzato una ballata tradizionale irlandese. Anthony Kiedis appare questa volta più defilato e un po’ svogliato. I pettorali e gli addominali sono scultorei come sempre, ma in quanto a grinta sembra essersi inflaccidito un po’. Per fortuna i Red Hot Chili Peppers possono contare su un repertorio capace di scaldare il pubblico già dai primi accordi, anche se non sempre decidono di utilizzarlo: in scaletta ci sono molti brani più recenti che sono accolti molto tiepidamente dalla platea. Si tratta d’altronde di un problema ricorrente in questa edizione che ha scelto come headliner molti artisti che hanno prodotto le cose migliori più di vent’anni fa.
Un analogo trattamento è riservato, ad esempio, anche a Liam Gallagher, che canta nella più completa indifferenza le sue ultime canzoni mentre, al contrario, è accompagnato da ovazioni entusiastiche quando riannoda il filo dei ricordi con i brani composti ai tempi degli Oasis. Il cantante di Manchester, autoproclamatosi genio nel video che introduce il suo show, cercherà da parte sua di stuzzicare gli spettatori madrileni non soltanto con la musica ma anche con frequenti accenni alle recenti vittorie calcistiche della sua squadra del cuore.
In una rassegna contrassegnata da una scarsa presenza femminile nei palchi principali, uno dei passaggi più significativi è stato lo spettacolo di M.I.A. in tarda serata. Subentrata nel programma del festival in sostituzione di Janelle Monae, la rapper britannica mette in piedi uno show fresco e coinvolgente. Coadiuvata da un corpo di ballo hip-hop e da stravaganti coreografie, l’esperta cantante crea una potente connessione con il suo pubblico, mescolandosi volentieri fra la folla o propagando messaggi contro la guerra. Nel finale, canta l’intramontabile “Paper Planes” abbigliata con un vestito fatto di dollari in una pioggia di nastrini colorati.
Di fronte al palco, nel frattempo, l’iconica ruota del festival fa da sfondo a migliaia di foto ricordo. Influencer, semplici coppie o gruppi di amici vestiti allo stesso modo si mettono in posa, creano reel e storie su Instagram. Alcuni si distendono semplicemente per terra, approfittando dell’onnipresente prato sintetico. Ci sarà tempo fino a notte inoltrata per partecipare ad altri concerti, sentendo la musica in sottofondo o gettandosi nella mischia.
La chiusura del Mad Cool è assegnata a Jamie XX e ai Prodigy, che quasi in contemporanea in differenti stage presentano i loro spettacoli. Il dj e produttore britannico omaggia il paese ospitante con cover di Rosalia e dei Mystic. I Prodigy eseguono, invece, una carrellata dei loro brani più importanti, dedicando un commosso omaggio a Keith Flint durante “Firestarter” (con la figura stilizzata del compianto artista che balla negli schermi). In una pioggia di laser e musica martellante, il gruppo inietta una scarica di energia finale a un pubblico che non sembra per niente esausto.
L’indomani sarà ancora facile imbattersi in città o in aereoporto in centinaia di turisti con il caratteristico (e praticamente indistruttibile) braccialetto del festival. D’altra parte, si tratta di un evento che ha venduto circa duecentomila biglietti nell’arco di tre giorni. Numeri da capogiro che stanno diventando una piacevole abitudine nelle regioni iberiche.
Come Out and Play
Staring at the Sun
All I Want
Want You Bad
Let the Bad Times Roll
Hit That
Bad Habit
Gotta Get Away
Why Don't You Get a Job?
(Can't Get My) Head Around You
Pretty Fly (for a White Guy)
The Kids Aren't Alright
You're Gonna Go Far, Kid
Blitzkrieg Bop (Ramones cover)
Self Esteem
Paolo Nutini
Afterneath
Lose It
Scream (Funk My Life Up)
Acid Eyes
New Shoes
Pencil Full of Lead
Candy
Shine a Light
Takk
Glósóli
Svefn-g-englar
Ný batterí
Sæglópur
Festival
Kveikur
Untitled #8 – Popplagið
Hey Wow Yeah Yeah
Let Me Entertain You
Land of 1000 Dances (Chris Kenner cover)
Monsoon
Strong
Come Undone
Do What U Like (Take That song)
Could It Be Magic (Barry Manilow cover)
Don't Look Back in Anger (Oasis cover)
The Flood (Take That song)
Love My Life
Candy
Feel
Kids
Rock DJ
No Regrets
She's the One (World Party cover)
Angels
Spoon
I Summon You
Inside Out
Got Nuffin
The Way We Get By
The Underdog
My Mathematical Mind
Do You
Rent I Pay
The Hardest Cut
Queen Of Stone Age
No One Knows
My God Is the Sun
Smooth Sailing
The Way You Used to Do
Carnavoyeur
If I Had a Tail
The Evil Has Landed
Paper Machete
Make It Wit Chu
Emotion Sickness
Little Sister
Straight Jacket Fitting
Go With the Flow
A Song for the Dead
dEUS
How to Replace It
The Architect
Quatre mains
Man of the House
Sun Ra
Instant Street
Black Keys
I Got Mine
Gold on the Ceiling
Tighten Up
Have Love, Will Travel (Richard Berry cover)
Heavy Soul
Your Touch
Weight of Love
Howlin' for You
Next Girl
Everlasting Light
Fever
Lo/Hi
Wild Child
She's Long Gone
Little Black Submarines
Lonely Boy
Liam Gallagher
Morning Glory (Oasis)
Rock 'n' Roll Star (Oasis)
Wall of Glass
Better Days
Stand by Me (Oasis)
Roll It Over (Oasis)
Slide Away (Oasis)
More Power
Diamond in the Dark
The River
Once
Cigarettes & Alcohol (Oasis)
Wonderwall (Oasis)
Champagne Supernova (Oasis song)
M.I.A.
F.I.A.S.O.M. Pt. 2
Bucky Done Gun
Born Free
20 Dollar
Double Bubble Trouble
Bad Girls
Bamboo Banga
Bird Flu
Pull Up the People
Galang
Borders
The One
Paper Planes
Marigold
Red Hot Chili Peppers
Intro Jam
Around the World
The Zephyr Song
Snow ((Hey Oh))
Here Ever After
Hard to Concentrate
I Like Dirt
Reach Out
Don't Forget Me
Eddie
Tippa My Tongue
Californication
Black Summer
By the Way
I Could Have Lied
Give It Away
The Prodigy
Breathe
Omen
Wild Frontier
Light Up the Sky
Climbatize
Everybody in the Place
Voodoo People
No Good (Start the Dance)
Their Law
Omen (Reprise)
Firestarter
Roadblox
Get Your Fight On
Need Some1
Poison
Smack My Bitch Up
Take Me to the Hospital
Invaders Must Die
We Live Forever
Out Of Space